Euroleague – I feel Devotion: Efes, Maccabi, Olympiacos e Panathinaikos

Ecco a voi la penultima puntata riguardante l’Eurolega: oggi analizzeremo i roster e le ambizioni di Anadolu Efes Istanbul, Maccabi Fox Tel Aviv, Olympiacos Piraeus e Panathinakos Athens, squadre che possono giudicarsi pretendenti al titolo ma non abbastanza complete per essere tra le favorite. Lungi da me addentrarmi in una classifica ancora più rigida, passibile di critiche e di smentite sul campo; proporrò perciò un semplice ordine alfabetico e non gerarchico delle quattro squadre.

Anadolu Efes Istanbul, coach Perasovic:

Il miglior acquisto dei turchi quest’anno è senza dubbio l’allenatore: capace di dare al Baskonia un’identità talmente forte da condurlo alle Final Four, Perasovic dovrà riportare l’Efes in alto dopo l’uscita alle scorse top 16. La squadra sarà ancora una volta caratterizzata dalla creatività delle guardie: non si escluderanno quintetti super small con Heurtel, Granger e Cotton contemporaneamente in campo, rebus per qualsiasi difesa. Il play francese è chiamato al decisivo salto di qualità, per stornare le critiche di chi lo vede come un giocatore straordinario da vedere ma non vincente. Cotton, ex Nba, fornirà ulteriori punti ad un reparto già ben fornito, anche se ci sono dubbi sulla sua coesistenza con due guardie ingombranti come Heurtel e Granger. Korkmaz e Osman vorranno continuare il loro percorso di crescita che li porterà prima o poi al di là dell’oceano. In particolare Osman, oltre ad aver mostrato un potenziale che pochi vantano in Europa, sembra essere pronto per far fruttare la sua straordinaria fisicità sia in attacco che in difesa, dove sarà necessario un maggiore sforzo da parte sua. Ad equilibrare un roster talentuoso ma con molti accentratori è arrivato l’all around Tyler Honeycutt, reduce da una buona stagione in un Khimki per certi versi simile a questo Efes come caratteristiche. Honeycutt è abituato a fare il lavoro sporco accontentandosi dei pochi palloni giocabili e a giocare off the ball, caratteristica essenziale per questo Efes. DeShaun Thomas, che prenderà la pesante eredità di Dario Saric, si è già visto in Europa a Barcellona. Alen Omic, arrivato dopo una grande stagione a Gran Canaria, garantirà ulteriore fisicità in un roster che vanta già il pluripremiato difensore dell’anno Dunston e un atleta formidabile come Derrick Brown, che sarà il 4 titolare. Gli addetti ai lavori sono scettici sulla conciliabilità di giocatori tanto eterogenei e tutti esigenti in termini di possessi offensivi. Il gioco potrebbe essere fin troppo nelle mani delle guardie, pecca di cui si era lamentato Saric lo scorso anno, tuttavia se Perasovic dovesse svolgere un lavoro simile a quello portato a termine col Baskonia i turchi potrebbero volare molto in alto.

Thomas Heurtel, Efes Istanbul, 2015/6

Maccabi Fox Tel Aviv, coach Edelstein:

Rivoluzione totale in casa Maccabi in questa estate, nel tentativo di riproporre una squadra che possa riscaldare la marea gialla di tifosi come fecero Rice e compagni nel 2014. Proprio quello è il canone cestistico seguito dalla dirigenza: centri potenti in mezzo all’area, intimidatori e capaci di attirarsi le attenzioni delle difese, e una batteria interminabile di tiratori e giocatori abili nell’uno contro uno. Che siano troppi a monopolizzare il pallone? Forse, certo l’ammontare di talento è indiscutibilmente elevatissimo. Andrew Goudelock fece sfracelli al Fenerbahce, Sonny Weems vanta esperienza in Nba e fu giocatore di punta nel Cska di qualche anno fa. Yivzori e Seeley forniranno abilità dall’arco, da Smith e Ohayon ci si attende la solita affidabilità e la coppia Victor RuddJoe Alexander ha tantissimi punti nelle mani se innescata a dovere. L’ex Novgorod è arrivato per sostituire Quincy Miller, infortunatosi in pre season, che starà fuori probabilmente per tutta la stagione.  Maik Zirbes è stato a lungo il miglior giocatore in una Stella Rossa che ha combattuto valorosamente con il Cska per un posto alle Final Four e Colton Iverson è un lungo non bello da vedere ma terribilmente efficace. L’unico play puro che dovrà tenere le redini di questi talenti sarà Gal Mekel, da lui passeranno le sorti della stagione degli israeliani. Questo Maccabi sembra infatti una polveriera pronta ad esplodere: riuscirà Edelstein a mantenere unita la truppa e convincere alcuni irriducibili egoisti a giocare per il bene della squadra?

Olympiacos Piraeus, coach Sfairopoulos:

L’Olympiacos al contrario di quanto fanno i rivali del Panathinaikos conferma gran parte del roster dando continuità al progetto che è naufragato l’anno scorso alle top 16 prevalentemente per colpa degli infortuni. A gestire il pallone nei momenti più caldi ci sarà sempre la leggenda Spanoulis, coadiuvato in regia dall’italiano Hackett, perfettamente integrato e a suo agio nel sistema di Sfairopoulos, e dal pretoriano Mantzaris. Erick Green aggiunge imprevedibilità sul perimetro e dopo il tentativo in Nba vuole ritornare a giocare minuti importanti in Europa. Sarà lui la guardia che porterà punti dalla panchina nei momenti in cui l’attacco greco ristagna, troppo frequenti lo scorso anno. Lojeski è stato il più martoriato da infortuni nella scorsa stagione ma, se sano, potrà fornire il suo contributo su entrambi i lati del campo. Il belga è un formidabile elemento di equilibrio, giocatore completo e spesso sottovalutato rispetto ai suoi più titolati compagni. Giocatori ormai storici nel Pireo sono Printezis e Papanikolaou, il primo trascinatore dei suoi nei momenti di difficoltà, il secondo ancora in cerca di una nuova identità dopo il fallimento in America. L’ex Houston giocherà sempre più minuti da 4 tattico alle spalle di Printezis, ruolo in cui si è specializzato sia in America che nella seconda metà della scorsa stagione in Grecia. I giovani Papapetrou e Agravanis sembrano pronti al definitivo salto di qualità e saranno a breve chiamati a cogliere eredità pesanti anche nella nazionale. Il nuovo arrivo più intrigante è forse Khem Birch, lungo in uscita dall’Usak in Turchia e in rampa di lancio in Eurolega. Ma il vero acquisto della stagione alle porte per i Reds sarà Patric Young: formidabile nelle poche gare giocate prima dell’infortunio al crociato, lo si ricorda anche perché rimase in campo per alcuni minuti dopo l’infortunio come se nulla fosse. Young è un autentico animale del pitturato e se ritroverà la forma potrà essere il perno del roster greco. Se i giovani continueranno la loro crescita e Spanoulis sarà preservato per i momenti cruciali, ci saranno fuochi d’artificio ad Atene.

Patric Young, Olympiacos, 2015

Panathinaikos Athens, coach Pedoulakis:

Spira un vento nuovo invece sull’altra squadra ateniese, il Panathinaikos, eliminato in 3 gare di playoff dal Baskonia di Perasovic e Bourousis. Proprio il centro greco è tornato in madrepatria e ha portato con sè Mike James, poiché la dirigenza ha deciso di puntare sulla filosofia del “compra chi ti ha battuto”. Purtroppo l’ex Baskonia e Omegna starà fuori due mesi per infortunio. La squadra sarà ancora prevalentemente nelle mani di Calathes, erede designato a raccogliere lo scettro dell’inimitabile Diamantidis. Aggiunti due americani esperti come K.CRivers e Demetris Nichols, campione in carica con il Cska, si è deciso di cambiare totalmente strada rispetto allo scorso anno dando fiducia e spazio ai giovani greci a roster, al contrario di quanto fece Djordjevic. L’allenatore serbo, primo imputato per gli stenti di una squadra da lui voluta, è stato sostituito dalla vecchia conoscenza Pedoulakis. I vari Charalampopoulos, Bochoridis e Lountzis dovranno dunque lottare per guadagnarsi minuti e fornire un solido contributo come fanno i loro connazionali dell’Olympiacos.  Come backup di Bourousis è arrivato Chris Singleton, stretch five e ottimo difensore che contribuì alla cavalcata del Kuban fino alle Final Four. L’americano è tuttavia un giocatore estremamente lunatico, perciò il Pana si troverà a dipendere esclusivamente da Bourousis nel reparto lunghi in alcune occasioni. I veterani Gist e Fotsis occuperanno lo spot di 4, il primo garantendo atletismo, il secondo tiro dalla lunga. Nonostante questi innesti la squadra sembra dipendere troppo dalla vena di Calathes, e spesso si dà per scontato che Bourousis ripeta la stagione scorsa, assunto non affatto certo. Efficaci d’altra parte i tentativi di aumentare l’atletismo e di coprire la voragine nello spot di 3 con giocatori affidabili come Nichols e Rivers. Il processo per tornare al vertice sembra ancora lungo, ma il Pana ha colmato alcune lacune pregresse.

Non male la coreografia in onore di Diamantidis, non credete?

 

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