Larry Brown: Stojanovic era convinto di poter essere una star, non c’era chimica.

Il coach della Fiat Auxilium Torino, Larry Brown, ha concesso una lunga intervista a La Stampa.
Ecco gli argomenti più “caldi” trattati.

I neo arrivati Dallas Moore e Darington Hobson.
“Hanno un atteggiamento migliore rispetto a chi li ha preceduti. Il modo in cui uno si pone fa la differenza: Cotton e McAdoo, per esempio, si sono subito calati nella nuova realtà, provando a migliorarsi. Gli altri americani sono invece venuti qui pensando all’Nba: se quella è la testa, non può funzionare. Il basket europeo è meglio della GLeague: va rispettato.”

Il tipo di basket trovato.
“Di buonissima qualità. Bisognerebbe però avere il coraggio di fare giocare i giovani: uno come Fontecchio, che a Milano resta quasi sempre seduto, difficilmente progredirà. Avrei voluto in squadra tre o quattro giovani italiani da far crescere, non è stato possibile. E mi spiace non avere potuto allenare finora Okeke: con lui, le cose sarebbero andate diversamente.”

Il taglio di Vojislav Stojanovic.
“Era convinto di poter essere una star e di fare quello che voleva. A settembre c’era anche una situazione di spogliatoio che non l’ha aiutato: fosse stato qui oggi, circondato da compagni con un atteggiamento migliore, forse le cose sarebbero andate diversamente. Non ha però dimostrato di volere davvero imparare. Pazienza nell’aspettarlo? Non c’era chimica.”

Il rendimento alterno di Tony Carr.
“E’ troppo giovane per capire una realtà così complessa, anche se ultimamente è migliorato. Se davvero vuole andare in Nba, deve sfruttare al meglio questa opportunità. Un ragazzo di 19 o 20 anni non può arrivare qui e pensare di dominare: deve essere umile e disponibile a imparare da ogni singolo istante trascorso sul parquet. Lui crede di essere un playmaker, ma in Nba non potrà mai giocare in quel ruolo. Nel frattempo, deve migliorare e crescere: avere qui l’intera famiglia non lo aiuta.”