Aradori: Italia-Ungheria importantissima. Torniamo ai fasti degli anni 90′, 80% degli stranieri ora mediocri

Stasera, ore 20.15 (diretta SkySport), l’Italbasket si gioca a Varese contro l’Ungheria il pass per i Mondiali di Cina 2019. Una partecipazione, quella alla rassegna iridata, che al nostro movimento manca ormai da 13 anni (Giappone 2006), quando la truppa allora guidata da coach Carlo Recalcati si fermò agli ottavi di finale contro la Lituania perdendo 68-71.

Interpellato dalla Gazzetta dello Sport, Pietro Aradori sottolinea l’importanza e l’attesa per il match di stasera contro i magiari. Un estratto delle sue parole.

Le responsabilità da capitano. “Non mi pesano, anzi sono uno stimolo in più. Qualcosa devo scontare nel comportamento fuori dal campo, devo stare attento a non commettere errori sotto l’aspetto dell’immagine e dei rapporti professionali, ma in campo rimango l’Aradori di sempre, con le mie qualità tecniche e la mia personalità.”

La partita di stasera vale molto. “È una partita importantissima, direi decisiva per il futuro di tutto il nostro movimento. Andare in Cina non ci può bastare. Bisogna andare oltre. Spero che la qualificazione sia lo sprone per tornare ad un modello virtuoso, quello degli anni 90In quel periodo in Serie A giocavano grandi campioni stranieri e avevano spazio anche gli italiani. Come risultato, i nostri club dominavano in EuropaDa anni ormai non è più così. Gli italiani sono in grande minoranza per fare spazio ad una miriade di stranieri che, per la gran parte, direi l’80%, sono mediocri“.

La Virtus Bologna. “Ho avuto la fortuna di giocare in club importanti, ma ho anche pagato l’instabilità del sistema italiano cambiando troppe piazze. Roma, Siena e Cantù, per fare degli esempi, hanno avuto problemi. Solo Milano con la gestione Armani dava certezze. Oggi c’è anche Bologna, dove mi trovo benissimo, godo della fiducia del patron Zanetti e del manager Baraldi. Dopo tanto viaggiare, spero di fermarmi a lungo alla Virtus. È sempre stato un club affascinante per me.”