Home NBA NBA – Che impatto avra’ Stan Van Gundy sui Pelicans e sul nostro Nicolo’ Melli?
NBA – Che impatto avra’ Stan Van Gundy sui Pelicans e sul nostro Nicolo’ Melli?

NBA – Che impatto avra’ Stan Van Gundy sui Pelicans e sul nostro Nicolo’ Melli?

0

I New Orleans Pelicans ingaggiano Stan Van Gundy come nuovo capoallenatore. Il fratello dell’ex coach NBA Jeff, fermo da due stagioni dopo l’esperienza con i Detroit Pistons, allenerà la franchigia della Louisiana e sara’ affiancato da Jeff Bzdelik, Chris Finch, Jamelle McMillan, Joe Boylan, Michael Ruffin e Fred Vinson nel coaching staff.

Van Gundy, gia’ allenatore dei Miami Heat del titolo 2006 (rimpiazzato pero’ da Pat Riley a stagione in corso) e alla guida degli Orlando Magic nella loro cavalcata fino alla finale NBA 2009  (poi persa 4-1 con i Lakers), e’ universalmente riconosciuto, nel circo NBA, come un grande insegnante di basket, ed e’ con questa motivazione che David Griffin, Vice President dei Pelicans, l’ha contattato: “Siamo orgogliosi di avere Stan e la sua famiglia con noi a New Orleans. I suoi successi in carriera parlano da soli. La sua abilita’ di insegnare e al contempo creare grandi rapporti umani con chi lavora con lui e’ una delle ragioni principali che ci hanno portato ad ingaggiarlo”.

Cosa cambiera’ pero’ nei Pelicans, dopo la stagione deludente sotto l’egida di Alvin Gentry, con l’arrivo di Van Gundy? Riuscira’ a sprigionare completamente il talento di Zion Williamson, autore di una stagione di debutto tra luci ed ombre, senza snaturarne le caratteristiche e instaurando una mentalità vincente in lui e nella squadra? Inoltre, cosa cambierà nell’impiego del nostro Nicolo’ Melli?

Di certo, Van Gundy partira’ dal lavoro difensivo, in una squadra che nella bolla di Orlando ha concesso – nella sfida decisiva contro i Kings – ben 49 punti in un quarto, record negativo per la franchigia, gara poi persa di 15 punti e che ha messo la parola fine alle speranze playoff dei Pels. Stan Van Gundy, in ciascuna delle stagioni in cui ha allenato, ha sempre portato le proprie squadre nella top 10 della classifica dei punti concessi ogni 100 possessi, classifica nella quale New Orleans si e’ piazzata solo 21ma nella stagione appena conclusa.

Una cosa e’ certa pero’ – manca un lungo dominante sotto canestro al team (SVG poteva contare su O’Neal, Howard e Drummond nelle sue precedenti esperienze) e Jaxson Hayes non e’ decisamente ancora pronto per un ruolo del genere. La speranza e’ che il draft possa portare qualcosa di interessante, dove i Pelicans hanno la 13ma scelta assoluta.

Un’altra chiave di volta sara’ l’utilizzo e la crescita di Lonzo Ball, che nella mente di Van Gundy dovrebbe ricoprire un ruolo alla “Ben Simmons”, da playmaker che costruisce il gioco direttamente dal rimbalzo, data la poliedricità dell’ex Laker.

Sicuramente, pero’, sara’ fondamentale vedere come Van Gundy riuscirà a plasmare e migliorare il gioco di Zion Williamson, e soprattutto l’amalgama con l’altra star della squadra e giocatore piu’ migliorato dell’ultima stagione, Brandon Ingram.

Nelle parole del nuovo coach Williamson “non può essere limitato ad una sola posizione in campo, e non lo vedo semplicemente come un 4 o un 5, ma un giocatore che può portare palla dal rimbalzo e aprire le difese creando opportunità al tiro anche per i compagni”.

E qui entra in gioco il nostro Nicolo’ Melli, che dovrà mostrare una crescita importante dopo la promettente stagione di debutto.

Nell’idea di gioco di Stan Van Gundy, partendo dall’assunto che Williamson e Ball dovranno cercare di ‘spezzare’ il gioco in situazioni di contropiede, Melli – un lungo con mani educatissime dall’arco – dovrà approfittare degli spazi creati da questi due e utilizzare i mismatch per punire le difese con il suo tiro da lontano. Qualita’ che dovrebbero vedersi maggiormente senza la staticità del gioco professato da Alvin Gentry.

Van Gundy, durante le esperienze con Heat e Magic, utilizzava spesso lo scarico dei lunghi (O’Neal e Howard) per il tiro da fuori degli specialisti (JJ Redick su tutti), e per Melli, spesso favorito dal fatto di essere marcato da difensori poco perimetrali, potrebbe rivelarsi la chiave di volta nella sua carriera giocare in un sistema del genere. Oltretutto, a differenza dello scorso anno, Melli non avra’ piu’ addosso l’etichetta di rookie, il che portera’ certamente piu’ responsabilita’ sulle spalle dell’ex Fenerbahce ma anche piu’ credibilita’, e verosimilmente piu’ minuti in campo senza la pressione di essere sostituito dopo due errori consecutivi al tiro, situazione vista troppe volte nella stagione 2019-20.