Ncaa Focus: Indiana con i Bad Boys. E’ la volta buona?

NCAA-logoLa storia del college basket ha un discreto numero di pagine scritte a Bloomington Indiana. Dai gloriosi tempi di Bobby Knight al presente con Tom Crear la gigantesca e sempre piena Assembly Hall ha confermato la fama dell’Indiana come mecca del basket universitario. Negli ultimi anni Indiana ha mostrato sempre team solidi e di vertice ma sempre mancato quell’ultimo step che gli permettesse di fare il definitivo salto di qualità.

Agli Hoosiers il mantra è “prima di tutto e tutti viene la squadra”, è così da sempre e non è un caso che Indiana abbia la particolarità di non avere i nomi dei giocatori scritti sulle maglia. Questo ha portato Indiana negli ultimi anni a piazzare nelle zone nobili di ogni draft giocatori solidi e già pronti, spesso ottimi role-player da Zeller a Vonleh ma raramente ragazzi con potenzialità da star a parte forse Oladipo. Quest’anno sicuramente però la qualità per entusiasmare non manca ad Indiana, Crear, che di ambienti caldi se ne intende visto il suo passato a Marquette, si ritrova con una squadra giovane e con margini di miglioramento inimmaginabili a cominciare dal backcourt guidato dal capitano Yogi Farrell, nato e cresciuto in Indiana e idolo del pubblico non fosse altro per quel numero che porta addosso l’11 che a Bloomington ha un illustre predecessore come Isiah Thomas. Come se non bastasse Farrell ha anche un fisico normale (1,80 d’altezza..) che lo rende l’idolo del campus. Se non bastasse dietro di lui nello spot di guardia cresce il frashman Robert Johnson che, nonostante il minutaggio relativamente basso, è il primo per palle recuperate in questo inizo. La stella però è l’alta guardia James Blackmon Jr. straordinaria inteligenza tattica e figlio d’arte visto che Blackmon Sr. ha avuto una ottima carriera a Kentucky che l’ha portato anche a essere scelto al draft, anche se poi in Nba non giocherà mai. Blackmon Sr. ha però formato il figlio, da lui allenato all’high school a Madison. Sotto canestro tanto dipenderà dalla crescita del lungo Mosquera-Perea, praticamente a digiuno di basket giocato quando è arrivato in Indiana ma dotato di mezzi atletici impressionanti. Tutto bello allora? insomma…diciamo che i grossi problemi per Indiana vengono da fuori del parquet: Il sovracitato Yogi Farrell è finito nei guai per avere con un compagno di squadra utilizzato documenti altrui per poter acquistare super alcolici che in Usa sono vietati ai minori di ventuno anni. Come se non bastasse più di uno dei ragazzi di Crear è risultato positivo ai test anti-droga anche se la storia più brutta è qulla che ha coinvolto il freshmen Emmit Holt e il compagno Devin Davis. I due, in stato di ebrezza sono finiti coinvolti in un incidente d’auto ed è stato proprio Davis a riportare i danni maggiori, tanto che oggi ha ancora problemi nell’articolazione del linguaggio, riportati in seguito all’incidente. Riusciranno i “Bad Boys” di Indiana ad essere effervescenti solo sul parquet e riuscirà Tom Crear ad avere il tempo per lavorare su questo materiale? Dalla risposta a questi interrogativi passa il futuro di Indiana e dell’intero college basket che potrebbe avere una  vera contender.                      

 

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