Trieste riparte dalle sue certezze per la stagione 2019-2020

La Pallacanestro Trieste 2004 per la stagione che verrà, la seconda di fila nella massima serie, riparte dalla certezza di coach Eugenio Dalmasson che si appresta a guidare la formazione giuliana per la decima stagione consecutiva; in questo modo viene data – con merito – continuità ad una guida tecnica importante e storica, sia perché si rende evidente che esiste un programma a medio termine, sia perchè esistono delle certezze che sono state fornite, come richiesto, all’allenatore mestrino. Per quanto riguarda il roster alabardato, sarà più che probabile la conferma del 6+6 con la componente italiana che dovrebbe di fatto restare quella della stagione appena terminata, con “El Lobito” Juan Manuel Fernandez (che ha rinnovato ufficialmente sino al 2022), Matteo Da Ros, Arturs Strautins e Daniele Cavaliero. É vicino il ritorno di Giga Janelidze (già sotto contratto e rientrato dal prestito a Cagliari), mentre restano da valutare le posizioni di “capitan Corazza” Andrea Coronica, Alessandro Cittadini e di Lorenzo Baldasso, rientrato alla base dopo una stagione a Jesi. «Siamo tranquilli – sottolineava nei giorni scorsi il GM Mario Ghiacci – Abbiamo un parco italiani di livello e questo ci mette in una condizione di vantaggio rispetto a tante nostre avversarie nel prossimo campionato».

Sul fronte stranieri, data sicura la partenza della stella slovena Zoran Dragic, si prova a ripartire dall’ala croata Hrvoje Peric, che ha ricevuto dalla società giuliana la proposta di allungare il contratto, rendendolo biennale ma abbassando la cifra dell’ingaggio. Un’offerta che il giocatore sta prendendo in considerazione, come riportato dal quotidiano Il Piccolo di oggi. In uscita certa c’è “The Human elevator” William Mosley, che ha esercitato l’escape entro il 30 giugno dall’accordo 1+1 e avrebbe estimatori in Italia (Fortitudo Bologna) ed all’estero, mentre la guardia Jamarr Sanders ha firmato oggi in Turchia al Gaziantep.

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Capitolo diverso per Chris Wright: il play nativo del Maryland ha diverse richieste italiane ed europee, ma potrebbe restare in quanto (come scrisse Il Piccolo nell’edizione del 1 luglio) ha espresso un notevole gradimento per la vita in città, con la sua scuola internazionale e da un ambiente baskettaro sano e passionale; una volontà che andrà opportunamente valutata a livello economico. In caso di una sua partenza, probabile che Dalmasson voglia tentare nuovamente la carta della point-guard con punti nelle mani, quella tipologia di giocatore in grado di togliere problemi, ma senza snaturare la coralità del gioco previsto dal coach.