EDITORIALE – Il quarto scudetto della Reyer Venezia. Due anni dopo, il Leone torna a ruggire!

1942, 1943, 2017, 2019. Il Leone di San Marco torna a ruggire a distanza di due anni, ritornando a riconquistare il ruolo di capo branco della pallacanestro italiana. Vince la Reyer Venezia sponsorizzata Umana, per la seconda volta nell’era Moderna. Due anni dopo il campionato vinto al PalaTrento il 20 giugno 2017, stavolta è il 22 giugno 2019 a entrare come data stampata nell’albo d’oro dello sport più bello del mondo per i tifosi oro-granata, ed è la propria casa del PalaTaliercio di Mestre la cornice della vittoria dello scudetto, una casa un po’ inadeguata per capienza ridotta che nel prossimo campionato sarà più “fresca” per l’impianto di aria condizionata.

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E’ il quarto trionfo Tricolore reyerino, escludendo per forza di cose quello del 1944, vinto sul campo ma non assegnato e non omologato dal Direttorio Federale della Fip. Ma aldilà delle controversie del passato, il presente dice che dietro i diversi successi e traguardi raggiunti da quando Venezia è tornata nella massima serie dalla stagione 2011-2012 c’è un team che lavora con impegno, dedizione e professionalità assoluta. E una programmazione per costruire le sue fortune e un ciclo incredibile. Non sono un caso i playoff raggiunti in ogni anno di Serie A1 esclusa la stagione 2013-14, le 5 semifinali scudetto di fila arrivate dal 2014-2015, l’ingresso nella Coppa Italia in ogni anno esclusa l’annata 2012-13, le Final Four di Champions League nel 2017, la Finale di Supercoppa 2017, la vittoria della FIBA Europe Cup del 2018, lo scudetto vinto nel 2017 e bissato quest’anno.

I MERITI.

Uno scudetto di un gruppo compatto e coeso di giocatori capitanato dal playmaker Marquez Haynes, con Julyan Stone, Michael Bramos e Stefano Tonut i quattro condottieri reduci del trionfo di due anni prima nuovamente a braccia alzate, vidimando un ciclo vincente; del coach livornese Walter De Raffaele, uno degli allenatori di punta della Serie A, che ha gestito una rosa lunga con capacità eccellenti, organizzazione difensiva, libera interpretazione d’attacco e un nucleo di giocatori a incarnare lo spirito del club a guidare il gruppo, insomma, la formula vincente; lo staff tecnico con Gianluca Tucci, Giacomo Baioni, l’istituzione reyerina Alberto Billio, 17 stagioni in oro-granata e da 13 nella squadra maschile; lo staff sanitario, capeggiato dal preparatore atletico Renzo Colombini; è il trionfo del presidente-DS Federico Casarin, del vulcanico sindaco-proprietario Luigi Brugnaro, del Progetto Reyer per il settore giovanile, al quale oggi aderiscono 35 società sportive e oltre 5mila giovani atleti. E’ stato lo scudetto del popolo oro-granata della provincia di Venezia ma non solo, riversato ieri nella città lagunare e a Mestre in Piazza Ferretto per festeggiare i propri beniamini campioni d’Italia.

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Un roster profondo, di qualità, con tante riconferme rispetto alla stagione 17-18: Haynes, Bramos, Watt, De Nicolao e Biligha, Tonut e Daye. Arrivano Giuri, Mazzola, Washington. Dopo cinque stagioni lascia il croato Hrvoje Peric, destinazione Trieste. Anche Cerella viene confermato definitivamente, ritorna Julyan Stone, vengono anche inseriti il ceco Kyzlink, destinato a giocare in Champions, e il giovane Jerkovic, in doppio tesseramento con Caorle. A ridosso del campionato preoccupa Watt e la Reyer corre ai ripari con il pivot sloveno Vidmar. Stagione burrascosa negli infortuni: Washington fermatosi in precampionato ma tornato per la “prima” con Torino, per Mazzola lesione bicipite femorale destro, per Giuri caviglia. Viene perso definitivamente nella trasferta di Bologna Washington per lesione ai tendini della spalla, arriverà DJ Kennedy, ma non inciderà. Tonut viene condizionato da problemi di cefalea a fine campionato/inizio playoff, e con Brescia esordisce il figlio del presidente Davide Casarin, sedici anni il 22 maggio.

LA STAGIONE REGOLARE.

E’ stato un lungo cammino quello dell’Umana Reyer Venezia, partito ufficialmente il 7 Ottobre 2018 dalla prima giornata di campionato al PalaTaliercio con la vittoria sofferta all’esordio su Torino per 76-75 dopo un overtime. Ma ci sono altre cinque vittorie consecutive che portano Venezia a giocarsi il primato con l’Olimpia Milano alla 7a giornata il 18 Novembre, sconfitta casalinga per 81-84. Oro-granata che però reagiscono ad Avellino per 49-79 e sono al secondo posto alla pausa-nazionali. Arriva il primo ko interno con Varese (61-66), ma le vittorie con Brindisi e Cantù blindano la seconda posizione alla vigilia di Natale (9 vinte-2 perse). Giungono però tre sconfitte nelle ultime quattro di andata con Trieste, Reggiana e Brescia per un fatturato di 10-5 e 3° posto in graduatoria. Comincia il ritorno, tre successi e poi Trento espugna il PalaTaliercio per 77-81 al supplementare. Vittorie di prestigio con Virtus Bologna, Sassari, Milano e Avellino. Reyer che torna quindi a due punti da Milano capolista. Ma arrivano i ko in trasferta, con Varese, Brindisi, Trieste e quello pesante di Cremona con in mezzo le sofferti vittorie con Cantù e Reggiana, da arrivare al terzo posto in regular season con la Vanoli seconda. Nell’ultima di regular season si chiude con il successo casalingo per 86-70 su Brescia.

LE ELIMINAZIONI IN COPPA ITALIA E CHAMPIONS LEAGUE.

In Coppa Italia giunge la settima eliminazione su sette partecipazioni in otto anni di Serie A, una maledizione ed un’ennesima delusione alle Final Eight. Mentre nel cammino europeo in BCL non basta la miglior regular season in tre partecipazioni alla miglior coppa FIBA con un inatteso tonfo sonoro. In poche parole, nelle coppe nazionali e continentali, stagione avara di gioie.
Partiamo dalla Coppa Italia: l’obiettivo dichiarato è almeno cercare di superare quel dannato primo turno mai superato dagli oro-granata nella storia dato che le sei eliminazioni precedenti sono arrivate nel 2012 contro Pesaro, 2014 e 2015 contro Brindisi, 2016 contro Milano, 2017 contro Brescia, 2018 contro Torino. Ma al Mandela Forum di Firenze il 15 febbraio avviene un psico-dramma sportivo: Venezia tocca il +20 (72-52) al 26′, poi avviene un black-out e la Reyer si fa rimontare da quella Dinamo Sassari che sarà la sfidante nella finale Scudetto. Finisce 88-89 per i giganti bianco-blu nell’esordio di coach Pozzecco con il canestro di Jack Cooley a fin di sirena, il ko più amaro e doloroso della gestione di coach Walter De Raffaele, come ha lui ammesso in conferenza stampa. Arrivano le critiche dalla stampa e tifosi alla gestione tecnica del coach livornese per la sconfitta inattesa. Segnali cupi in vista dei playoff di BCL contro i russi del Nizhny Novgorod: Venezia ci arriva dopo un buonissimo percorso nel girone con record di 10-4, il migliore nelle tre annate disputate con un secondo posto alle spalle di Tenerife e un solo ko esterno su 7 partite. Ma quello che sembra un accoppiamento contro un avversario molto abbordabile come Novgorod sulla carta, si dimostra nella partita di andata disputata il 5 marzo in Russia invece una fatalità: dopo 40′ il tabellone recita infatti 95-72 per il Nizhny, un -23 pesante che compromette di fatto il cammino europeo degli orogranata, in quanto una settimana dopo non basta l’84-66 al PalaTaliercio. È eliminazione contro una squadra modesta, che sarà difatti eliminata nel turno successivo dai belgi di Anversa. E la prossima stagione si passerà all’ECA, si farà l’EuroCup.

PLAYOFF.

Ritorniamo al campionato: Venezia, dopo aver chiuso la regular season in terza posizione con record di 20-10, trova sulla sua strada ai Quarti della post-season quell’Aquila Trento già affrontata in finale Scudetto nel 2017 e in Semifinale 2018. Venezia fa valere il fattore campo nelle prime due partite, ma scivola sia in gara3 che in gara4 con Trento che non vuole cedere. Si va quindi alla bella al PalaTaliercio il 27 Maggio e gli oro-granata la risolvono 87-62 guadagnandosi così l’accesso in semifinale. L’avversaria successiva è la Vanoli Cremona, che ha il fattore campo grazie al secondo posto in stagione regolare. Venezia fa subito il colpo vincendo la prima al PalaRadi, perde gara2 e poi scivola dopo un supplementare al PalaTaliercio in gara3. Sotto 1-2, Venezia forza gara5 vincendo gara4 per 78-75. Si va a gara5 in Lombardia e Venezia fa il blitz vincendo 69-79 andando in Finale Scudetto per la seconda volta in tre stagioni. Si arriva così allo scontro finale contro la Dinamo Sassari che ha eliminato la grande favorita Olimpia Milano e viene da 23 vittorie di fila stagionali con l’ultimo ko maturato proprio in casa della Reyer per 98-90 il 10 marzo.

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Nell’economia della finale, incide molto gara1 con De Raffaele che cambia subito l’inerzia della serie (72-70) tagliando subito l’onda emotiva e di entusiasmo che Sassari stava cavalcando dopo i Quarti con Brindisi e le Semifinali con Milano vinte entrambe 3-0. Un’onda che poteva abbattere Venezia che da parte sua aveva faticato invece a superare sia Trento che Cremona, ma invece che svuotarsi, il serbatoio oro-granata si è riempito perchè Venezia è riuscita a spuntarla all’ultima gara con serie brutte e difficili, come è successo anche con Sassari. E’ arrivata in fondo alle 17 gare, il massimo di questi playoff, con maggiore benzina e voglia battendo una squadra che era imbattuta e imbattibile da tre mesi. Non ha perso Pozzecco, anzi, ha vinto e gioito Venezia con merito in una gara 7 giocata senza storia contro molte chiacchiere e ostilità rispondendo con i fatti.

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