Count Down – Lafayette leader, McLean granitico. Il devastante esordio di Johnson non salva una confusa Cantù

jamel mclean, milano

Nella cornice di un Pianella esaurito, impreziosito dalla presenza delle splendide Red Foxes, va in scena il derby n°156, che Milano fa suo con una grande prova di squadra, destinata a riaprire il dibattito sulle prestazioni della squadra di Repesa in contumacia Gentile. Dall’altra parte una Cantù rafforzata dai nuovi arrivi, ma ancora alle prese con il loro inserimento. Troppo azzardata la mossa di Corbani di rinunciare a Hasbrouck nei dieci a referto, tra i più positivi in questi primi due mesi, per un Ross abulico, privando la squadra del cambio per playmaker e guardia titolare e forzandola a girare con improbabili quintetti, con Heslip da point guard e Abass da due. Non basta l’esordio importante di JaJuan Johnson, subito incisivo, che il coach canturino fa incredibilmente sedere nella parte centrale dell’ultimo quarto, risolvendo un rebus indecifrabile per la difesa di Milano. Non è un caso se gli ospiti sorpassano e piazzano il parziale decisivo con il lungo da Purdue in panchina. L’EA7 trova in McLean, non una novità, e nel miglior Lafayette della stagione i leader per surrogare l’assenza di Gentile, la scossa nel primo tempo però, quando Cantù aggredisce la partita e si procura un margine in doppia cifra, la dà la “classe operaia” di Bruno Cerella, che mette ordine nella difesa di Repesa e si scopre protagonista anche in attacco. In Count Down i numeri chiave della classica lombarda:
10 come i punti nel terzo quarto di un devastante JaJuan Jhonson (28, 11/12 da due 2/5 da tre e 7 reb per 31 di val.). Con pochi giochi nella testa, il lungo da Purdue sale in cattedra nel secondo tempo, in cui fattura 19 punti ed è il principale terminale canturino in attacco. Attivo sotto canestro, dove le sue lunghe leve mettono in difficoltà McLean, diventa incontenibile quando comincia a colpire dalla media e dall’arco. Tanto più incomprensibile la scelta di Corbani di toglierlo a 6′ e 30” dalla fine, non il momento ideale per dargli riposo, e di rimandarlo in campo dopo 4 interminabili minuti in cui Milano si prende la partita.
9 come i rimbalzi di un solidissimo Jamel McLean (15 con 7/11 da due, 7 falli subiti), 6 dei quali in attacco specialità che lo vede al vertice della Lega. L’ala forte ex Alba, che giostra anche da centro, è l’argine principale all’arrembante inizio canturino. Le sue ricezioni profonde nel secondo quarto diventano fonte preziosa e affidabile di punti nel break che cambia l’inerzia del match, con le scarpette rosse che tirano un incredibile 10/12 in vernice. Riappare nel finale, dopo un terzo quarto difficile alle prese con Johnson, mettendo due canestri fondamentali quando la stessa Cantù gli toglie di mezzo l’avversario principale, la sua schiacciata del 67-76 manda i titoli di coda.
8 come i punti nel quarto periodo di Oliver Lafayette (18, 4/5 da due, 3/8 da tre, 2 assist), che cambia la partita quando rileva da play un Cinciarini frastornato da Hodge e imprime il ritmo congeniale alle scarpette rosse, togliendo il contropiede a Cantù. E si prende responsabilità cruciali quando la palla scotta, mettendo due triple negli ultimi 2 minuti che tagliano le gambe ai brianzoli.
7 come il misero fatturato della panchina biancoblu, a fronte dei 34 delle seconde linee di Milano. Non è un semplice fattore numerico, entrambe le squadre ruotano in sostanza 8 uomini, ma la qualità in uscita dal pino meneghino è nettamente superiore, problema con cui Cantù, al netto dei cambi nel roster, dovrà convivere per il resto della stagione.
6 su 13 dal campo nella partita di Walter Hodge (16 e 5 assist), che incendia i primi 6 minuti con 12 punti e 3/3 da oltre l’arco. A proprio agio contro Cinciarini, subisce l’ingresso di Lafayette da play e in generale l’equilibrio che Cerella riporta nella difesa milanese. Alla distanza l’ex Zielona Gora paga i 35 minuti nelle gambe e l’assenza di una valida alternativa che gli possa garantire riposi più mirati.
5 assist e 5 rimbalzi nello score di Krunoslav Simon (11, 3/9 da tre), lucido quando serve pur in una serata che non lo vede brillare per percentuali. Sua la tripla del sorpasso meneghino entrando negli ultimi 5 minuti, mette il fisico e tanta difesa nella vittoria milanese.
4 punti, 4 rimbalzi e altrettanti assist per Awudu Abass (1/6 dal campo), che ha il torto di non trovare mai il proprio ritmo in attacco. In difficoltà quando prova ad attaccare il ferro, non trova le letture giuste per colpire dal perimetro, frutto anche della necessità di dover interpretare per larghi tratti un ruolo, quello di guardia pura, non suo.
3 su 23 è la disastrosa percentuale canturina dai 6.75 dal primo quarto in poi. Il 4/7 dei primi 10 minuti, frutto soprattutto dei 3 missili di Hodge, illude, poi, come spesso capita, una Vita Snella in crisi di idee e con i giochi necessariamente non mandati a memoria dai due nuovi, finisce per abusare del tiro pesante (1/11 nel secondo quarto, 2 su 9 nell’ultimo). In serate dal genere sarebbe più produttivo cercare i lunghi in vernice, non a caso nel terzo parziale i biancoblu tirano 7/9 da due e solo 3 volte (sempre a vuoto) da tre, con Johnson inarrestabile sia in post che fronte a canestro, riaprendo la partita. Proprio quello che viene a mancare nei minuti decisivi, con Ross messo sotto da McLean e l’ex Red October seduto a guardare.
2 come le triple chirurgiche di Bruno Cerella (8, 2/3 da tre e 2 assist), la prima ad interrompere l’assalto canturino del primo quarto sul 19-8, la seconda quando i padroni di casa tentano di prendere il controllo del match, per tenere le scarpette rosse ad un solo punto di distanza. In mezzo la solita tenacia in difesa, dove entra sotto la canottiera di Heslip, ma fa anche da collante per la squadra. MVP occulto (ma neanche poi tanto), fa segnare il miglior plus/minus dell’incontro (+14) insieme a Lafayette e ad un concreto Hummel (8, 4/5 da due e 4 reb).
1 su 8 da tre nella deludente prova di Brady Heslip (6 e 2 assist), mai così in difficoltà sui 40 minuti. Serata da dimenticare per il tiratore canadese, mandato fuori ritmo dalla difesa di Repesa, che finisce per sbagliare anche i pochi tiri aperti che gli passano per le mani. In chiara difficoltà anche nella propria metà campo, paga la mancanza di alternative dalla panchina, cosa che lo obbliga a giostrare anche qualche minuto da play con esiti negativi
0 come le chance rimaste a LaQuinton Ross (3, 1/6 dal campo, 6 reb) per dimostrare di poter dare ancora qualcosa alla squadra. Per atteggiamento, fisicità – ben poca – e scelte offensive, diventa una tassa per il finale di partita dei padroni di casa, tra tiri passati e i lunghi di Repesa che banchettano in area con lui da 4. Cantù sta sondando il mercato alla ricerca di una power guard per il ruolo di 2 titolare, facile immaginare che il sacrificato (con eventuale rescissione del contratto) per fare posto al nuovo innesto sia proprio lui.
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