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Cantù-Roma, Trinchieri: “L’Acea è squadra con gerarchie chiare”

Andrea Trinchieri ha incontrato i giornalisti in vista della sfida casalinga di domenica contro l’Acea Roma.

Andrea, cosa ti rimane della sconfitta di Venezia? “Abbiamo disputato una signora partita per oltre 30 minuti. Il problema è che non avremmo dovuto trovarci nella situazione in cui le singole giocate decidono la gara. Avremmo dovuto mantenere il vantaggio nel secondo quarto che è stato il momento chiave del match. A due minuti dalla fine del primo tempo eravamo

avanti 40 a 28. Avremmo dovuto arrivare all’intervallo sul 40 a 30, invece la frazione è terminata sul 44 a 40 con l’inerzia completamente cambiata Nel secondo tempo poi siamo stati estremamente colpevoli perché abbiamo giocato una partita poco “maschia” quando serviva. Avremmo dovuto riconoscere meglio i momenti della gara e questo è l’aspetto in cui ogni tanto siamo carenti. E’ un percorso che passa attraverso l’esperienza e gli errori perché il passato insegna il futuro”.

Domenica la tua chebolletta affronta l’Acea. Che tipo di avversario sarà? “Ho grande rispetto per la Virtus perché è una squadra umile, con gerarchie chiare, che gioca una pallacanestro essenziale e ha collezionato 4 successi consecutivi. Non è un caso che abbia vinto tante partite con un divario minimo, poiché poi questa diventa un’abitudine. E’ una formazione che sicuramente merita la classifica che ha. Abbiamo la fortuna di aver già espugnato il loro campo e domenica dovremo cercare di riprodurre quello che abbiamo fatto nella gara di andata. Sicuramente sarà un match senza tanti fronzoli perché vogliamo tornare a vincere e lo dico con il massimo rispetto per una Roma che sta disputando un ottimo campionato.”

Quest’anno sembra che la solidità del gruppo faccia la differenza per l’Acea. “Secondo me uno dei segreti è disporre di un gruppo omogeneo, al cui interno può emergere il grande campionato di Gigi Datome. Le gerarchie della Virtus sono legate al lavoro difensivo e al rendimento sul campo e non ai contratti. Non mi vergogno di dire che è quello che abbiamo fatto noi negli anni, cercando di avere uniformità di contratti per poi avere il campo come giudice e suggeritore di gerarchie.”

Effettivamente si vedono delle similarità tra Cantù e Roma. “E’ un’analisi corretta pur ovviamente con delle espressioni di gioco differenti, ma è normale perché sono diversi i giocatori. Penso che la stabilità e la solidità paghino sempre.”

Quella di domenica sarà anche una prova generale in vista della Coppa Italia? “E’ una sfida molto vicina temporalmente alla Coppa Italia con lo stesso avversario. Storicamente però diventano sempre delle partite diverse. Questo anche perché le gare dei quarti di finale sono le più difficili da prevedere e quelle con un andamento più strano. La ragione? Chi vuole arrivare in fondo spesso parte contratto, mentre invece chi torna alle Final 8 dopo anni si presenta con grande leggerezza mentale e spara le sue cartucce.”

Cantù, eccetto che con Siena, ha sempre perso in campionato negli ultimi possessi. Per te è un deficit strutturale o un problema che si risolverà con l’esperienza? “Speriamo con tutte le nostre forze che non si tratti di un deficit strutturale anche se lo sapremo solo a giugno. E’ certamente una cosa su cui stiamo lavorando e credo che il primo passo sia quello di non arrivare a giocare finali punto a punto. Abbiamo gestito bene gli ultimi minuti in alcuni match e in altri un po’ meno. Penso però che il nostro problema non sia tanto quello, quanto il fatto di aver amministrato dei pezzi di partita in modo sbagliato.”

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