Home Editoriali Il centro delle aspettative. Perchè il fallimento di Raduljica fa tanto male

Il centro delle aspettative. Perchè il fallimento di Raduljica fa tanto male

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Reagiamo a ogni fisiologica delusione in maniera diversa perchè la dimensione di ogni fallimento va rapportato alla dimensione delle aspettative che avevamo prima.Siamo portati quasi ad accettare che la partita rivedibile capiti al dodicesimo della rotazione o al volenteroso giocatore messo lì a fare da collante (il famoso glue guy), lo consideriamo una possibilità cui dobbiamo tener conto, una sfortuna tutto sommato calcolata, come un temporale estivo o un caffè troppo lungo. Addirittura i limiti di questi giocatori possono aiutarci a provare empatia per loro, una simpatia difficilmente spiegabile, la stessa che ti faceva tifare da bambino per Krillin e che ti faceva ascoltare quel campionario di sfortune del ragazzo di provincia che era una canzone degli 883.

Il problema è quando ci sono da fronteggiare le “Grandi Speranze”, per dirla con Dickens. Nel caso specifico di oggi ci troviamo a esaminare le dimensioni delle aspettative dei tifosi di Milano su Miroslav Raduljica. Dimensioni ragguardevoli: 213 cm per 113 chili. Raduljica era per tutti senza dubbio l’uomo giusto  per riempire quello spazio vuoto nello spot di centro che era diventato nella vulgata popolare il problema più chiaro di Milano. Pultroppo “le misure non sono tutto” non è più solo lo slogan di fidanzate non troppo convinte dai partner ma è diventato anche il refrain ripetuto in casa Olimpia.

Il problema di Raduljica è il fatto che, come tanti prima di lui, sia stato costetto a raffrontarsi con una immagine di sè costruita più sui giornali e sulle sensazioni di pancia(ti pare che uno così grosso non stoppa chiunque?). In breve su è scatento un vivace ottimismo destinato inevitabilmente a fare da contraltare alla cinica disillusione tipica del tifoso italiano quando le cose vanno male. Che poi le cose vanno davvero male per una squadra che nel suo campionato e prima a punteggio pieno e comunque non è ancora del tutto fuori dai giochi in Europa? Qual è il ruolo di Raduljica in questo percorso? Milano avrebbe vinto contro Pistoia senza l’ex Bucks? Avrebbe ribaltato il match con l’Unics semplicemente facendo a meno del serbo? Tutte domande cui non avremo mai una risposta certa.

Certo è che, anche limitandoci a esaminare la faccia scura della luna, non possiamo prescindere da alcune valutazioni preliminari. Se i limiti di Raduljica si sono palesati è perchè è il contesto ad averli messi in luce. Erano limiti che già c’erano però e si sapeva che erano pecche difficilmente corregibili. Puoi insegnare ad un giocatore un movimento difensivo, puoi migliorare la sua posizione a rimbalzo ma difficilmente puoi lavorare e cambiare l’attitudine con cui si proverà il suddetto movimento o l’energia con cui si cercherà la posizione a rimbalzo. Il ritmo lento, la tendenza ad abbassare il battito della partita è qualcosa nel dna di Raduljica già prima del suo approdo in Lombardia. Certe pecche e certi cali di tensione venivano limitati o nascosti in ambienti diversi come il Pana o la Nazionale rispetto a una Milano che tende ad avere un ritmo ben più altalenante, soprattutto nella fase difensiva. Pensare poi che un giocatore con questo tipo di deficenze possa trovarsi bene nel basket predicato da Repesa è come sperare che un frullatore possa scaldare la cena. Cosa può fare Milano a questo punto? Tagliarlo in maniera netta sarebbe un risparmio per il portafogli ma sarebbe un palliativo, buttare il bambino con l’acqua sporca. Se Macvan fa un sostanziale e ad oggi insperato upgrade Raduljica può giocare con un minutaggio che ne amplifichi l’efficacia, in caso contrario bisogna cercare una reale alternativa al barbone, l’idea di richiamare Batista dalla Cina in questo senso non sarebbe così peregrina. Raduljica ha senso con un allenatore come Djordjevic che evidentemente però è capace di tirare fuori qualcosa anche in più da un giocatore che comunque, a dispetto delle misure, ha avuto un rendimento in carriera abbastanza ondivago a rimbalzo (dove palesemente l’Olimpia di oggi sembra una squadra di Puffi al cospetto di Mazinga Z praticamente contro chiunque).

Milano è un puzzle ancora difficile da completare, non è detto che renderà mai al suo massimo e non è detto che in Italia questo serva. In Europa è un altro discorso ma è più facile che sia Milano a consentire l’eventuale crescita di Raduljica che non il contrario.