Caso Siena, Minucci rettifica al nostro articolo del 20 ottobre

Dopo anni di silenzio, l’ex general manager e presidente della Montepaschi Siena Ferdinando Minucci è tornato a parlare del processo a suo carico e del fallimento della gloriosa società biancoverde. Minucci andrà a giudizio il prossimo 9 aprile, con le accuse, tra le altre, di associazione a delinquere e frode fiscale, ma nel frattempo ha voluto raccontare la sua verità e precisare alcune cose riguardo i fatti che lo coinvolgono. Per questo ha contattato la nostra redazione, richiedendo una rettifica rispetto a quanto sostenuto da chi scrive il 20 ottobre (Leggi Qui) in un articolo dove si commentava la probabilità di un patteggiamento, poi respinto dal gup del Tribunale di Siena.

L’ex dirigente pluriscudettato: “Egregio Direttore, mi riferisco all’editoriale pubblicato in data 20 ottobre 2017 dal titolo “PROCESSO PENALE MENS SANA BASKET – MINUCCI, COME TRADIRE UNA CITTÀ’ (E FORSE FARLA FRANCA). A firma Claudio Coli. Già il titolo risulta essere gravemente lesivo della mia onorabilità e diffamatorio risultando essere completamente lontano dalla realtà e dalla logica. Si asserisce che avrei “scientemente distrutto una macchina vincente e tradito una città”. Seguendo tale impostazione il sottoscritto artatamente si sarebbe impegnato per far fallire la società per ottenere cosa? Far sparire una parte della mia vita lavorativa a cui ho dedicato 22 anni e molti capitali, avere sequestrato tutti i miei beni, essere stato arrestato, etc etc. Inoltre si asserisce, sbagliando, che il Gup, avrebbe dovuto decidere sulla congruità della pena. La dott. Malavasi non ha accettato il patteggiamento proposto dai miei avvocati e accettato dal PM che le ricordo essere il titolare dell’inchiesta che “forse” conosce le carte meglio di quanto possa fare l’estensore dell’articolo, per un problema formale. Poi Claudio Coli incredibilmente parla di giustizia. Caro direttore la Giustizia è altra cosa e viene esercitata nelle aule del tribunale. La giustizia di cui lei parla si avvicina molto di più al linciaggio mediatico al quale la testata da lei diretta mi sottopone senza il minimo scrupolo, violentando la verità dei fatti ergendosi a giudice ed emanando sentenze che rappresentano un danno gravissimo alla mia immagine e alla mia onorabilità”.

Ci teniamo a sottolineare che nessun linciaggio mediatico è stato messo in atto e che il nostro solo interesse è quello di riportare i fatti con più precisione possibile al fine di restituire verità a una vicenda particolarmente dolorosa per la città e per i tifosi, confidando nel fatto che la giustizia farà il suo corso e dirà esattamente come sono andate le cose. Accoglieremo con spirito equanime qualsiasi sia l’esito giudiziario e ne daremo puntualmente conto come abbiamo sempre fatto.

 

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