Nba Finals: Durant e Westbrook guidano la rimonta, i Thunder si prendono gara 1

Va ai Thunder la gara1 delle Nba Finals 2012, vittoriosi 105-94 in rimonta, in una partita che li aveva visti inseguire gli Heat per i primi tre quarti, con scarti anche in doppia cifra. Alla lunga la rotazione più profonda e qualitativa di Oklahoma paga lauti dividendi, mentre Miami si spegne ala distanza, con coach Spoelstra che sceglie di utilizzare, di fatto, sei soli uomini, compreso Bosh, recentemente rientrato.

OKC mostra inattesa maturità per non andare sotto mentalmente nel primo tempo e rivolta la partita nella ripresa guidata, da Westbrook (27 con 8 rimbalzi e 11 assist), che chiude ad un passo dalla tripla doppia e da Kevin Durant (36 con 20 economici tiri, 4/8 da tre e 8 rimbalzi), che segna tutti i momenti importanti della partita, senza mai monopolizzare il gioco dei suoi. Tra i protagonisti di giornata spiccano però due nomi meno attesi, Sefolosha (9p, +14 di plus/minus) e Collison, in un set che Brooks terrà per tutto il quarto finale: lo svizzero gioca una tremenda prova difensiva, dando parecchio fastidio a Lebron in momenti chiave del quarto periodo, l’ex-Kansas (8p, 10r) è monumentale a rimbalzo, ma soprattutto diabolico in aiuto, quando Miami si affida ai soliti due per tentare di salvare la partita.

Gli Heat sprecano l’occasione di girare subito la serie, costruita nei primi due quarti, quando mostrano una pallacanestro, per loro insolita, fatta di ottimo movimento della palla, che regala tiri aperti al cast di supporto: Battier (17p, 4/6 da tre) e Chalmers (12p con 6 assist), con Wade (19 e 8 assist) a distribuire assist e un Lebron efficace quanto silenzioso, fanno volare Miami. La pressione di cui sembravano essersi liberati, torna però nei due quarti conclusivi, con la squadra di Spoelstra ferma in attacco e l’iniziativa in mano a James (30 alla fine con 9 rimbalzi) e Wade che, aldilà delle statistiche, mostrano scelte rivedibili e – soprattutto – prevedibili per la difesa avversaria. Detto di un Bosh (10p, 5r in 33’) che, dopo un buon impatto iniziale, è parso un pesce fuor d’acqua nel quarto di coda, contro il quintetto piccolo dei Thunder, a Miami rimane poco da salvare di questo primo episodio, con la netta impressione, tra l’altro, che coach Brooks abbia vinto – e con margine – la sfida delle panchine.

In cronaca. L’inizio è tutto di marca Heat. Battier è una sentenza dai 7.25, presto imitato da Chalmers (5/6 in due nel primo quarto), Wade è in versione playmaker puro e Lebron sovrintende alle operazioni. Il vantaggio tocca ripetutamente la doppia cifra, per i Thunder parla quasi solo Durant, finché l’ingresso di Harden (oggi in secondo piano, 5 con 3 assist) restituisce un minimo di fluidità a OKC, ma la frazione si chiude 22-29 in favore degli ospiti.

Miami è sorprendente per fluidità offensiva, il Re comincia ad alzare il volume e manda un paio di messaggi fino al +13, con un buon impatto da Bosh. I Thunder vanno sorprendentemente sotto a rimbalzo e non sfruttano la stazza superiore nel pitturato, tanto che Brooks va ben presto con i quintetti piccoli. Nel momento di massimo sbandamento è Derek Fisher, non nuovo a questi palcoscenici, a tenere la squadra in linea di galleggiamento, con due giocate da Venerabile Maestro qual è. Durant manda un terrificante messaggio con l’inchiodata da highlight, Westbrook molto sotto controllo fin qui, trova finalmente Ibaka (10p, 6r) per due volte dentro l’area ed i padroni di casa chiudono a –7, 47-54, un primo tempo che poteva finire con un passivo ben più ampio

Il terzo quarto ci consegna una Miami, che mostra subito i vecchi vizi. Il movimento di palla del primo tempo è un lontano ricordo, in più OKC mostra un tasso di attività doppio: cambiano le gerarchie sotto i tabelloni, i Thunder sono vincenti su tutte le palle vaganti ed il gap è presto annullato, 60-60 dopo quasi metà frazione. Per gli Heat segnano solo James e Wade e sono loro a reagire, riportando avanti Miami di una manciata di punti, Brooks abbassa di nuovo il quintetto e Westbrook attacca l’area con esplosioni ripetute, guadagnandosi punti e liberi per il primo vantaggio interno di serata, 74-73 all’ultimo intervallo.

Il copione dell’ultimo quarto sembra scritto, si tratta di vedere chi lo interpreta meglio. Per Miami si passa dalle solite mani, mentre Brooks inizia con Collison da 5 e quattro esterni, tra cui non c’è Harden, ma Fisher. OKC dovrebbe andare sotto a rimbalzo ed avere accoppiamenti problematici in difesa, considerato che di là ci sono Bosh, Battier e Haslem. Invece Collison controlla o tocca un numero impressionante di palloni a rimbalzo, Sefolosha non concede niente di facile a Lebron, mentre Durant mette su lo show conclusivo (17 nel quarto di coda), ben coadiuvato da Westbrook per creare lo strappo decisivo. Spoelstra indugia troppo nei cambi, con Haslem (11 rimbalzi) che non gli da nulla in attacco e Bosh che non trova vantaggio contro i piccoli di Brooks. Per Oklahoma City non c’è neppure bisogno del Barba, tenuto in panchina non per demerito, ma per quanto bene giravano quelli in campo, per portare a casa la vittoria numero uno.

Tra 48 ore si replica, sempre alla Chesapeake Energy Arena, aspettando di sviscerare i numerosi temi tecnici aperti, tra due squadre che iniziano a conoscersi in questa serie, da tutti pronosticata come molto lunga.

Stefano Mocerino

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