Impara l’arte e..mettila all’estero! Storie di allenatori italiani oltre il confine

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Negli ultimi anni l’ Italia ha esportato con successo eccellenze enogastronomiche (e non è una novità), giovani tra venti e trent’anni (e sui mille perchè ci sarebbe da fare un altro articolo) e allenatori di “sport di squadra con la palla” (poco importa se la palla fosse a spicchi o meno).

 

La pattuglia di allenatori oltre confine è numerosa e presenta una grande eterogeneità di obiettivi e di curriculum. Si va dai santoni Messina e Scariolo, alle prese con sfide diametralmente opposte in contesti grandi/grandissimi alla sfida Ncaa di Riccardo Fois, giovane assistente a Gonzaga passando per i successi di Andrea Trinchieri in un campionato in crescita come la Bundes.

Sergio Scariolo: Avete presente quel luogo comune secondo cui un italiano in Spagna è destinato a trovarsi bene, almeno quando decide di rinunciare a parlare l’italiano con la “s” finale? Ecco, se vi servisse una prova che alcuni luoghi comuni hanno quantomeno un fondo di verità potete citofonare all’ex coach di Pesaro. Dopo il romantico ritorno, a seguito delle difficoltà milanesi, al Baskonia il rilancio pare pronto in grande stile per il Gordon Gekko della panchina (per il look s’intende..) che conferma il proprio feeling con la Spagna rendendosi protagonista di un altro ritorno: quello alla guida della Sèleccion. Nella sua nuova avventura con le Furie Rosse due anni e mezzo dopo la prima vincente esperienza è però cambiato tutto ed il lavoro sarà lungo e difficile. Rispetto alla prima esperienza sulla panchina spagnola Scariolo non trova una squadra già pronta, anzi. Dopo le ultime delusioni, le dimissioni di Orenga e i successivi otto mesi in cui la panchina è stata vacante c’è tutto da costruire. Nonostante i talenti non manchino infatti Scariolo ha il compito di inserirli in un contesto di squadra e creare un gruppo solido sarà il suo primo compito. Creare un gruppo solido ma con chi? Come tutte le grandi europee (vero Italia?) la partecipazione dei migliori, soprattutto degli Nba non è scontata. E se i Gasol possono contare su un ottimo rapporto col tecnico non altrettanto buono pare essere il rapporto con Serge Ibaka, dopo quel “con Scariolo non torno” pronunciato dopo Londra, senza contare gli acciacchi dei vari Navarro e Rubio. Insomma bissare il  doppio successo nell’imminente appuntamento Europeo a Berlino (affronterà pure l’Italia) non pare facilissimo ma Scariolo pare la persona giusta.

Ettore Messina:Se sei tra gli allenatori più vincenti d’Europa non è così scontato che tu abbia l’umiltà di fare un passo indietro, di diventare assistente (seppur di alto profilo), pur di confrontarti con una grande realtà e perchè no di conquistarla. Già solo per questo sforzo Ettore Messina meriterebbe di essere il primo head coach europeo in Nba. Sfortunatamente per lui coach Pop pare aver fatto un bagno nella piscina di Coocon insieme al suo uomo franchigia da vent’anni, e così anche quest’anno non lascia e anzi raddoppia. Le soddisfazioni Ettore se le toglierà in altro modo, come in questa stagione dove, causa indisponibilità del capo, ha preso le redini per un match portando a casa una vittoria storica. Serate come quella contro Indiana non resteranno comunque un unicuum se, dopo quella panchina scippatagli al fotofinish dall’altro Spurs Budenhozer (chiunque metterebbe la firma per essere sconfitto da uno così..), il suo nome è continuato a girare ciclicamente ogni volta che qualcuno si trovasse a dover setacciare il mercato degli allenatori.

Andrea Trinchieri: Il due volte migliore allenatore del campionato italiano lascia per vivere negli aereoporti russi come un novello Tom Hanks in “The Terminal”. Raccontata così la storia non pare proprio edificante se non fosse che il Trinca poi quell’anno in Russia ha vinto e da lì la sua avventura è proseguita in Germania, dove in settimana ha portato il suo Brose in testa alla stagione regolare. D’altronde l’ex Cantù non poteva non essere un uomo di successo all’estero non fosse altro per le sue origine composite che vanno dal Montenegro all’America passando per la Croazia. L’Italia però è un pezzo importante nella vita del coach che non a caso regala sempre una battuta sulla sua Cantù (vedi anche su queste pagine) e che nel costruire la squadra non ha rinunciato a pescare in Italia. Non è un caso che tra i migliori in questo Brose, fermato solo in finale nella coppa nazionale e dal Kuban in Eurocup, ci siano gente come Wanamaker o l’ex Roma Mbakwe, decisivi in un campionato dove il 6+6 obbliga a cercare stranieri di qualità.  I risultati per ora danno ragione eccome all’emigrante per scelta Trinchieri in un campionato comunque in ascesa e su cui si investe (a quando le partite in Hd su Raisport?), ma ora arriva il bello. Noi sappiamo già chi tifare.

Riccardo Fois: Trinchieri rifiutò di andare ad Harvard da ragazzo, in un’altra università americana ha invece trovato casa un altro dei nostri, senza dover rinunciare alla pallacanestro, anzi. La storia di Riccardo Fois è da romanzo di formazione: Dopo aver vinto da giovanissimo un campionato a Olbia in coppia con Gigi Datome, Rick fa avanti e indietro fra High School americane e ammiccamenti al professionismo in Italia. Quando, per conto della sua HS Pepperdine come assistente conosce il coach degli Zags Tommy Loyd. In quell’estate Fois flirta tutta l’estate per un ruolo mai arrivato ai Cavs, prima che Loyd si ricordi di quel ragazzo con cui ha fatto amicizia tra una birra e l’altra e lo chiama ai Bulldogs come assistent video cordinator. Ambiente ideale per Rick che, in un’Università che fa del reclutamento internazionale la sua forza (vedi Sabonis, padre e figlio), si integra meravigliosamente e la buona annata in Ncaa conferma l’ottimismo, forse anche Riccardo ha trovato la sua America

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