Sergio Rodriguez: “Sarò il solito Chacho, per me conta solo aiutare la squadra a vincere”

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“Sono felice di essere qui, è un posto che mi attira da anni. Per me è una grande opportunità di vivere in un paese diverso, che mi piace, in una grande città, giocare in un grande club e cimentarmi in una lega differente”, così Sergio Rodriguez nella sua prima apparizione pubblica come playmaker dell’Olimpia. Ecco in sintesi le sue dichiarazioni.

La trattativa – ” Coach Messina mi ha spiegato il progetto, mi ha spiegato che voleva costruire una cultura, aiutare l’organizzazione a crescere. Non è un progetto che si realizza in tempi brevi, è un progetto lungo, ma in questo momento della mia carriera e della mia vita è quello di cui sentivo di avere bisogno. Certo, la stabilità è importante ma sia Ettore che il general manager Stavropoulos stanno lavorando per questo. Coach Messina lo avevo avuto a Madrid: io ero di ritorno dalla NBA e lui al suo secondo anno al Real. Essere allenato da lui la considero una grande opportunità. Sa trovare soluzioni e la chimica giusta”.

L’EuroLeague – “Ogni anno il livello sale, è vero, ma che ci sia tanti giocatori forti e tante squadre competitive è positivo per l’intera competizione. Noi vogliamo essere una di queste squadre, e se lavoreremo duro non c’è motivo per non esserlo. E’ un torneo diverso dalla NBA, perché le partite contano da ottobre fino ad aprile per arrivare ai playoff. Se non sei preparato subito e perdi colpi puoi pagarlo a fine stagione”.

Il campionato italiano – “Pedro Llompart è mio cognato così nell’ultimo anno e mezzo ho seguito la Lega meglio. So che è un torneo molto competitivo, che vincere in trasferta è difficile. Una volta era considerata la Lega più importante dopo la NBA. Ora vedo che il livello si sta alzando. Vincere non è scontato, lo dicono le ultime stagioni. Ci sono stati arrivi importanti: tutto questo ci deve spingere a lavorare più duramente degli altri per prevalere”.

Gli obiettivi – “Ogni volta che vado in campo vogliono vincere. L’approccio deve essere questo. Ma il vero valore di una squadra si misura nei momenti di difficoltà: nel modo in cui rispondi quando le cose si mettono male. Questo è importante. Succede ad ogni squadra. Lì capiremo tutto. Ma è importante prepararsi per vincere fin da oggi”.

Il suo gioco – “Giocherò come ho sempre fatto, per aiutare la squadra a vincere. Se vinci sei contento, non importa quanti punti segni o chi ha difeso di più. Ho sempre giocato solo in quel modo, in quintetto o dalla panchina non è importante. A Milano, mi sono sempre sentito bene in campo, ho respirato atmosfera importante, un’arena quasi sempre piena. Certo, qui ho perso anche una finale di EuroLeague contro il Maccabi. Ma è un posto che mi piace”.

Le vittorie – “Sono un ragazzo fortunato, ho vinto tanto e vissuto grandi momenti. Quelli in Nazionale sono speciali. Ma non dimentico mai cosa ho fatto partendo dall’Estudiantes per andare nella NBA e poi ho vinto l’EuroLeague a Madrid, sono tornato nella NBA da giocatore esperto e infine al CSKA ho vissuto in un paese straniero vincendo ancora l’EuroLeague. Mi reputo fortunato. Ora competere ai massimi livelli con Milano è la nuova grande sfida della mia carriera”.

I miei idoli – “Tutte guardie, da Michael Jordan ad Allen Iverson, Jason Williams o in Spagna Raul Lopez e anche Sasha Djordjevic. Ho sempre ammirato giocatori duri, di squadra e vincenti”.

Ufficio Stampa Olimpia Milano