Reyer Venezia, le due facce di una stessa medaglia.

Secondo posto in campionato, dietro solo all’imbattuta Olimpia Milano; viaggio prenotato per le Final Eight di Coppa Italia a Firenze, sesta partecipazione consecutiva e un traguardo raggiunto per la settima volta in otto anni dal ritorno in serie A1; secondo posto nel girone di Champions League dietro a Tenerife e vista sui Playoff.

Fa tutto pensare, come scrive l’edizione odierna de Il Gazzettino, che l’Umana Reyer Venezia viva un buon momento di forma, ma in verità i lagunari non godono di piena salute. Si è visto nel derby del Nord-Est di Santo Stefano al PalaTaliercio contro l’Alma Trieste, una sconfitta per 75-83 che ha sollevato più di un nervo scoperto, perchè i giuliani hanno messo quell’energia, fisicità e intensità doppia rispetto a una squadra sulla carta superiore come Venezia che è rimasta sconnessa.

DOPO LA PAUSA NAZIONALI.

La Reyer si era congedata con il brillante 49-79 ad Avellino, poi a inizio dicembre la Reyer si è rivelata meno brillante tecnicamente e atleticamente subendo le sconfitte con Varese al PalaTaliercio e a Salonicco contro il PAOK, ma poi a zittire tutti sono arrivate tre vittorie di fila con Brindisi, Holon e Cantù che hanno cancellato quel campanello d’allarme, quasi a significare che dicembre 2018 è totalmente diverso da dicembre 2017 quando la Reyer perse in fila 6 partite tra campionato e Champions. I problemi sono riemersi, si diceva, mercoledì serà contro Trieste, la quinta sconfitta stagionale – su sei complessive- in casa al PalaTaliercio (Milano, Varese, Trieste in campionato; Tenerife e Nanterre in Champions), un piccolo punto debole per una squadra che in trasferta ha conosciuto un solo ko stagionale (a Salonicco con il PAOK) e viaggia meglio di qualsiasi squadra italiana nella doppia competizione Italia-Europa.

Sia chiaro, un ko può accadere, nulla è dovuto e per nulla scontato, specialmente se non si mettono garra, energia e applicazione, ma la squadra oro-granata ha fatto vedere qualche lacuna come fatto capire da coach Walter De Raffaele nel post-partita in alcune dichiarazioni prese da Il Gazzettino: “Abbiamo messo poca energia commettendo gli stessi errori di Varese”, “Abbiamo sbagliato a rifugiarci in soluzioni estemporanee, le mie individualità non fanno parte del nostro modo di giocare, men che meno del mio”, “Non sempre il talento ti salva, altre volte ti uccide”, “Che qualcuno possa credere che siamo infallibili e pensare che ogni sconfitta sia una tragedia lo rifiuto come sportivo”.

IL “CASO” AUSTIN DAYE.

Ogni riferimento, ma non solo a lui, va a Austin Daye: è dal match con Nanterre quando il n° 9 oro-granata fu espulso per doppio fallo tecnico, che non sta vivendo un periodo per nulla sereno dal punto di vista tecnico, se dobbiamo escludere le uniche prove sufficienti/positive nel frangente con Brindisi e con Cantù; Daye ha forte componente anarchica, gran talento, non come il celeberrimo padre Darren, ma soprattutto gran testardaggine nell’1 vs 5 da venir respinto molte volte con palle perse, perchè nei match di contatto non riesce mai ad andare al ferro e i suoi tiri in allontanamento escono sistematicamente: è il suo limite, che contro Trieste è stato di fatto superato come fatto capire da coach Walter De Raffaele in conferenza stampa: “Ha avuto una partita decisamente negativa, non propositiva nell’atteggiamento, ha sbagliato molto, ma la cosa più importante è che lui poi ha perso i riferimenti nella sua partita; è un giocatore importante, ma come successo come con Varese la cosa più facile per me è levarlo dal campo però delle volte aiuti gli avversari. E’ naturale che, come stasera (mercoledì) fa una partita così negativa, diventa poi difficile rimetterlo in partita. Ho provato a rimetterlo da “5” per aprire il campo, ma alla fine è stata una partita al di sotto delle sue potenzialità.”

Vero, contro Cantù e mediamente riesce a mettere statistiche interessanti, ma è anche noto che il suo fatturato a livello di punti si limiti a tiri da tre dove il contatto non c’è. E qualche dubbio potrebbe sorgere sugli equilibri di squadra. La speranza è che Daye riesca a giocare per la squadra, che annulli quei dubbi sulla sua fragilità nei match di contatto, da lottare in difesa (un suo limite), e da mettere in ritmo i compagni come accaduto in molti match della passata stagione. Perchè di tempo ce n’è per il figlio di Darren.

VIDMAR E TONUT.

Ma oltre a ciò, l’Umana Reyer deve sbrogliare anche i problemi legati a Gasper Vidmar e Stefano Tonut: per il pivot sloveno contro Trieste è stata la sua terza assenza dai 12 dopo quelle con Brindisi e Cantù. Poco prima della sosta, Vidmar soffriva di un’infiammazione al ginocchio, ma come confermato da De Raffaele la sua esclusione è stata solo per scelta tecnica. Tonut invece soffre di un problema fisico da prima del match con Brindisi, è fermo da 18 giorni e il rientro a sentire il coach livornese non è così immediato. “Sembrava una cosa da poco, invece la cosa si sta protreando da molti giorni. E’ un danno per la squadra perchè stava giocando molto bene e perchè ci manca rotazioni nelle guardie. Alcune scelte sono obbligate, così ho dovuto schierare ad esempio Bramos da guardia. Per Stefano ci sarà del tempo per tornare, ha ripreso gradualmente. Speravo una cosa leggera, invece è importante.”

Eppure, nonostante tutto, la Reyer, che domenica chiuderà il 2018 giocando a Reggio Emilia (ore 18, diretta TV e streaming su Eurosport Player), è già alle Final Eight di Coppa Italia. Un obiettivo centrato e fino alla manifestazione a Firenze (14-17 Febbraio) c’è tutto il tempo per ritrovare smalto, condizione e gioco, per tentare di superare quel “maledetto” primo turno dei Quarti di Finale che è sempre stato fatale all’Umana Reyer nelle sue precedenti partecipazioni.