Parla Petrucci: “Sulle coppe noi abbiamo pagato un prezzo altissimo e non più sostenibile”

gianni-petrucci-2016-09-26

Lunga intervista al presidente Fip Gianni Petrucci sulla Gazzetta Dello Sport, parlando di nazionale, di arbitri ma soprattutto della questione Fiba-Eurolega

Cominciamo dagli arbitri. Carmelo Paternicò arbitrerà in Eurocup dunque in Italia ha chiuso.
«Ogni anno proponiamo un contratto agli arbitri che possono anche non firmare. Nessuno li obbliga. Mi danno dell’arrogante e del dittatore ma io semplicemente devo fare rispettare le regole in vigore. Siamo sempre lì. E non venite a dirmi che altri Paesi non le hanno rispettate: non è un problema mio e non regge l’esempio di chi trasgredisce le regole. Dispiace per Paternicò che poteva continuare fino a fine stagione».
Già, il limite dei 50 anni.
«La norma c’è e ogni volta che un arbitro top viene congedato la questione torna a galla e si chiede di abolire 0 limite di età. E poi? I giovani quando crescono?»
Intanto 6 arbitri dovrebbero chiudere alla fine di quest’anno. Si rischia un gap qualitativo. E c’è il caso Lamonica: abile per l’Eurolega, ma non per voi. Non è un paradosso?
«Abbiamo un nuovo commissario degli arbitri, Stefano Tedeschi, uomo di grande esperienza. A fine stagione, confrontandomi con lui e gli arbitri, potremmo anche decidere di alzare l’asticella del limite di età. Su Lamonica posso dire che a metà della scorsa stagione avevamo un discorso aperto per integrarlo in Fip ma non abbiamo trovato un accordo, così ha fatto la sua scelta. Ne aveva tutti i diritti».
L’Eurolega offre contratti triennali agli arbitri. Teme una fuga all’estero dei fischietti?
«Non più di tanto. Nessuno è indispensabile, né il sottoscritto e nemmeno gli altri. A Bertomeu, che stimo anche se i nostri rapporti sono un po’ logori, faccio però notare che si avvale della qualità di arbitri formati dalle federazioni. Anche lui va all’incasso su fischietti su cui noi abbiamo investito. Si è mai posto il problema?».
Passiamo ai club e torniamo sul caso delle coppe Europee. Trento e Reggio Emilia stanno a guardare. Le sembra giusto?
«Le società sapevano che per fare le coppe europee serviva l’autorizzazione della federazione internazionale e della Fip. Noi non abbiamo mai detto che i club non possono fare le coppe, ma che non possono fare una coppa, l’Eurocup, perchè questa è la direttiva della Fiba. La Champions League è qualitativamente scarsa? Non mi pare che l’Eurocup sia tanto superiore. Sassari, alla fine, ha aderito alla Champions, potevano farlo anche le altre».
Ma lei tale divieto lo condivide?
«Questo non è importante. La regola esiste, punto e basta».
Ma per i nostri club è estremamente dannosa. Si può ipotizzare libertà di scelta dalla prossima stagione
«Ho già posto il problema alla Fiba con una lettera, sottolineando peraltro che altre federazioni hanno disatteso le norme e che in vista della prossima stagione serve chiarezza. Noi non possiamo più trovarci in una situazione del genere. Sono ottimista per natura e quindi auspico che Fiba e Eurolega trovino un compromesso. Allo scenario attuale noi abbiamo pagato un prezzo altissimo e non più sostenibile».
Passiamo alla Nazionale. In vista del prossimo Europeo intende per caso cambiare slogan?
«Riconoscetemi intanto il merito, o forse il difetto, di aver creato discussione sul tema azzurro. Ho sempre detto che questa era la migliore Nazionale di sempre sulla carta, però quella parolina “sulla carta”, che ho ripetuto cento volte, non viene mai riportata. Sì, cambierò. Lo slogan è: solo dopo l’Europeo vi dirò se siamo la Nazionale più forte di sempre».
Intanto avanti con Ettore Messina.
«Che non si può giudicare, così come i giocatori, per un risultato mancato. Tra qualche settimana lo aspetto a Roma per conoscere quali collaboratori ha scelto e il piano di lavoro. Stavolta avrà più tempo a disposizione e io, come detto, sono un ottimista».
Capitolo palasport. Si va verso il vincolo dei 5 mila posti?
«Per i playoff sicuro. Bisogna investire su questo fronte. Condivido la posizione della nuova Lega. Tra l’altro: è in carica da un mese, lasciamola lavorare».

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