Home Editoriali L’enigma Fortitudo tra vittorie mature e sconfitte che bruciano

L’enigma Fortitudo tra vittorie mature e sconfitte che bruciano

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Smaltita parte dell’amarezza per la seconda sconfitta casalinga contro la Prosciutto Carpegna Pesaro, per la Fortitudo è già iniziata una settimana di intensa preparazione alla delicata trasferta di Venezia. Il sabato sera da thriller ha riportato a galla, specialmente per il popolo bianco-blu, sensazioni controverse messe in cantina con gli scatoloni del presepe o dell’albero di Natale. Il mese di dicembre ha racchiuso con un roller-coaster lungo 30 giorni la sintesi della metà di stagione fortitudina. C’è una ragione se la Pompea ha saputo raggiungere le Final Eight di Coppa Italia. Quella ragione è mostrata in maniera limpida dai successi contro Trento e Brindisi. Prove di grande maturità dove i ragazzi di Martino hanno mostrato tutte le qualità del roster tanto quanto avevano dimostrato il mese precedente contro Milano, quando la dialetticaDavide contro Golia” fu interpretata alla perfezione. È forse proprio questa dialettica ad essersi rivolta contro la Pompea sabato sera contro Pesaro. Dal suo arrivo a Pesaro, Raffaele Sacco ha dimostrato di avere idee brillanti e capacità analitiche per costruire piani partita che mettessero in difficoltà le avversarie, partendo sempre da sfavorita. Facilitato dalla mancanza della velocità di Fantinelli (rimasto contuso proprio contro Pesaro come il compagno di reparto Stipcevic) e di altri nei nell’approccio al ritmo partita, la Carpegna ha conosciuto la vittoria eguagliando la Germani Brescia, unica compagine in grado di espugnare il PalaDozza all’andata.

Le sconfitte di fine 2019 hanno evidenziato lacune sempre differenti. Sassari, Virtus e Trieste sono stati tre drammi contraddistinti da copioni diametralmente opposti tra loro. Se in terra sarda Martino&Co. hanno saputo dare battaglia mostrando comunque la solidità di una degna contendente di metà classifica, la glaciale serata di Natale ha visto affrontarsi una Virtus pronta non solo a mostrare i muscoli ma anche tutti i colpi dell’arsenale e una Fortitudo opaca e irriconoscibile, probabilmente traviata dall’atmosfera per la stracittadina che concepisce ogni derby come una sfida a sé stante. Dopo i 32 punti nella sperimentale casa dei cugini, i 20 presi a Trieste sono maturati nella seconda metà di gioco, dove i padroni di casa hanno impresso alla partita tutta la fame di vittoria che la Pompea era riuscita ad arginare nei primi venti minuti. Che fare allora? Qual’è la vera Fortitudo di questa stagione?

Possiamo tranquillamente dire che si tratta della classica situazione di “due facce per una stessa medaglia“. Guardando allo stesso tempo vittorie e sconfitte, si nota il fattore chiave per i ragazzi di Martino: essere squadra. È questo l’elemento catalizzatore che ha permesso di attivare le qualità del roster bianco-blu. Frutto di una ponderata strategia di costruzione tra staff e management, il gruppo messo a disposizione dell’ex tecnico di Ravenna può vantare tanto l’esperienza di veterani del nostro campionato quanto l’energia, l’atletismo e la robustezza di professionisti più giovani.

La strada sarà probabilmente in salita nella seconda metà di stagione appena iniziata. A rendere ostico il ritorno non saranno però i fantasmi di dicembre. È il sorprendente campionato fatto fin qui a mettere un carico importante sulle spalle del progetto. Le sfide sono aumentate (anche in termini numerici se pensiamo alla Coppa Italia) e quello che i tifosi si aspettano sarà di ripetere la quasi perfetta imbattibilità casalinga ed strappare qualche punto lontani da casa. Risultati giudicabili solo nella media e lunga distanza che per ovvi motivi influiscono poco sulla routine di un gruppo. Mantenere però questi obiettivi come stella cadente che indica la via aiuterà la Pompea a seguire la rotta e mantenere viva la grinta di un gruppo coeso è capace di fare quadrato nei momenti più bui. Con questi riferimenti la Fortitudo potrà compiere il salto di qualità necessario per ben figurare nel 2020. Evolvere il principio di “essere gruppo“. È in definitiva questo il lavoro principale che Martino e la sua ciurma dovranno portare avanti ogni giorno.