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La crisi esterna della Reyer. Federico Casarin: “A Pistoia è mancato quasi tutto, siamo preoccupati”

I campioni d’Italia in carica dell’Umana Reyer Venezia non sanno vincere fuori casa in campionato. Domenica è arrivata la sesta sconfitta esterna stagionale su altrettante gare per gli oro-granata, 89 punti subiti al PalaCarrara dalla penultima in classifica, l’OriOra Pistoia Basket, dalla miglior difesa del campionato a 73,5 di media, la media tra i 59 punti concessi nelle 5 vittorie casalinghe al PalaTaliercio e gli 85 subiti nelle gare perse in serie lontano da Mestre. Tra l’altro, un record di 5-6 dopo 11 giornate di campionato che vale un misero 12mo posto in classifica con all’orizzonte domenica prossima la sosta forzata e il traguardo delle Final Eight di Coppa Italia è sempre più distante.

Il presidente Federico Casarin per Il Gazzettino ha analizzato la situazione molto difficile della compagine lagunare. “Quando perdi così significa che è mancato quasi tutto. Difficile da commentare. In questi momenti non ci sono alibi o giustificazioni che tengano, dobbiamo guardare dentro noi stessi e lavorare ancora di più per trovare soluzioni che non sono solo tecniche. Viviamo troppi sbalzi all’interno della stessa partita e di una settimana. I giocatori in Europa e in campionato sono sempre gli stessi, questa discrepanza non è giustificabile.”

Le due facce della stessa medaglia della Reyer: se non brilla in campionato, è bella in EuroCup dove ha raggiunto con due giornate di anticipo la qualificazione alle Top16.

“Dispiace moltissimo il perdurare di questa situazione. A Pistoia è arrivato il sesto ko fuori casa dove subiamo parziali che magari anche riusciamo a recuperare ma senza continuità di gioco. Non è ammissibile subire 90 punti, le nostre capacità difensive sono altre. Parole poche e senza guardare troppo avanti, guardiamo piuttosto dove siamo in classifica. Questi giorni di sosta devono servire a tutti. Oltre alla parte tecnica e tattica dobbiamo guardarci bene tra di noi e capire come recuperare quella che è sempre stata la nostra forza: gruppo, spogliatoio, unità di intenti che oggi, fuori casa, non è più il nostro marchio di fabbrica. Altrimenti non faremo molta strada”.

Simbolo della disfatta di domenica il mega-parziale subito dal 64-68 a 42 secondi dalla fine del terzo quarto all’86-70 con 4’17’’ sul cronometro dell’ultima frazione. In quel frangente di match, l’Umana Reyer ha subito un pesantissimo break di 22-2 che ha naturalmente mirato il match nella direzione dei bianco-rossi. Staccata la spina a livello mentale, si è disunita ed è crollata contro Pistoia. Tra il punteggio sempre più allarmante e qualche fischio arbitrale molto dubbio, Venezia si è innervosita e coach Walter De Raffaele è stato espulso. Non è servita la reazione d’orgoglio degli oro-granata nel finale del match con prima la possibile tripla della vittoria sbagliata da Daye, poi i tentativi di Chappell e Stone andati a vuoto per impattare.

“Non è un discorso di singoli ma di squadra. Se subisci un parziale di 22-2 non può essere colpa di una persona. Poi nel gioco di squadra ci sono le individualità ma se ci fosse un problema di singoli allora sarebbe facile trovare la soluzione e risolverlo. Anche negli anni delle vittorie ci sono stati momenti meno felici. Ora devono muoverci lavoro e desiderio di responsabilità”.

C’è sicuramente preoccupazione. “Paura no, ma saremmo degli irresponsabili nei confronti di proprietà, tifosi, mondo Reyer se non fossimo preoccupati. La situazione non è da sorriso. Bisogna essere consapevoli e analizzare il momento di difficoltà trovando la capacità di reagire nella maniera giusta per invertire il trend in trasferta e dare continuità al lavoro della settimana. I ragazzi lavorano bene in palestra, poi però in trasferta in campionato non riusciamo a esprimerci per 40′ come in Europa o in casa. La preoccupazione c’è perchè il tempo passa. Ma sono anche convinto che ci sia grande voglia di rivalsa, desiderio di far bene e la certezza che, uniti, possiamo uscirne e tornare a vivere momenti più importanti di quello attuale”.