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ESCLUSIVO – Un viaggio nel basket italiano con Cristiano Zanus Fortes

Zanus-Fortes

Un viaggio tra passato e presente del basket italiano, genio e follia, personalità di spicco della Pallacanestro Varese e della nazionale Italiana, difesa e grinta i suoi marchi di fabbrica. Signori e signore: Cristiano Zanus Fortes.

Innanzitutto vogliamo ringraziare Cristiano per la bella opportunità che ci ha dato per la disponibilità mostrata per questa intervista:

1) Iniziamo subito e rompiamo il ghiaccio! In questo momento della vita di che cosa si occupa Zanus Fortes? 

Dopo aver smesso di giocare alla veneranda età di 40 anni, ho cominciato a fare il Team Manager per la Scaligera Basket, l’ho fatto per 7 anni e ho smesso quest’anno perché, contemporaneamente ho cominciato una formazione da istruttore di yoga, facendolo part-time per questi anni. Insieme alla mia ragazza,ho un’associazione che si occupa di yoga, danza e altre attività, io mi occupo della parte amministrativa e contemporaneamente, aiuto lei che è coreografa ad organizzare gli spettacoli e i saggi di fine anno. Quindi da quest’anno il mio rapporto con il mondo del basket si è concluso

2) Bene partiamo un po’ parlando del tuo passato: con Varese hai vinto uno scudetto e una Supercoppa Italiana, le oltre 140 presenze fanno di te sicuramente una delle bandiere del basket varesino, che ricordi hai di quel periodo magico? 

Il periodo di Varese ovviamente  ha segnato in maniera importante la mia carriera e anche la mia vita,  nel senso che, essere parte di quel gruppo è stato qualcosa di veramente magico, di quelle cose che succedono anche un po’ per caso, ma ti segnano profondamente. Il ricordo forse che è rimasto più indelebile, anche perché era qualcosa di sconquassante, era il rumore che c’era durante la finale scudetto, il rumore sordo delle trombe all’entrata di quella partita, sembrava  di galleggiare su una nuvola di entusiasmo, l’emozione, l’adrenalina, la voglia di giocare quelle partite li, di quelle entrare in campo tutti in fila, qualcosa di indelebile…poi ci sono ricordi che è meglio mantenere come scheletri nell’armadio perché se venissero fuori potrebbero creare terremoti (ride) 

3) Puoi raccontarci qualche aneddoto simpatico di quel periodo?

Di follie come dicevo prima c’è ne sono state tante come i capelli rossi e quelle che si vedevano, però era la quotidiana follia di Andrea Meneghin che segnava un po’ il tempo degli allenamenti, i dispettucci interni che faceva a Sandro Galliani, ad esempio gli nascondeva l’orologio dentro la macchina del ghiaccio oppure glielo appendeva nel punto più alto dello spogliatoio, quelli erano i momenti che segnavano le giornate ed era la pazzia della quotidianità che era stimolante e divertente.

4) La partita che ricordi con maggior piacere? 

Non c’è stata una sola partita, ma i giorni del Mc Donald’s Open (competizione nella quale i biancorossi sfiorarono la vittoria contro i campioni NBA dei San Antonio Spurs) sono stati veramente pazzeschi perché abbiamo vissuto a Milano al Principe di Savoia come dei giocatori NBA abbiamo giocato e per qualche giorno siamo stati parte della macchina NBA, quindi forse quelli sono i ricordi più belli.

5) Chi è il giocatore più forte con il quale hai giocato? E l’avversario più difficile? 

Forse il binomio “Poz” (Gianmarco Pozzecco) e Andrea (Meneghin) nei momenti di maggiore forma, erano la punta massima di talento, creatività, follia e genio. Messi insieme e presi uno per volta sono stati una coppia pazzesca.

L’avversario più difficile, ricordo la totale impossibilità di fare niente quando nella Virtus (Bologna) giocava Rashard Griffith, quando era in forma, tra l’altro credo fosse la Virtus che poi ha vinto tutto, li avevi l’impressione di non poter fermare una bestia che ti spostava quando voleva e faceva veramente quello che voleva, io non avevo la fama di essere uno mordbido, quindi chapeau.

6) Per una strana coincidenza due elementi del tuo passato si sono incrociati stiamo parlando di Gianmarco Pozzecco e della Dimamo Sassari. Come vedi questa unione? 

La Dinamo per me è stata una micro parentesi, sono arrivato a metà stagione, poi sono andato a Rimini,e poi era la Dinamo dei vecchi tempi, era in A2, non era la Dinamo Sassari di adesso, Gianmarco, li secondo me, potrebbe aver trovato un suo mondo, nel senso che Sassari è un luogo particolare, molto caldo, e se riesci a essere parte dell’ambiente del posto ti portano tipo il santo in processione, quindi potrebbe fare molto bene li dal punto di vista umano ha tantissimo da dare,  da allenatore sta secondo me imparando, ha fatto il passo il passo giusto andando da Velijko a fargli da assistente allenatore per cui la punto di vista tecnico deve imparare tanto, ma come dicevo prima dal punto di vista umano ci sono pochi allenatori come lui, allenatori che mettono in risalto le proprie doti la conoscenza piuttosto che il rapporto con i giocatori, a volte essendo un po’ “psicologi” mettendo i giocatori nelle migliori condizioni e in questa cosa credo che Gianmarco abbia imparato tanto da Meo.

7) Parliamo di Nazionale Italiana sei stato nel giro dal 1998 al 2003, siamo sicuri che hai guardato la sfortunata spedizione cinese dei nostri ragazzi! Secondo te da dove deve dobbiamo ripartire per ritornare a vincere un titolo internazionale che ormai manca da 20 anni? 

Gli ultimi risultati li abbiamo avuti quando c’era un gruppo forte, l’ultima vittoria è stata con Boscia (Bogdan Tanjević) e Charlie (Recalcati), sono due allenatori che hanno lasciato una grande impronta e hanno avuto la possibilità di lavorare, e anche vero che erano altri tempi, nel senso che adesso i giocatori più forti ovvero quelli che contano  non giocano in Italia, quindi è molto difficile fare dei raduni, le ultime nazionali che hanno portato a casa un trofeo hanno vinto perché si trovavano anche durante la stagione, c’era una identità della nazionale diversa, adesso abbiamo grandi nomi ma alla fine si vede che quando vanno in campo danno l’impressione di essere poco squadra, bisogna avere un grande talento e grande solidità per vincere in campo internazione, manca secondo me una base di lavoro comune, e poi manca tanto il lavoro di base nei settori giovanili, che purtroppo, produce sempre meno giocatori, i giocatori sono sempre molto protetti da certe regole, invece altri non sono messi nelle condizioni di giocare. Ci sono problemi endemici e strutturali nella pallacanestro italiana. 

8) Passiamo al presente, c’è qualche squadra che ti sta impressionando in LBA quest’anno? E chi potrebbe vincere lo scudetto?

Da quest’anno mi sto dedicando a tutto fuorché alla pallacanestro, nel senso che, sto provando a lavorare mettendomi dalla parte dei giocatori non più delle squadre, non guardò pallacanestro quest’anno, già me guardavo poca adesso ne guardò pochissima. Se devo dire una squadra, per partito preso, un po’ Varese un po’ Sassari per motivi di cuore. Per quello che è successo l’anno scorso mi auguro Sassari, ma Milano con Messina potrebbe aver trovato una sua vera collocazione, anche se anche lui hai bisogno di tempo non è tutto scontato, non è detto che i soldi si trasformino subito in risultati.