Count Down: Ragland, Kleiza e Brooks spengono la luce di Cantù. Solo Williams si oppone allo strapotere Olimpia

joe ragland, milanoDura solo un tempo la resistenza che l’Acqua VitaSnella Cantù riesce ad opporre all’EA7 di coach Banchi, volata via nella ripresa per il comodo 83-64 finale, dopo il vantaggio minimo, 37-36, all’intervallo lungo. La partita si spezza al ritorno dagli spogliatoi, con Cantù che si disunisce e ferma la palla, consegnando il match ad un’Olimpia che, partendo dalla propria difesa asfissiante, toglie ossigeno agli avversari e dispiega il proprio miglior basket anche sul lato opposto del campo, con un terzo quarto offensivo da favola. Protagonisti i tre nuovi arrivi dell’estate, Kleiza, Ragland e Brooks, che nella notte del derby calano la propria miglior prestazione in maglia biancorossa. Non basta la classe di Feldeine, che riporta sotto i suoi con un secondo quarto immaginifico, ma si schianta con i compagni contro la difesa più forte del campionato al ritorno in campo. Resta la prova di un ritrovato EricWilliams a consolare Sacripanti in attesa di Shermadini, che però registra i guai muscolari di un Jones (12, 3/5 da tre), discreto nei primi 20′, e di Stefano Gentile nel finale a rendere ancora più amara la sconfitta. Ecco i numeri chiave del match nel nostro consueto Count Down:

10 come le triple (su 14, pari a un clamoroso 71,4%) del trio Kleiza (18, 4/5 da tre), Ragland (17, 2/3) e Brooks (14, 4/6): Il lituano torna infallibile al tiro, MarShon cresce via via dopo un primo quarto freddino, ma l’MVP è la point guard ex di giornata, che dispone a piacimento del ritmo partita, vincendi il confronto diretto con Johnson-Odom (17, 7/16 dal campo).

linas kleiza, milano9 come i punti di Eric Williams, che aggiunge 14 rimbalzi 2 stoppate e 3 assist, unica nota positiva nella serata di Cantù. Il lungo biancoblu domina in vernice in un primo tempo che ricorda la sua prima stagione in Italia. Cala alla distanza (non segnerà più nella ripresa) com’era inevitabile, non avendo nelle gambe i 33′ che Sacripanti gli chiede, ma se consolida questo tipo di rendimento, con l’arrivo di Shermadini l’orizzonte di Cantù può cambiare parecchio.

8 come i recuperi della difesa EA7, a fronte di 12 economiche perse e ben 18 assist. Quando Milano alza l’intensità e il livello fisico del gioco, Cantù ferma la circolazione di palla, chiudendosi nel “vecchio” vizio delle iniziative isolate, anziché ribaltare il lato come nei primi 20′. Dalla difesa l’Olimpia prende l’inerzia che scatena il proprio attacco e accumula in un amen il +19 che chiude i conti già al 30′.

eric williams, cantù7 come gli assist di Ragland e i rimbalzi di Kleiza: lungi dal limitarsi a segnare, il mancino da Wichita State non sbaglia praticamente nulla a livello di scelte nei 29′ sul parquet (anche 3 recuperi con 2 sole perse); il lituano fa la voce grossa anche sotto le plance, stravincendo lo scontro diretto con i pari ruolo avversari.

6 come i punti di un Samardo Samuels in difficoltà nei primi due quarti, quando Williams gli rende difficoltosa ogni conclusione (chiuderà 2/9 al tiro). Ma il giamaicano contribuisce con la doppia cifra a rimbalzo (10) e la difesa del secondo tempo, che nega le conclusioni al ferro a una Cantù che vede sparire l’efficacia del proprio pick’n’roll, con cui era stata in partita nella prima metà gara.

5 come il numero chiave del terzo periodo che spezza in due la partita: a tanto la misera valutazione complessiva (contro il 40 Olimpia) di Cantù, che perde 5 palloni (a fronte dei 6 di tutto il primo tempo, mentre Milano tira 5/8 sia da due che da tre. Non è la prima volta che capita – andamento simile alla sconfitta di Digione in Eurocup – con lo stesso Sacripanti che nel post partita opina sull’aggressività dei suoi uomini che entrano in corso di partita, rispetto ad un’EA7 che non cala mai d’intensità sui 40′.

4 come gli assist di James Feldeine (12, 5/14 al tiro), che, limitato dai due falli precoci, cambia il volto di Cantù quando rientra nel secondo quarto, griffando la rimonta ospite prima del riposo. Perde efficacia e lucidità nella terza frazione, imbrigliato dalla difesa meneghina, chiudeno 0/3 al tiro e – 4 di valutazione nei quasi 6′ in campo.

alessandro gentile, schiacciata, milano

3 come gli assist di un Alessandro Gentile (13, 5/7 da due, 0/3 da tre, 4 reb) lucido e sotto controllo nell’aspettare che la partita venga a lui. Non per questo rinuncia a mettere un paio delle sue zampate nel break che stende i cugini, in una prova “silenziosa” (nel senso migliore del termine), ma estremamente efficace, da leader vero.

2 come i punti a testa del trio Abass (1/3 dal campo in 15′), Mbodj (solo 1 tiro e 0 reb), Stefano Gentile (1/6 in 18′). Se sul centro senegalese (probabile sacrificato per Shermadini già Domenica a Caserta) non sono riposte grosse aspettative, discorso diverso per il giovane comasco – ieri un passo indietro nel suo buon avvio di stagione – e per il play casertano, apparso questionabile soprattutto sul piano delle letture in campo, con la beffa dell’infortunio nel finale che lo fa uscire scurissimo in volto dal campo.

1 come l’unico canestro, par di più a match ampiamente andato, di un Damian Hollis (3, 1/3 da tre, non inganni il -1 nel plus/minus, il meno peggio tra i suoi) che non entra mai in partita nei 23′ che gli dà Sacripanti. L’ex Biella stecca una prova importante nel suo inizio di stagione fatto di alti e bassi, aumentando i dubbi sulla tenuta fisica e mentale al livello richiesto da un’avversaria del calibro di Milano.

0 come le sconfitte di Milano al Forum negli ultimi 21 appuntamenti di Regular Season, per un striscia aggiornata e aperta che dura dal 24 Marzo 2013, ultima sconfitta interna, con Scariolo in panchina, 71-85 contro la Sutor Montegranaro di coach Recalcati.

Stefano Mocerino

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