Count Down – Hodge e Fesenko trascinano Cantù. Kirk non basta a Pistoia per interrompere la siccità

Fesenko Kyrylo,entrata,Cantù-108

Si potrebbe titolare come il ritorno dell’asse play pivot la nostra analisi del successo con cui Cantù prova a scacciare la crisi a spese di una generosa Giorgio Tesi Pistoia. Sono senza dubbio Hodge e Fesenko, mai così produttiva la loro intesa, a reggere il peso di una squadra che, se non ha risolto i suoi problemi di comunicazione difensiva e di organizzazione in attacco, ha mostrato quel carattere che era sembrato mancare nelle ultime prestazioni. Pistoia ci prova onestamente, galvanizzata all’inizio lampo in cui mostra uno spaccato del proprio gioco fatto di circolazione di palla e tiro perimetrale con tutti i cinque uomini, ma va sotto alla distanza quando le percentuali calano nonostante un rapporto assist-perse di 19-12, a fronte del 17-17 dei padroni di casa. Decisiva la supremazia a rimbalzo, per una volta, dei locali (44 a 38) e in generale la presenza dei lunghi in vernice, ma se nel finale Cantù trova in Hodge il proprio go-to-guy, Pistoia si ritrova senza armi per il colpo di reni necessario per completare l’opera di un match a lungo condotto:

10 punti e 3 assist con 0 palle perse e 4 falli subiti, il fatturato del solo ultimo quarto di Walter Hodge (21 e 11 assist con 8 falli subiti e 25 di valutazione). Il play ex-Zenit, 38′ in campo in assenza di Ukic, si mette in proprio fin dalla palla a due, attaccando il ferro non sempre con raziocinio, ma portando scompiglio nella difesa. Più lucido nella ripresa, crea costantemente superiorità numerica nell’attacco canturino, segnando, subendo fallo o punendo le rotazioni dei toscani con scarichi puntuali per tiri aperti dei compagni. Inarrestabile nel finale quando gli esterni avversari possono solo prendergli la targa o fermarlo con le cattive.

9 punti e 6 rimbalzi per capitan Abass, in una partita giocata all’ombra dei compagni in attacco (9 punti con 3/10 dal campo e scelte non sempre ottimali) ma di grande presenza in tutte quelle cose che non necessariamente compaiono sul tabellino. Nonostante Bazarevich gli assegni un ruolo decisamente più defilato rispetto ad inizio stagione, con lui in campo Cantù vince di 18, il plus/minus più alto della partita,. Il capitano c’è

8 punti e 13 rimbalzi per un JaJuan Johnson molto più tonico rispetto alle recenti uscite. Non sempre ineccepibili le scelte di tiro (4/8 da due), ma bravo a non abusarne, il lungo cambia gli equilibri in vernice, a rimbalzo (13 con 4 offensivi), come in difesa, dove distribuisce anche tre stoppate. Una delle chiavi con cui Cantù gira il match nell’ultima frazione

7 falli subiti dentro una doppia-doppia da 16 punti e ben 15 rimbalzi di un monumentale Kyrylo Fesenko. Il duello vintage contro Alex Kirk (19 e 10 reb) è una delle cose più interessanti della serata. Il centro ucraino la spunta nel secondo tempo, dopo un primo quarto anonimo, quando diventa terminale delle giocate in pick’n’roll di Hodge.

6 come le triple di un Brady Heslip (18, 6/10 da tre) on fire già dai primi possessi. Le sue triple dal palleggio impediscono a Pistoia di capitalizzare l’ottimo inizio di partita. E’ una minaccia costante per la difesa ospite che prova a fargli sentire il fisico per limitarlo. Ma il canadese è spietato come un crotalo nello sfruttare i tiri aperti che gli si presentano, decisiva la tripla dall’angolo del 79-73 a un minuto dalla fine che mette in ghiaccio il successo.

5 su 13 dal campo per un Preston Knowles (12 e 4 assist) che inizia con grande personalità, ma cala alla distanza. Mancano i suoi punti al secondo tempo di Pistoia, soltanto 2/7 dal campo nella seconda metà con 0/3 dal perimetro), e nel finale soccombe anche in difesa davanti alle scorribande di Hodge.

4 su 7 da tre per entrambe le squadre in un primo quarto che sembra preludere ad una sfida all’ultima tripla. Solo un’illusione, perché quando le percentuali calano (Cantù chiude 9/23, la Giorgio Tesi addirittura 8/27), i padroni di casa trovano alternative in vernice, mentre gli ospiti si accontentano di sparare dal perimetro (4/20 dal secondo quarto in poi) e il solo Kirk, stanti i problemi e poi l’uscita per falli di Czik (10 più 3 reb), non basta più.

3 su 6 dal campo e 3 rimbalzi per un Wayne Blackshear (1/6 da due, 2/2 da tre) anonimo e poco incisivo quando il match si decide. Se c’era uno che doveva produrre alternative attaccando il ferro per Pistoia era proprio l’ex-Louisville, che esce perdente dallo scontro fisico con Abass e brilla poco anche dietro.

2 canestri fondamentali, a cavallo della metà del quarto quarto, per Domen Lorbek (6 e 2 assist in 23′), penetrazione più tripla, quando sembrava configurarsi lo scenario di un debutto anonimo e forse con troppi minuti in campo. Le due giocate dello sloveno, con il layup di un Ignerski apparso però meno pronto fisicamente, cambiano l’inerzia della gara, in generale può rappresentare una variante tattica utile per Bazarevich, a prezzo di non sacrificare troppo il ruolo di capitan Abass.

1 solo canestro dal campo per un Ronald Moore molto timido al tiro, ma bravo a trovare i compagni (8 assist). Anche lui paga tanto in difesa, con i falli quando gioca aggressivo sulla palla e concedendo troppo quando attaccato.

0 come le vittorie della GT Group dopo lo stop di Filloy. Salgono a 4 le sconfitte consecutive, non a caso maturate tutte nei finali di partita, dove la lucidità e la presenza difensiva dell’italo argentino sono una delle cifre della stagione dei toscani.

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