Count down – Hasbrouck e Johnson trascinano Cantù all’impresa contro Trento nel giorno di Nicola Brienza

Johnson JaJuan,CAntù vs Wright Julian,Trento -158

Con il più classico dei “rimbalzi”, non cestistici ma di Borsa, Cantù esce dalla settimana più tormentata della sua storia recente e dall’esonero di coach Corbani con la vittoria che sa di impresa contro la capolista Trento. Nel giorno della prima di Nicola Brienza da capo-allenatore, l’Acqua VitaSnella sfodera la sua miglior prestazione difensiva dell’anno, unica sbandata i 28 punti concessi nel secondo quarto, frutto soprattutto di 6 perse che alimentano la transizione ospite. Brianzoli a proprio agio invece, nei ritmi bassi dei restanti tre quarti di gioco (solo 49 punti concessi, poco più di 16 di media), con una buona circolazione di palla (23 assist su 29 canestri dal campo) contro un’Aquila meno fluida del solito, cui mancano gli acuti dei leader nella ripresa per portare a casa i due punti. Esaurita la vena di un Wright a due facce, Trento perde soprattutto il controllo delle aree, dominate da un Johnson sempre più inserito, con il conto sotto le plance che dice 40-33 per i padroni di casa (14-8 nei 10 minuti finali). Discorso analogo per i liberi conquistati (22/30 Cantù, 11/14 Trento), specchio della maggiore aggressività dei biancoblu e della lucidità delle scelte quando il match si decide, mentre l’Aquila si snatura in un poco redditizio tiro al bersaglio dalla distanza. In Count Down, ecco i nostri numeri chiave della sfida del Pianella:

10 rimbalzi e 18 punti nella partita di JaJuan Johnson (6/9 da de, 1/3 da tre, 2 recuperi per 27 di valutazione), che ha cambiato, se ci fossero ancora dubbi, la geografia di Cantù in vernice. Il lungo da Purdue gioca sia fronte a canestro che in post, guadagnandosi il controllo del pitturato con la sua fisicità, ingiocabile per Pascolo e Baldi Rossi. Fondamentale la sua presenza sotto canestro nel terzo quarto, per produrre i punti che permettono a Cantù di rientrare dopo il parziale degli ospiti in uscita dagli spogliatoi.

9 come il significativo differenziale nei falli subiti (26 da Cantù, 17 da Trento), che matura soprattutto nell’ultimo quarto (11-3), quando i brianzoli guadagnano la bellezza di 18 tiri liberi (13 dei quali a segno), a fronte del magro 4/4 dell’Aquila. Frutto di letture molto più lucide che portano gli uomini di Brienza ad attaccare il ferro, sfruttando la supremazia fisica che matura nel corso della gara, mentre gli ospiti si accontentano di isolamenti e tiri dalla distanza.

8 su 8 come il fatturato dalla lunetta nell’ultimo quarto dell’Mvp di giornata, Kenny Hasbrouck (21 e 5 reb per 30 di valutazione), frutto dei 5 falli subiti nel frangente decisivo. Ma c’è molto di più nella partita dell’ex Ferrara, dalla pressione sugli esterni avversari alla reattività su ogni palla vagante, fino alla selezione di tiro inappuntabile (3/3 da due, 2/3 da tre), tra cui una tripla glaciale sul -5 a 5 minuti dalla sirena finale. La sua presenza in campo dà equilibrio alla squadra, soprattutto nella versione a tre piccoli che Brienza schiera quando Trento prova la fuga dopo l’intervallo lungo, ennesima prestazione convincente che allontana le ipotesi di taglio che lo riguardano dopo il cambio di proprietà.

7 punti in 17 minuti per un esuberante Peppe Poeta. Le percentuali lo condannano (1/6 da due, 1/1 da tre) ma c’è lui in campo nel momento migliore dell’Aquila. Subisce 5 falli, con 3 recuperi e 2 assist, la scelta di Buscaglia di rinunciarvi negli ultimi 5 minuti lascia qualche perplessità. Sono 7 anche i rimbalzi di un positivo Sutton (11 con 4/6 dal campo e 15 di valutazione, la più alta tra i suoi), protagonista nella parte centrale del match, e 7 punti a testa per Forray, che paga però la cattiva gestione del finale e Baldi Rossi, prova senza acuti la sua, in difficoltà contro l’atletismo di Johnson.

6 falli subiti in un match con soli 6 tiri presi per Walter Hodge (4/6 dal campo, 11 punti e 11 assist), in crescita di condizione e leadership. Essenziale nel mettere in ritmo i compagni, senza forzare niente per sé, sviluppa una buona intesa nel quintetto piccolo con Hasbrouck, trovando comunque il modo di mettere la firma dalla lunetta nel break che decide il match. Da limare le 7 perse, meno influenti di quanto si potrebbe pensare se contestualizzate all’interno del match, ma dimostra di essere ben più di una ‘scoring point guard’, come era dipinto al momento della firma con Cantù.

5 come i rimbalzi di un Julian Wright (15, ispiratissimo nella prima metà gara. Se non che il talentuoso all-around da North Carolina si spegne completamente nella ripresa, subisce contro i lunghi canturini e finisce la partita in panchina con un quarto quarto da 0 punti e 0/2 da tre in tre soli minuti sul parquet. 5 rimbalzi anche per Dada Pascolo (10 con 4/9 dal campo), ma la sua prova ha più ombre che luci. Dominato fisicamente da Johnson trova il suo momento migliore con sei dei suoi punti nel mini break che regala a Trento un minimo di inerzia, poi svanita, all’inizio dell’ultimo quarto.

4 su 5 dal campo, 8 rimbalzi e 3 recuperi con 2 assist, il corposo fatturato di Awudu Abass. La partita del capitano colpisce meno del solito, in difficoltà contro la difesa di un buon Trent Lockett (10 e 4 assist), e con una selezione di tiro meno accorta, specie dalla distanza (0/6 da tre). Ma si prende la rivincita nel finale con due canestri al ferro di pura potenza e la valutazione complessiva (17) che depone decisamente a suo favore.

3 su 8 dalla lunga distanza per lo specialista Brady Heslip (11 e 3 assist). Al canadese va riconosciuta, non lo scopriamo oggi, l’imperturbabilità con cui continua a prendere i tiri che gli si presentano, la vera cifra del tiratore puro. E invariabilmente, pur in una giornata non di grazia come ieri, arriva a far male nel momento decisivo, con la tripla del +7 a 2 minuti esatti dalla sirena che porta l’inerzia dalla parte di Cantù. In campo nei quintetti piccoli di Brienza, paga qualcosa in difesa ma chiude con un significativo +13 di plus/minus in 33 minuti, il secondo del match dopo il +15 di Hasbrouck

2 come le partite da head coach di Nicola Brienza nella transizione pre-Bazarevich (la seconda sarà mercoledì a Bologna). Il giovane assistente canturino, confeziona la gestione perfetta del match e riduce le rotazioni minimizzando l’impiego di Tessitori e Cesana, trovando sempre l’assetto giusto nei momenti critici. Il quintetto a tre piccoli, con le tre H – Hodge, Hasbrouck, Heslip – contemporaneamente in campo nel back court, toglie la partita dalle mani di Trento nel terzo quarto, quando gli ospiti sembrano avviati a prendere il controllo delle operazioni.

1 su 10 dall’arco dei tre punti nel quarto quarto per una Trento (6/23 complessivo dai 6.75) che perde l’orientamento nella fase cruciale della partita. Illusa dal +6 all’inizio dell’ultima frazione, frutto proprio dell’unica tripla da 9 metri di Poeta, l’Aquila smette di attaccare, rifugiandosi in palleggi continui che raramente portano a tiri aperti, finendo intrappolata nelle maglie strette della difesa brianzola, forse la chiave principale di lettura del match.

0 punti di Diego Flaccadori dalla panchina nei 13′ minuti in cui Buscaglia lo chiama in causa. Il giovane esterno italiano non entra di fatto in partita. Non sfrutta le occasioni al tiro (0/3 da due, 0/1 da tre) e non regge sul piano dell’intensità, nella partita peggiore della sua fin qui più che discreta stagione.

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