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Addio a Gigi Rapini, un grande della Virtus

virtus-bologna-logoGigi Rapini, nella storia della pallacanestro, è stato probabilmente il primo ad interpretare nel modo giusto il ruolo di “lungo”, dall’alto del suo metro e novanta, roba rara per l’epoca, e della sua capacità di tenere la posizione sotto canestro. Ha conosciuto i luoghi storici del basket a Bologna, crescendo nella palestra di Santa Lucia e diventando il miglior pivot italiano della sua epoca sulle mattonelle di Sala Borsa.

Da ragazzino, tredici anni appena, pesava un’ottantina di chili e aveva un gran senso del canestro; si mise d’impegno per imparare i fondamentali, coadiuvato da amici che si chiamavano Ferriani e Ranuzzi, e in breve diventò uno dei giocatori più richiesti sul mercato, ma restò fedele alla canotta bianconera per un’intera carriera. Del suo tiro in sottomano fece un marchio di fabbrica.
Con la Virtus ha vinto il primo scudetto nell’immediato dopoguerra, stagione 1945-46. Il primo di quattro consecutivi (arrivarono poi quelli del 1946-47, 1947-48 e 1948-49). La quinta perla la aggiunse nel 1954-55, in Sala Borsa. In Nazionale collezionò 33 presenze, con 134 punti a referto.
Così Gigi, una decina d’anni fa, ricordava quei tempi eroici della pallacanestro nel libro “I canestri della Sala Borsa”:

 

“Noi andavamo in campo con poche regole precise: c’era il centro, due ali e due difensori. C’erano alcuni fondamentali, ma li eseguivamo senza conoscerli. Per dire: Marinelli arrivava sotto canestro e sui tiri sbagliati degli avversari smanacciava il pallone fuori riaprendo l’azione. Non sapevamo nemmeno si chiamassero rimbalzi… Ricordo un torneo di Natale a Nizza in cui giocai ancora contro i francesi. Vedevo Goeuliot che, servito da Buffières, faceva una mezza giravolta. Noi si tirava sempre faccia a canestro, all’epoca. Tornato a casa, cominciai a provare quei movimenti spalle a canestro davanti allo specchio. Dopo un po’ iniziai a metterli in pratica al campo della Virtus. Con quegli accorgimenti avevo due opzioni in più: il sottomano, che gli avversari capirono molto in fretta, e il gancio, che in Italia è nato con me. Molti dicono che io sia stato il primo pivot puro della nostra pallacanestro. Di sicuro credo di essere stato il primo ad andare sotto canestro, dove prima non andava nessuno se non in contropiede. Quella scelta cambiò molte cose, perché costrinse le difese ad attrezzarsi e a entrare”.
Gigi Rapini non è più tra di noi, ma il suo nome, la sua storia e la sua memoria illumineranno per sempre il cielo della Virtus.
La società si stringe intorno alla famiglia Rapini in questo momento di grande dolore.

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