Poco Beli, tanti Lakers nella sfida al vertice ad Ovest

Marco Belinelli
Marco Belinelli #18 of the San Antonio Spurs – Credit: Reginald Thomas, San Antonio Spurs

Serata amara per Marco Belinelli e i San Antonio Spurs. La serata del bolognese si esaurisce in soli 15 minuti giocati, con 3 punti e 1/2 dall’arco, mentre gli Speroni vedono materializzarsi una sconfitta in casa contro i Los Angeles Lakers fino a quel punto con lo stesso record in stagione (4-1 per entrambe le squadre prima dello scontro frontale all’AT&T Center).
Coach Pop vede il rientro di Dejounte Murray in quintetto dopo la defezione dell’ultima partita, mentre i Lakers si presentano con l’ex Danny Green nello starting five insieme all’accoppiata Bron-AD che sta dando nuova linfa agli ambiziosi gialloviola in questi primi scampoli di stagione regolare. Partono subito forte i californiani, con un LeBron James ispirato e tuttofare e Anthony Davis a far capire chi comandera’ sotto le plance gia’ dalle prime battute. Gli Spurs non demordono pero’, e alla fine del primo quarto, grazie ai canestri di White e Aldridge, restano col fiato sul collo dei Lakers (26-25). Entra in campo nel secondo quarto il Beli, che segna un bel canestro da tre punti a meta’ della seconda frazione, salvo rivedere la panchina poco prima della fine del primo periodo, quando Kuzma si inventa una tripla da centrocampo che da il +13 al riposo per gli uomini di Frank Vogel.

Marco Belinelli
San Antonio Spurs guard Marco Belinelli – Credit: Reginald Thomas, San Antonio Spurs.

 

Con l’entusiasmo di Snoop Dogg dagli spalti (“non ci interessano i playoff quest’anno – ci interessa giocare bene e creare amalgama” dice il grande tifoso losangelino – gli crediamo?) inizia la seconda meta’ della gara con il gioco che inizia a farsi piu’ ruvido, e la squadra ospite che tira fuori i muscoli di un positivo Dwight Howard (che forse ha trovato la sua giusta collocazione, non da stella ma comprimario del duo LBJ-AD) e le folate di Avery Bradley per raggiungere anche il +19 durante il terzo parziale – rintuzzato solo da qualche buona iniziativa di DeRozan e Gay. Tutto sommato la difesa degli Spurs, uno dei punti forti da sempre del gioco di Popovich, sembra quasi meno intensa e determinata di quella dei gialloviola, che hanno piu’ centimetri sotto il canestro e un ottimo contributo a rimbalzo anche di LeBron che confeziona una tripla doppia durante il terzo quarto (seconda di fila – non succedeva dal 2006 in casa Lakers per mano di un certo Lamar Odom). Tuttavia, ancora Forbes e una tripla in chiusura di quarto da parte di Gay facevano rientrare gli Spurs a -5 prima degli ultimi 12 decisivi minuti. Nell’ultima frazione per gli Spurs polveribagnateper la coppia DeRozan-Aldridge, e sale in cattedra Dejounte Murray che esplode con 14 punti nel quarto (18 alla fine con 13 rimbalzi) fino addirittura ad arrivare al pari 90-90 a tre minuti dal termine. Suona come una sveglia improvvisa per la compagine californiana, che da quel momento, con un parziale di 9-2 (e cinque punti in fila di Caldwell-Pope) e la solidita’ di Davis e Howard vicino al ferro chiudono il match e salgono in vetta alla Western Conference. Spurs da rivedere soprattutto nella zona pitturata, con l’impiego risicato di Belinelli chiaramente dovuto alla natura dell’avversario – dei Lakers cosi’ fisici e con cosi’ tanti kg sotto canestro non si vedevano da anni – e con l’accoppiata DeRozan/Aldridge che e’ mancata sul piu’ bello.