Nicolò Melli: “La chiamata dei Pelicans una vibrazione fortissima. Orgoglioso del percorso fatto”

Nicolò Melli Fenerbahçe
Nicolò Melli- Carlos Calvillo per BasketItaly

Intervista a Nicolò Melli, nuovo giocatore dei New Orleans Pelicans in NBA, per Il Resto Del Carlino di Reggio. A causa di un infortunio è stato costretto a saltare i Mondiali 2019 con la maglia della Nazionale Italbasket.
Ecco le sue principali dichiarazioni.

“Spero sia il momento giusto per sbarcare in NBA, anche se a dirlo sarà solo il tempo”.

Come è arrivata la chiamata dei Pelicans.
“Finisco il campionato turco il 21 giugno e vado due giorni a Mykonos, con Katharina, ora mia moglie: gli unici due giorni di vacanza fatti questa estate. Torno in Italia, appoggio le valigie e vado a Monza a operarmi al ginocchio. Rientro col gambone, nel frattempo ascolto le varie campane che mi arrivano dall’Europa, compresa Milano, e anche da oltre oceano. La sera del 29 ceno a casa dei miei e vado a dormire presto: intorno alle 23 arriva il messaggio del mio agente Matteo Comellini con l’offerta di New Orleans. Prima sensazione? Una vibrazione fortissima e positiva: l’avevo avvertita solo due anni fa, la prima volta che ho parlato con coach Obradovic”.

Ci pensava alla Nba?
“Sarei bugiardo a dire no. E’ il primo sogno che hai da bambino, poi quando entri nella realtà del basket c’è anche l’Eurolega. Da piccolo ho consumato una cassetta con i filmati di Jordan, Barkley e i fenomeni dell’epoca: la conservo ancora”.

Prima impressione di New Orleans.
“Sono stato là tre giorni, dal 24 al 27 luglio, per firmare: è qualcosa di diverso, in senso positivo, con un’organizzazione incredibile che va oltre il basket. Perché il numero 20? Mi piaceva fin da quando ero bimbo, in più il 4 non era libero (è il numero di J. J. Reddick, ndr)”.

Che gioia porta con sé.
“Più che una gioia, l’orgoglio del percorso che ho fatto”.

In un’estate così intensa, fra matrimoni (il 5 luglio in Germania, il 20 a Reggio, ndr) e Nba, ha dovuto rinunciare alla Nazionale…
“Il più dispiaciuto sono io. E’ paradossale: ho giocato le qualificazioni e non vado al Mondiale. Ma non potevo andare avanti così, il mio ginocchio aveva bisogno di cure”. In pratica, giocato un anno sul dolore. “Abbiamo provato una terapia conservativa, poi ho subito un altro trauma. Ho parlato con due medici diversi, entrambi hanno consigliato l’intervento”.

Un ingaggio (si dice) di otto milioni in due anni. L’effetto di leggere una proposta così.
“E’ la stessa che due anni fa ho declinato da Atlanta per giocare a Istanbul a cifre inferiori. Le mie scelte non sono mai dipese dall’ingaggio, è stato così anche stavolta”.