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March Madness – L’analisi del Midwest Regional: non solo Michigan State e Virginia

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Nike_BYG_NCAA_Mens_Tourney_graphicArchiviate le First Four di Dayton, Ohio, il gran ballo è ormai pronto a cominciare! BasketItaly.it analizza per voi i regionals: ecco il Midwest, che culminerà il 27 marzo nella finale di Chicago.

Il seed numero 1 è finito a Virginia: i poco chiacchierati Cavaliers, forse quasi sottovalutati, hanno chiuso la stagione con un record di 26-7 e la seconda miglior difesa del college basketball e se la vedranno al First Round con Hampton. Tony Bennet è riuscito ad aggiungere un’efficienza offensiva di alto livello (il 40,7 % da 3 punti è la migliro percentuale nella storia dell’ateneo) a quella difensiva consueta: UVA concede meno di 60 punti di media agli avversari e con il giocatore dell’anno della ACC Malcolm Brogdon (18punti, 4 rimbalzi e 3 assist), giocatore completo e stella sui due lati del campo, può sognare di fare finalmente strada nel torneo.

  

In caso di passaggio del turno Virginia si troverebbe accoppiata con la vincente tra Texas Tech e Butler, due squadre che fanno del bilanciamento offensivo la loro arma migliore, che tuttavia sono prive di stelle ed in generale non sembrano poter fare paura sulla carta; le prime vere insidie sembrano essere nascoste infatti nelle Sweet 16, dove verosimilmente approderanno Purdue o Iowa State.
I Boilermakers di A.J. Hammons (15+8 di media), che affronteranno Little Rock, sono una squadra molto solida e imperniata sul gioco nel pitturato: oltre al già citato Hammons, coach Matt Painter, punta molto sul centrone bianco Haas e sul freshman Caleb Swanigan, il vero jolly offenisvo, per mettere in difficoltà qualunque difesa ed aprire il campo per il tiro da fuori degli esterni.
Iowa State dal canto suo, ha risposto ai numerosi interrogativi di inizio stagione seguiti alla partenza di Fred Hoiberg, dimostrando che forse chi ci ha perso di più nella separazione è stato proprio il coach dei Chicago Bulls. I Cyclones, guidati ancora dal senior Georges Niang, hanno tra le frecce al loro arco il junior Monte Morris ed il lungo Jameel McKay, ma soprattutto la loro pallacanestro offensiva veloce e spregiudicata. Piccolo particolare in più: sono tra le squadre più “anziane” del torneo, in cui l’esperienza può risultare un vero e proprio fattore.
Tra le due sfidanti si inserisce, degna di mensione nonostante il seed numero 13, Iona, che ha finito la stagione con un record di 29-4 seppur nella non trascendentale MAAC: i Gaels, su tutti l’ex Arizona Jordan Washington (messo fuori squadra dagli Wildcats per motivi disciplinari) e dal figlio d’arte A.J. English (il padre Alex è stato una leggenda NBA), sono un’autentica variabile impazzita che, in virtù della loro pallacanestro a 100 all’ora fatta di run&gun, possono mettere in difficoltà chiunque in una gara singola.
All’altro angolo rispetto a Virginia, pugilisticamente parlando, si colloca l’altra favorita d’obbligo del regional ed una delle candidate più accreditate al taglio della retina finale: gli Spartans di Michigan State.
Tom Izzo è alla guida di una squadra davvero completa, con un quintetto di primo piano, composto dal playmaker junior Eron Harris, realizzatore molto tecnico in grado di tirare bene dalla media e lunga distanza, dal freshman Deyonta Davis, interessante ala grande già ottica NBA e dai tre senior: Matt Costello, lungo che fa dell’intelligenza cestistica e dell’esperienza i suoi punti di forza, Bryn Forbes, tiratore mortifero e vero e proprio ago della bilancia degli Spartans e soprattutto la stella Denzel Valentine, giocatore completo, go-to-guy e mglior realizzatore della squadra.

MSU è prima in tutto il panorama NCAA per efficienza offensiva e percentuale da 3 punti e gioca una pallacanestro pulita ed oliata in ogni meccanismo del suo attacco, alla quale abbina una delle difese più organizzate del torneo; gli Spartans affronteranno Middle Tennessee ed in caso di passaggio del turno se la vedranno con una tra Dayton e Syracuse.
I Flyers, tornati nel ranking dopo tanti anni con il seed 7, sono una squadra a “trazione posteriore” che basa il suo gioco su una difesa fisica ed aggressiva soprattutto in area e vive delle folate offenisve delle due gauardie Scoochie Smith e Charles Cooke. Gli Orangemen, nonostante un’annata difficile anche per la squalifica di coach Jim Boheim, alla 40° stagione sulla panchina di Syracuse, si presentano come possibili outsider, grazie alla buona dose di talento del roster: i freshman Malachi Richardson e Tyler Lydon, di cui sentiremo parlare in ottica draft del futuro e la stella Michael Gbinijie, esploso nell’anno da senior (18+4 con il 41% dall’arco) costituiscono le frecce all’arco di Syracuse, insieme all’immancabile 2-3 che dovrà mascherare le carenze fisiche sotto canestro della squadra.
La parte inferiore del tabellone è completata dalle sfide tra Gonzaga e Seton Hall e tra Utah e Fresno State. Gli Zags non hanno ripetuto la strepitosa annata dell’anno scorso a causa delle partenze (su tutte quella di Pangos) e dell’infortunio del centro polacco Przemek Karnowski, che ha saltatao tutta la stagione; tuttavia Domantas Sabonis, il rampollo del Principe del Baltico che piace motlissimo agli scout NBA, ed il super realizzatore Kyle Wiltjier non saranno un ostacolo facile per nessuno.
Ad incrociare le armi con Gonzaga saranno i Pirates, guidati dal super talento Isaiah Withehead e dal lungo rimbalzista Angel Delgado, entrambi nell’anno da sophmore: Seton Hall è una squadra giovane e di talento, saranno armi sufficienti per andare avanti nel tabellone?
Infine le ultime due invitate: Fresno State è una compagine molto organizzata dal punto di vista offensivo, priva di grande talento, lacuna che compensa con una grande aggressività e con tante palle perse forzate ai suoi avversari; grazie a questi punti di forza e ai 21 di media della loro stella, il senior Marvelle Harris, i Bulldogs hanno già sovvertito i pronostici all’interno della Mountain West Conference ed hanno numerose somiglianze con tante “cenerentole” del passato.
Chiudiamo con Utah: gli Utes, seed numero 3, hanno centrato un record di 24-7, grazie soprattutto al loro lungo, il pivot austriaco Jacob Poeltl, giocatore dell’anno nella Pac-12 e prospetto ambitissimo dagli osservatori NBA. Poeltl è un vero e proprio fattore nel pitturato, per lui parlano 17 punti e quasi 10 rimbalzi di media, ma è anche molto bravo ad armare la mano dei compagni del backcourt, su tutti Brandon Taylor e Jordan Loveridge (che tira con il 40% da dietro l’arco) e su di loro punta coach Kristkowjack per arrivare almeno alle Elite 8.

Con Utah si conclude l’analisi del Midwest regional: ora potete dimenticare tutto ciò che avete letto, la March Madness è il regno dell’incredibile ed il ballo sta per iniziare, quindi…Let’s dance!