NBA Week 6 – Il fenomeno Pacers sempre più on fire

All’inizio della stagione avevano proclamato a gran voce di volersi vendicare dell’uscita in gara 7 nelle finali della Eastern Conference. Ora, sopraggiunti a un quarto della regular season, possiamo tranquillamente affermare che gli Indiana Pacers stanno mantenendo le promesse nel migliore dei modi… e forse anche oltre le più rosee previsioni.

Il team di coach Frank Vogel e del factotum Larry Bird sta viaggiando a un ritmo impressionante, 19 gare vinte a fronte di solo 3 sconfitte e il loro ruolino di marcia è ancora più messo in risalto in una Conference che, eccetto loro e Miami, offre un livello cestistico davvero povero. Nell’ultima settimana nonostante il passo falso contro l’altro team della lega “on a mission”, gli Oklahoma Thunder, la franchigia giallo-bianca ha regolato senza troppi fronzoli prima gli Spurs e successivamente gli Heat.

I segreti di questo successo sono molteplici: in estate si è cercato di puntellare la panchina e l’approdo in Indiana di un regolarista come Luis Scola, di Chris Copeland e di un buon playmaker di scorta come C.J. Watson ne sono la conferma (a fronte delle partenze del mai accasatosi D.J. Augustin e di “psycho” Hansbrough).

Il secondo fattore è l’impronta ancora più forte di Vogel: la difesa prima di tutto; Indiana è l’unico team in tutta la lega che concede agli avversari meno di 90 punti a incontro (89,3) a fronte di un attacco ben equilibrato che sebbene segni “solamente” 97,7 punti in media (dato che nella Western posizionerebbe i Pacers davanti solo ai Jazz e ai Grizzlies) ha aumentato in percentuale la sua efficacia in maniera considerevole. Il plus/minus (+8,4) è secondo solo a quello di San Antonio.

Senza ombra di dubbio però la componente principale di questa scalata sono l’ascesa al vertice dei due uomini franchigia della società, Roy Hibbert e Paul George: il primo sta viaggiando a 13 punti, 9 rimbalzi e 3 stoppate di media ma ha visibilmente migliorato la sua costanza difensiva, discostandosi dall’immagine di gran stoppatore ma di atleta “soft” quando serviva. Paul George è semplicemente straordinario; la guardia numero 24, con i suoi 24,7 punti a partita (quarto nella lega dietro a KD, Melo e LBJ) ma soprattutto con una serie di prestazioni da vero leader non accentratore sta dimostrando di essere l’uomo su cui puntare nelle situazioni che contano. A loro, va ricordato, si aggiungono un drappello di uomini (West, Stephenson e Hill) che unisce al meglio agonismo e punti nelle mani, non a caso i Pacers sono una delle poche franchigie che può vantare ben 5 atleti in doppia cifra, a conferma di un attacco piuttosto equilibrato.

Non possiamo prevedere se a fine stagione LeBron e soci dovranno cedere l’anello proprio agli odiati rivali ma possiamo essere certi che questi Pacers prima di sventolare bandiera bianca venderanno ancora più a caro prezzo la loro pelle.

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