NBA – Belinelli “Che onore giocare per Jordan. Vogliamo la semifinale ad Est”

Belinelli nazionale

Lunga intervista di Marco Belinelli a La Stampa alla vigilia della nuova stagione NBA. Charlotte, Nazionale, Jordan e altro nelle sue parole

Belinelli al cospetto di Jordan: è intimorito?
«No, preferisco definirmi orgoglioso, sin da quando Michael mi ha dato il benvenuto agli Hornets con una telefonata. In pochi possono dire di aver giocato per l’idolo della propria adolescenza, Jordan è l’uomo che mi ha fatto innamorare della Nba».
Ma sentirà addosso il peso degli occhi di un osservatore così particolare?
«Mi hanno detto tutti che, anche se si siede accanto alla panchina, l’atteggiamento di Jordan è sempre discreto, non mette pressione. Ma non sono preoccupato: ho giocato le finali, non sono un debuttante, so gestire certe emozioni».
Gioca nello stesso ruolo che fu di Jordan: gli chiederà qualche consiglio?
«No, forse in quel caso sarei davvero in soggezione. Prima voglio capire il modo in cui gli altri giocatori si rapportano con lui».
Da giocatore, Jordan era abituato a vincere, da proprietario non ha ottenuto gli stessi risultati.
«Ma Charlotte è in crescita, ha una squadra piena di giocatori intelligenti: comunichiamo bene sul campo, è un bel punto di partenza».
Lei punta a trovare spazio in mezzo a Kemba Walkere Nicolas Batum: quale sarà il suo ruolo?
«Sono qui per portare punti, ma non solo. Charlotte rappresenta un salto in avanti rispetto a Sacramento, dove l’anno scorso era andato tutto storto: non eravamo un gruppo, non ci allenavamo bene. Agli Hornets torno a respirare un’aria simile a San Antonio, Chicago, New Orleans. Quelle realtà ambiziose in cui ho imparato che, senza i playoff, rischi quasi di perdere tempo».
Quali sono i suoi obiettivi?
«Disputare le partite che contano, quindi la semifinale ad Est, che per Charlotte sarebbe un passo avanti rispetto all’anno scorso. Non c’è più un lungo di posizione come Al Jefferson, e allora giocheremo più spesso in velocità, saremo anche divertenti».
Le sue probabili finaliste?
«Vorrei esserci io, alle prossime finali… Ma è prematuro per gli Hornets. E allora vedo il terzo atto tra Cleveland e Golden State, anche se San Antonio non è distante».
Come sarà la prima Nba senza Kobe Bryant,Tim Duncane Kevin Garnett?
«La Nba ripartì anche senza Jordan, il rinnovamento è continuo. Dopo aver fatto la storia, Bryant, Duncan e Garnett hanno capito che era il momento di dedicarsi alla famiglia. Mi sento fortunato per aver giocato, e vinto, con Duncan. Per me, invece, il momento per cambiare vita è ancora lontano».
A fine carriera resterà negli Stati Uniti, oppure preferirà tornare in Italia?
«Credo che tornerò a San Giovanni in Persiceto, ma ringrazierò sempre l’esperienza americana, anche fuori dal campo. Arrivai nel 2007 che parlavo un inglese non certo perfetto, ero un po’ chiuso, non ero abituato nemmeno a fare la spesa. Al di là della maturazione, qui sono diventato molto più aperto e socievole».
Come ha vissuto l’estate, dopo la delusione del Preolimpico?
«Per un mese ho provato un dolore atroce, e non certo per colpa dello zigomo fratturato. A Rio avremmo fatto un’ottima figura, me lo sono ripetuto guardando il torneo olimpico. Ma abbiamo un’altra occasione a Euro 2017, sempre con gli ingredienti giusti: sono felice che Ettore Messina resti il ct azzurro, gli ho scritto subito dopo il rinnovo. La fiducia reciproca tra il ct e il gruppo è molto alta».
Dopo il ritorno in Europa di Andrea Bargnani, la Nba vede in campo soltanto due italiani: lei e Danilo Gallinari.
«Non c’è il rischio estinzione, arriverà qualcun altro. Alessandro Gentile, per esempio: gli auguro di vivere una grande stagione con Milano, che è strafavorita per lo scudetto. E lo stesso Daniel Hackett merita

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