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Eastern Conference preview: Bucks sempre al top, sorpresa Nets?

Eastern Conference preview: Bucks sempre al top, sorpresa Nets?

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Dopo una off season atipica la NBA si appresta ad aprire il sipario alla nuova stagione 2020/2021. Si è già ripreso a giocare da qualche giorno con le prime partite di preseason, ma dal 22 dicembre si inizierà a fare sul serio.

Ad Est, la squadra da battere rimarrà sempre Milwaukee con un Giannis ancor più agguerrito e determinato (soprattutto dopo il rinnovo multimilionario di pochi giorni fa), ma chi potrebbe rompere le uova nel paniere a tutti sono i Brooklyn Nets, finalmente con il duo Irving-Durant a pieno regime. Alquanto impronosticabile la stagione degli Hawks di Gallinari (che torna ad Est dopo la primissima esperienza ai Knicks) che potrebbero essere in orbita playoff anche fino alla fine.

ATLANTIC DIVISION

Boston Celtics

Nonostante una off-season non particolarmente sugli scudi, i Celtics si ripresentano ai nastri di partenza come finalista ad Est, battuta solo in gara-7 dagli Heat, e un progetto – quello di Brad Stevens – che e’ ancora in pieno sviluppo. La base di partenza e’ la conferma di Jayson Tatum, superstar della squadra, assicurato per 5 stagioni a $163 milioni, oltre che Jaylen Brown, anche lui autore di una post-season da urlo. Se ne va Gordon Hayward agli Hornets, dopo un sign-and-trade che lascia spazio salariale per l’arrivo di un’altro top player e quindi alla possibilità di ulteriore miglioramento del roster, premio di consolazione per un tassello (Hayward) che mai si e’ incastrato a meraviglia con lo spirito Celtic. Le aggiunte di Tristan Thompson e Jeff Teague danno esperienza e manodopera, mentre dal draft arriva l’ala piccola Aaron Nesmith, pescato al 14, che sostituirà – almeno inizialmente – Brad Wanamaker, lasciato andare da free agent.

Brooklyn Nets

Il duo Durant-Irving, con il secondo alle prese con diversi infortuni la scorsa annata e il primo che deve ancora vedere il parquet, può assolutamente far svoltare la franchigia in una delle squadre più forti dell’intera NBA. A questi due, si aggiunga una squadra gia’ discretamente solida (che ha fatto i playoff lo scorso anno) con Dinwiddie, LeVert, Harris e Allen nelle rotazioni più alte, e un veterano come DeAndre Jordan vicino al ferro. Le aggiunte di Bruce Brown, Shamet e Jeff Green aggiungono profondità, e molto dipenderà anche dal nuovo coach, atteso da molti – la leggenda Steve Nash. La mettiamo alla 4, che e’ una media tra la 1 (se le cose vanno come potrebbero) e la 8 (se uno tra Kyrie e Kevin si fa male o qualcosa va storto, in una squadra con tanti elementi nuovi).

New York Knicks

Se un lato dell’East River ride, l’altro piange, e pure a dirotto. Ormai non sorprendono più i Knicks, previsti e puntualmente adagiati, sul fondo della Eastern Conference. La stagione alle porte servirà ai newyorkesi per testare e sviluppare ancora i due secondi anni, RJ Barrett e Mitchell Robinson, ed inserire il n.8 all’ultimo draft, l’atletica ala Obi Toppin. Per il resto, niente di trascendentale, con un gruppo di giocatori per vivacchiare (Kidd-Gilchrist, Payton, e’ arrivato Rivers, insieme a Burks e Noel) e, perlomeno, un vecchio volpone in panchina come Tom Thibodeau, che potrebbe dare la plasmatura giusta ai giovanotti del roster, e chi sa – qualche sprazzo di luce in fondo al tunnel cestistico nella nobiltà della Grande Mela, da anni destinata a guardare l’NBA da spettatrice – e quest’anno terribilmente da vicino.

Philadelphia 76ers

“Trust The Process” e’ ancora il motto della squadra, effigiato sulla City Edition Jersey per la stagione 20-21. Il fatto e’ che il “process” sta andando avanti da tempo ormai. Esauritasi la fase iniziale di crescita, con la dipartita di coach Brett Brown, a prendere le redini della coppia Embiid-Simmons e’ arrivata un’istituzione come Doc Rivers. E questo potrebbe rivelarsi il vero colpo di mercato dei Sixers, assieme ad un vincente per definizione, Danny Green, che dopo gli anelli a San Antonio, ne ha vinti due negli ultimi due anni con Toronto e con i Lakers. Liberatisi di un veterano in chiaro declino come Al Horford, dal draft è arrivata una guardia tosta, forte in difesa e dinamica in attacco come Tyrese Maxey – uno dei possibili steal of the draft.

Toronto Raptors

Non foss’altro per il titolo vinto due stagioni orsono, e la qualità di alcune pedine ormai “storiche” della squadra canadese, potremmo sbagliarci amaramente nel nostro pronostico (vedi fine articolo). I Raptors hanno bloccato VanVleet per quattro stagioni, chiudendo il cerchio iniziato con un giocatore senza contratto quattro anni fa e scoperto dal nulla, ma la perdita di Gasol ed Ibaka crea un vuoto difficilmente colmabile, nemmeno da Aron Baynes. Nurse si dovrà armare ancora una volta di pazienza e creatività per rimanere in alto – nomi come Lowry, Siakam, VanVleet e Anunoby possono tenere botta – anche se il trasferimento, pur solo iniziale e temporaneo, a Tampa Bay aiuterà ancor meno in questo obiettivo.

CENTRAL DIVISION

Chicago Bulls

Prevediamo ancora una stagione transitoria per i Bulls, nonostante l’arrivo di uno dei migliori coach dello scorso anno in NBA, cioè Billy Donovan. La squadra, sulla carta, ha dei valori interessanti – a partire dall’uomo franchigia Zach LaVine, a Lauri Markkanen – atteso ad una crescita importante – per finire con il n.4 del draft, l’ala forte Patrick Williams. Trattenuto Valentine, la “rookie sensation” dello scorso anno Coby White e’ atteso ad una crescita anche lui. Se tutti rimangono in salute e la mano di Donovan si vedrà prima del previsto, potremmo anche assistere ad una Chicago di ritorno nei playoffs – ma ballano troppi “se”.

Cleveland Cavaliers

Fase di piena transizione per i Cavs, con i soli Love e Drummond a tirare la carretta, seguiti da un mix di veterani con poco da chiedere e alcuni giovanotti di belle speranze. A partire dalla scelta n.5, Isaac Okoro, ala con spiccate doti difensive – proprio a rinforzare un reparto apparso molto debole la scorsa stagione. Confermato Delly, arrivato McGee, partito Thompson, poco e’ cambiato nel roster a parte appunto il draft. Da tenere d’occhio Sexton, atteso a conferme, e il turco Osman.

Detroit Pistons

Definire confusionaria la offseason dei Pistons è dir poco. A partire dal contratto di $60m in tre anni a Jerami Grant, e quello da $25m sempre in tre anni a Mason Plumlee. Difficile capire questa mossa per due che a Denver erano panchinari. Dal draft, alla 7, Detroit ha pescato Killian Hayes, guardia che può giocare sia da 1 che da 2, e dal mercato e’ anche arrivato Okafor dai Pelicans. Dietro Griffin e Rose – star un po’ datate, va ammesso – non si vede troppo per far sognare in qualche modo i tifosi di Detroit, e Casey – se lo conosciamo un po’ – è il primo a saperlo.

Indiana Pacers

La perdita dell’All-Star Domantas Sabonis appena prima del restart ha inferto un grave colpo sulle speranze di fare bene ai playoffs, spazzati via 4-0 dai poi finalisti Heat. Poco è arrivato dal draft, e la sostituzione di Nate McMillan con un altro Nate, Bjorkgren, alla guida, non fa ben sperare. Di converso, il gruppo solido che ha lottato nei primi sei posti della conference lo scorso anno è quasi del tutto confermato (compreso Justin Holiday – sempre in tandem col fratello Aaron) e i mal di pancia di Oladipo sono scongiurati almeno fino alla prossima finestra di mercato. Da playoffs, se Bjorkgren dimostrerà polso e talento.

Milwaukee Bucks

I Bucks partono da due certezze: il miglior record assoluto NBA nella stagione 19-20 (56-17) e l’MVP delle ultime due stagioni, Giannis Antetokounmpo. Di certo, Mike Budenholzer avrà avuto il suo bel daffare durante la off-season per capire cosa e dove cambiare per non arrivare a scontrarsi ancora con il muro dei playoffs – vista la deludente uscita di scena al secondo turno contro i (poi finalisti) Miami Heat. Certamente, però, il team del Wisconsin è la squadra nettamente favorita per lo spot n.1 nella sempre più competitiva Eastern. L’ossatura della squadra gravita ancora attorno alla coppia di All-Stars, Giannis appunto e Khris Middleton, con le conferme di Brook Lopez, Connaughton e DiVincenzo. Se ne sono andati Bledsoe e il veterano George Hill, ma anche Matthews, Robin Lopez, Ilyasova e Marvin Williams (quest’ultimo ritirato), ma i volti nuovi sono Jrue Holiday, DJ Augustin, Forbes, Portis e Stauskas. Compito non facile per coach Bud ricreare l’unità d’intenti necessaria per riagguantare lo spot n.1 ad Est, ma un penny ce lo giochiamo volentieri sul team di The Greek Freak.

SOUTHEAST DIVISION

Atlanta Hawks

Le Aquile della Georgia ripartono da una meravigliosa certezza: Trae Young. Il piccolo funambolo, ormai uno dei migliori della lega e destinato ad un futuro sfavillante, ha fatto capire alla dirigenza che non è più il tempo di progettare ma di attuare, ed è stato, almeno in parte, soddisfatto. Rimasto Collins, sono arrivati rinforzi importanti dal mercato dei free agents come Danilo Gallinari e Bogdan Bogdanovic, oltre ad una chioccia di lusso come Rajon Rondo e uno swingman dalla panca come Tony Snell, mentre dal draft uno dei lunghi più interessanti in Onyeka Okongwu, pescato alla 6 – che si aggiunge a Clint Capela sotto il ferro. Lloyd Pierce ha in mano un team molto interessante, con il compito non facile di migliorare le 20 vittorie dell’anno scorso.

Charlotte Hornets

Molte speranze sul rilancio Hornets sono poste nel rookie LaMelo Ball, da molti dato al n.1 del draft e finito, però, alla n.3. L’asse sarà Ball-Hayward, quest’ultimo acquisito con una sign-and-trade da Boston e pronto a prendersi la leadership del team. Biyombo e Graham sono altre due pedine solide, che possono dare a Charlotte la chance di occupare, perlomeno, un posto nel play-in tournament. Il rischio è che tutto questo rallenti la ricostruzione di una squadra che – forse – ne ha tremendamente bisogno, precludendosi scelte alte nei prossimi draft.

Miami Heat

Chissà quante volte, dopo le finals, Jimmy Butler si sarà riguardato ed analizzato le partite contro i Lakers, per capire dove migliorarsi e come poter sferrare un altro attacco al titolo in questa stagione. Conoscendolo, e conoscendo l’etica di lavoro di coach Erik Spoelstra, sicuramente la squadra del patron Pat Riley si prepara a crescere vertiginosamente, spinta anche dal grande risultato – inaspettato – raggiunto nella scorsa stagione. Il peso maggiore ruoterà ancora attorno al duo Butler-Adebayo, le cui performances saranno fondamentali per capire dove gli Heat vorranno arrivare in stagione regolare, chiusa sul 44-29 l’anno scorso. Ci aspettiamo, inoltre, una crescita esponenziale del secondo anno Tyler Herro, autore di playoff strepitosi ma non di una stagione regolare altrettanto brillante, e di Duncan Robinson, specialista da tre punti anche lui a tratti incontenibile nella post-season. La off-season li ha privati di Crowder (andato ai Suns) e Jones Jr (ai Blazers), ma l’arrivo di Avery Bradley e Moe Harkless rende queste defezioni sopportabili. Dal draft e’ arrivato Precious Achiuwa al n.20, un’ala forte che aiuterà Adebayo sotto le plance, mentre è notizia degli ultimi giorni – purtroppo – il taglio del “nostro” Paul Eboua.

Orlando Magic

Se non altro perché la squadra della Florida si è qualificata per la post-season la scorsa stagione, mettiamo un penny sul team di Clifford per il raggiungimento del play-in tournament perlomeno. La squadra girerà ancora attorno all’All-Star Nikola Vucevic, e tanto dipenderà dalla crescita di Bamba. Augustin se n’è andato, ma dal draft arriva Cole Anthony, uno dei migliori scorer disponibili, e rimangono Carter-Williams e Ennis III, importanti elementi in rotazione. Forse era meglio fare pulizia e tentare la via della ricostruzione? Forse, ma così i Magic possono ancora ambire ad un umile posto nei playoff.

Washington Wizards

Via Wall, dentro Westbrook, questi Wizards (dalla W ricorrente) non hanno migliorato troppo lo scenario. Dal draft, e non è poco, è arrivato alla 9 forse il giocatore più pronto, cioè quel Deni Avidja che tanti davano almeno nella top 3, ed insieme ad Hachimura potrebbe formare una coppia di giovanissimi pronti ad esplodere. La potenza di fuoco è innegabile con Westbrook e Beal, e il rinnovo a Bertans è certamente buona cosa. La panchina però rimane troppo, troppo corta per poter puntare a qualcosa di più della lotta per il decimo posto – nonostante gli arrivi di Robin Lopez e Mahinmi. Scott Brooks dovrà inventarsi qualcosa o tirar fuori qualcosa da qualche giocatore inaspettato – e potrebbe anche succedere. Ma le probabilità sono bassine.

POWER RANKING:

1. Milwaukee Bucks

2. Miami Heat

3. Boston Celtics

4. Brooklyn Nets

5. Philadelphia 76ers

6. Tampa Bay/Toronto Raptors

7. Indiana Pacers

8. Atlanta Hawks

9. Orlando Magic

10. Charlotte Hornets

11. Washington Wizards

12. Chicago Bulls

13. New York Knicks

14. Cleveland Cavs

15. Detroit Pistons