Dirk Nowitzki si ritira: il basket mondiale è un po’ più povero

Dirk Nowitzki
Photo by scott mecum / CC BY 2.0

Dirk Nowitzki ha ufficialmente annunciato il suo ritiro il 9 aprile 2019. Davanti ai suoi tifosi e in quella Dallas che è stata la sua casa cestistica per ben 21 stagioni, un Dirk visibilmente emozionato si è congedato dal basket giocato chiudendo una carriera lunga 1521 match e impreziosita da 31.540 punti segnati, sesto di sempre (e primo giocatore europeo) nella storia della Nba.

La leggenda di “WunderDirk” inizia nell’ormai lontano 1998 a Vancouver, città scelta come sede del draft. Dietro a nomi come Mike Bibby, Vince Carter e Paul Pierce, i Milwaukee Bucks scelgono questo tedesco semi-sconosciuto di 213 cm e lo girano immediatamente ai Dallas Mavericks in cambio di Robert Traylor e Pat Garrity. Non sanno che sarà uno degli errori più grandi della storia della franchigia.

Spedito in Texas, Dirk fatica nella stagione da rookie, realizzando 8.2 punti di media nelle sole 47 partite disputate. Il salto dalla Germania all’America si rivela più complicato del previsto ma le cose cambiano già dal secondo anno. I punti salgono a 17.5 così come i minuti giocati e i rimbalzi. La terza stagione è quella dell’esplosione e coincide con l’arrivo ai Mavs di Michael Finley e Steve Nash. Tolto dalle pressioni eccessive, il tedesco segna quasi 22 punti a partita da secondo violino e inizia a perfezionare quel tiro dalla lunga distanza che in breve tempo diventerà il suo marchio di fabbrica.

Partiti per altri lidi Finley e Nash, Nowitzki diventa il punto di riferimento della squadra e dopo alcune stagioni interlocutorie trascina i Mavs alla finale Nba del 2005/2006. Davanti ci sono i Miami Heat di Dwayne Wade. Il tedesco gioca due gare da protagonista e porta i suoi sul 2 a 0. In Florida, però, la storia cambia. Trascinati da Wade e Shaquille O’Neal, gli Heat ribaltano il risultato e si portano a casa il titolo in 6 combattutissime gare.

Vinto il titolo di Mvp della stagione regolare l’anno successivo, il tedesco dovrà aspettare altri quattro campionati per tornare a giocarsi l’anello. Nelle Finals 2011 va in scena la rivincita tra Mavs e Heat. Questa volta sono i texani a vincere in sei gare con Nowitzki nominato miglior giocatore della serie. Sarà il punto più alto della sua carriera.

Il resto è storia recente. Seguiranno altre stagioni da giocatore top della Lega e un lento declino, dovuto anche ad alcuni guai fisici, che lo porteranno, alla soglia dei 41 anni ad annunciare il ritiro dal basket giocato. La sua eredità a Dallas è però in buone mani. In squadra è arrivato quest’anno un nuovo fenomeno: quel Luka Doncic che nell’annata da rookie ha messo insieme cifre migliori di quelle di LeBron James al primo anno. Allo sloveno, e al nuovo arrivato Porzingis, il compito di riportare i Mavs alla post-season e di provare, fin dalla prossima stagione, a togliere il titolo a quei Warriors che si stanno giocando i playoff con i favori dei pronostici di Unibet scommesse anche quest’anno. Il futuro è roseo dalle parti del Texas.

Nuovi talenti europei che in questa stagione hanno imparato moltissimo dall’etica del lavoro e dalla professionalità di Dirk. Con il tedesco, è fondamentale sottolineare, non se ne va soltanto il sesto miglior marcatore di tutti i tempi, ma anche una delle icone del basket anni 2000 e uno dei pochi giocatori in grado di cambiare per sempre la storia del gioco: quel suo tiro fuori equilibrio, praticamente immarcabile, e l’abilità di giocare dentro e fuori dall’area hanno rivoluzionato il ruolo dell’ala grande e l’hanno portato ai canoni che stiamo ammirando oggi.

La carriera di WunderDirk, impreziosita anche da 14 convocazioni all’All-Star game e da 12 nomine nei quintetti All-Nba, ha lasciato una traccia indelebile nella Lega. A dimostrarlo la parata di stelle accorse alla sua festa d’addio (tra cui Larry Bird e Scottie Pippen) e le parole commosse del suo storico coach Rick Carlisle: “Ancora non mi ha fatto male. Ma appena realizzerò quello che è appena successo mi scenderanno le lacrime. Uno come lui non si rivedrà più”.