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Da Zero a Dieci la Regular Season 2013-14 Frame dopo Frame – Part One

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In attesa dei prossimi playoff riviviamo istante dopo istante la stagione appena trascorsa con il pagellone di BasketItaly.

 

0 – Gli Infortuni: Il vero tallone d’Achille della Lega. Non vedere all’azione neanche un minuto il nostro Gallinari – una delle principali cause della stagione negativa di Denver – essere sedotti e poi nuovamente abbandonati da Derrick Rose, di cui si paventa un possibile ritorno in post season e i cui Bulls sono comunque riusciti ad ottenere il terzo record pari merito ad Est grazie alla definitiva esplosione di Noah, poi Kobe, Pau, Russell, Rajon e la miriade di infortuni meno lunghi che ad ogni modo hanno privato tutte le compagini di tasselli più o meno fondamentali. Soluzione al problema non ve ne sono se non quella di ridurre la durata della Regular Season ed abolire i back to back.   

 

1 – Le Division e il Sistema Playoff: Ok, i Bobcats e i Wizard hanno conquistato i playoff piazzandosi davanti ad avversari ben più quotati – sulla carta e non. Inoltre questi due team non sono privi di star power (bussare ai campanelli Jefferson e Wall) ma nel 2014, in un’epoca dove gli spostamenti sono più veloci e le tratte si sono moltiplicate pare anacronistico parlare di Division, il cui titolo oramai è dopo più che un mero simbolo. Con il passare delle stagioni inoltre, le rivalità sono spesso sconfinate “coast to coast” e non sono più solo la versione americana dei nostrani derby. 

 

2 – Blasone Decaduto: Per la prima volta nella storia nessuna franchigia tra i Celtics, i Lakers (versione LA) e i Knicks ha raggiunto i playoff. Le tre squadre dai fatturati più alti, dalla storia più intensa e probabilmente con il maggior numero di tifosi sparsi per il mondo guarderanno da casa la post season. I Lakers sono incappati in una stagione disgraziata molto per causa loro ma anche per una serie incredibile di defezioni. Coach D’Antoni in pochissime occasioni ha potuto confermare lo starting five per più di due partite consecutivamente; restano comunque discutibilissime molte scelte societarie e il futuro, con Kobe rifirmato a più di 20milioni a stagione e con pochissimo margine di manovra causa salary cap, pare denso di nubi.

La rifondazione dei Celtics invece era stata ampiamente prevista nel momento in cui i totem Garnett e Pierce hanno fatto le valigie direzione Nets e coach Rivers ha preferito trovare nuovi stimoli nella Los Angeles meno blasonata. Affidare tutto nelle mani di un lungo degente dal futuro incerto e Green era il chiaro segnale di un’annata di transizione.

Per parlare approfonditamente del caso Knicks non basterebbero intere giornate. Basti pensare che nel circo dove è approdato il nostro “Mago” Bargnani a inizio stagione si facevano proclami di anello ma a causa di una partenza nefasta – ad ogni modo ampiamente recuperabile, vedasi Nets – tali discorsi sono passati dapprima a “obiettivo testa di serie”, poi a “obiettivo playoff” e infine a “ricostruiamo per il futuro”: peccato che il salary cap e l’assenza di pick al super Draft 2014 impediscano tale piano. Per chiudere in bellezza la stagione ecco Lamar Odom, firmato pochi minuti prima l’inizio dell’ultima di regular season.   

 

3 – La Losing Streak di 76ers: In quel di Philadelphia devono ringraziare la presenza nella Lega di una squadra senza capo né coda come quella dei Bucks (che proprio pochi giorni fa hanno cambiato proprietario), ma la stagione dei 76ers passerà alla storia come quella della peggior losing streak pareggiata. Partenza shock con vittoria sui campioni di Miami con annessa tripla doppia del rookie Carter Williams, poi una serie di vittorie nel primo mese che la consolidavano nei piani alti della “sgangherata” Eastern Conference (all’epoca con solo tre team in saldo positivo) fino all’inesorabile declino con le 26 sconfitte consecutive. La squadra è futuribile (da ricordare che la numero 6 del Draft 2013 Noel è stata out tutta la stagione) ma mancano ancora dei tasselli: una buona scelta al Draft o una buona serie di trade potranno dare nuovo smalto alla compagine della città dell’amore fraterno.

 

4 – Detroit e Cleveland: Qualificarsi a Est non era impresa ardua ma i Pistons e i Cavaliers sono riusciti in tale impresa. Detroit dopo una pesante rifondazione in pre-season aveva grosse aspettative, basandosi sulle twin tower Monroe e Drummond e sul free agent Josh Smith schierato da tre per un quintetto lunghissimo, ma non tale assetto non ha mai convinto e non è stata in grado di trovare accorgimenti in corso d’opera.

I Cavaliers per la prima volta dopo “The Decision” si sentivano pronti a una stagione da protagonisti. Irving sarebbe dovuto essere il nuovo crack della lega e forti della prima scelta al Draft Bennett avevano anche la fama di compagine ampiamente futuribile – strizzando l’occhio a un possibile ritorno del figliol prodigo in estate. Le magre figure di campionato, unite al flop Bennett e al clima caldissimo nello spogliatoio di certo hanno allontanato questa suggestiva ipotesi.

 

 

5 – Minnesota: Qualificarsi invece a Ovest era ben più difficile. Vedere però per un’altra annata fuori dalla post season e con record negativo i Wolves può far storcere il naso. Love e compagni hanno chiuso inoltre la stagione con un plus/minus ben superiore ad altre squadre qualificatesi ma in più di un’occasione si sono letteralmente sciolti al sole in finali di partita punto a punto. Love non avrà mai costanza difensiva, Rubio non diventerà mai un leader, Pekovic e Martin non saranno superstar ma il valore complessivo del team resta sempre elevatissimo.

 

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