Home NBA Boston, Brooklyn, Philly, Milwaukee: parte la sfida ai Raptors sulla costa Atlantica

Boston, Brooklyn, Philly, Milwaukee: parte la sfida ai Raptors sulla costa Atlantica

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Dopo la presentazione della Western, analizziamo la situazione della Eastern Conference al via della nuova stagione NBA. Con i Toronto Raptors “vedovi” di Kawhi Leonard, i Philadelphia 76ers e i Milwaukee Bucks sembrano le due franchigie destinate a lottare per un posto alle Finals, con i Boston Celtics e i Brooklyn Nets pronte a rilevare spazi importanti nella post-season. Vediamo come si delineano i rapporti di potenza. Chi stupirà e chi deluderà? Chi vincerà? Ecco le nostre previsioni, a cura di BasketItaly.it .

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Atlantic Division

È uno dei raggruppamenti NBA che ha subito il maggior stravolgimento nel corso dell’ultima off-season, composta solo da formazioni che hanno vissuto un’estate che ne ha profondamente cambiato la fisionomia e le prospettive future. In 4 formazioni puntano solo che ai playoff, una quinta se li sogna…

Partiamo con i campioni in carica 2018-2019, i canadesi Toronto Raptors. Avevano un solo obiettivo nella loro estate post-titolo: cercare di trattenere chi aveva permesso loro di essere competitivi per vincere l’Anello, Kawhi Leonard. Partito lui in direzione L.A. Clippers, la squadra ha davvero poche possibilità di repeat. Hollis-Jefferson, Payne, Stanley Johnson, Matt Thomas… non possono loro di certo spostare in un team che comunque resta piuttosto competitivo nella Eastern. Si riparte dall’usato sicuro Lowry, Ibaka e Gasol che però sono in scadenza di contratto mentre Pascal Siakam è decisamente pronto a salire di livello, come Fred VanVleet del resto. Nel succedere ai Raptors nel trono della Eastern mirano i Philadelphia 76ers, che hanno sì salutato Jimmy Butler e JJ Recick, ma possono essere certi di essere l’unica squadra della Division ad aver conservato obiettivi in linea con il percorso di crescita. Se il quintetto Simmons-Richardson-Harris-Horford-Embiid si candida a essere il più temibile dell’intera NBA, qualche incertezza in più può derivare dalla panchina, dal tiro da fuori di Ben Simmons, dalla salute di Joel Embiid, e la chiave potrebbe essere Josh Richardson, chissà mai. Per i Boston Celtics si può definire l’anno della verità dopo che è stato archiviato il biennio con Kyrie Irving. Si ripartirà da Kemba Walker, dalla crescita di Tatum e Brown, dall’assestamento di equilibri sulle due metà campo con Smart e Hayward. Con Daniel Theis pivot titolare designato, serve trovare quell’identità di squadra che nelle ultime stagioni è stata molto schizofrenica, per coach Brad Stevens servirà un upgrade per essere una contender. Passando ai Brooklyn Nets, si spera un salto di qualità che resta legato a molte incognite: sull’ambientamento di Kyrie Irving, su quando recupererà Kevin Durant (potrebbe saltare l’intera stagione), da quanto sarà efficace sotto le plance DeAndre Jordan e quanto aiuteranno i vari Dinwiddie e LeVert (aspiranti terzi violini), il pivot Allen e il tiratore Joe Harris. E’ chiaro che gli anni della ricostruzione a Brooklyn sono finiti: sta per iniziare la stagione del cesello sotto la leadership di Kyrie. Si finisce con l’altra sponda de La Grande Mela, ossia i New York Knicks. Come ogni anno si chiede di non fare peggio della stagione prima, ma se poi ci si mette la solita estate poco gratificante che non ha portato né la prima scelta assoluta, né alcun grande free-agent sul mercato, allora è sempre Anno Zero. Al rookie RJ Barrett e ai vari giovani e scommesse Ntilikina, Robinson e Knox spetta il compito di soddisfare il Madison Square Garden in una stagione, l’ennesima, di mediocrità e transizione con poche velleità.

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Southeast Division

Heat e Magic da playoff, Hawsks possibile sorpresa della Conference e classica ousider, Hornets e Wizards sul fondo della classifica che già pensano alla prossima lottery. In sintesi, si presenta così la Southeast Division, ed anche in questa stagione dovrà sperare in tante situazioni (alquanto difficili da verificarsi) per non risultare alla fine la peggior Division della Lega.

Partiamo dai Miami Heat: preso una “prima punta” come Jimmy Butler che ha trovato 140 milioni di buone ragioni, si conta di tornare protagonisti in Florida. Perchè dopo il 39-43 della scorsa annata , è veramente difficile pensare che Butler non possa portare 3/4 vittorie in più, eddai. Sacrificati Richardson e, finalmente, Whiteside, sono arrivati Meyers Leonard e l’interessante rookie Tyler Herro. Si attende il miglioramento di Bam Adebayo e Justise Wislow, la conferma di Goran Dragic e chissà se si concretizzerà il flirt estivo Chris Paul… Altra franchigia della Florida, gli Orlando Magic: giovani e talentuosi, contano di ripetere i playoff dell’anno precedente grazie al confermato gruppo guidato dal pivot Nikola Vucevic e dal play-guardia Evan Fournier. Attesi al spin successivo sia Mo Bamba che Aaron Gordon, che diano conferme del loro valore, il punto di domanda resta Markelle Fultz, la prima scelta del Draft 2017 che è giunto alla stagione della verità e deve dimostrare quanto vale. Attenzione a Jonathan Isaac, quest’anno può spaccare. Gli Atlanta Hawks puntano a essere una squadra intrigante che sogna la post-season con il talento cristallino di Trae Young, la crescita del lungo John Collins atteso alla consacrazione da All-Star, di Kevin Huerter e del rookie Cameron Reddish. Desta curiosità e ammirazione la 22a stagione in campo del veterano Vince Carter, solo applausi per lui. E’ gruppo forse giovane aldilà di Vinsanity, ma ha quello per tornare tra le protagoniste della Lega. I Washington Wizards: considerato che il play John Wall starà fuori tutto l’anno per infortunio al tendine d’Achille, la squadra è affidata al tiratore Bradley Beal, a Isaiah Thomas e al pivot Thomas Bryant, ma è troppo poco per cercare di pensare a dei possibili playoff, sarebbe quanto meno sorprendente. A meno che esploda il talento del rookie giapponese Rui Hachimura con Beal che rischia di essere ceduto a metà stagione, si prospetta la ricostruzione nella franchigia della Capitale. Concludiamo con i Charlotte Hornets: hanno perso Kemba Walker e Jeremy Lamb, è arrivato Terry Rozier e dal draft pescato P.J. Washington, si può affermare che l’era della rifondazione è iniziata in attesa di scelte migliori con Nicolas Batum primo terminale offensivo e Cody Zeller pivot titolare. Destinata a smembrare quel che resta del quintetto base e cominciare un nuovo ciclo, è prigioniera di contratti troppo pesanti per essere scambiati. Si candida a essere tra le peggiori della Lega 2019-2020…

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Central Division

I Bucks puntano alle Finals, i Pacers a dimostrare nuovamente solidità, Pistons e Bulls cercheranno in tutti i modi di agganciare un posto nella post-season, mentre i Cavaliers andranno incontro a un altro anno di transizione e tanking.

Pensi ai Milwaukee Bucks e subito pensi all’MVP Giannis, in cerca di rivalsa dopo il deludente Mondiale FIBA. I Cervi sono in cerca della conferma di 60 vittorie e di quello step successivo alle Finali di Conference. Le partenze non indolori di Brogdon, Mirotic, Gasol e Snell sono state un po’ cancellate dagli arrivi di tiratori come Wesley Matthews e Kyle Korver, e fratelli d’arte come Thanasis Antetokounmpo e Robin Lopez. Il peso delle aspettative rischia di schiacciarli? Tutto dipenderà dall’MVP e trovare alternative a lui. Negli Indiana Pacers invece tutto ruota intorno a quando rientrerà Victor Oladipo dall’infortunio al ginocchio. Ripetere le 48 vinte dell’anno precedente sarà più che difficile, ma T.J. Wareen e il jolly Malcolm Brogdon pescati in estate possono essere barlumi di speranza alle perdite di Bojan Bogdanovic e Thaddeus Young. Con i lunghi Myles Turner, atteso al salto di qualità, e Domantas Sabonis che può solo migliorare, si punta all’affermazione del rookie georgiano Goga Bitadze. I Detroit Pistons restano l’eterna squadra incompiuta, vedere lo 0-4 ai playoff 2019 contro i Bucks al primo turno e le 41 vittorie 2018-19. Blake Griffin e Andre Drummond restano una coppia di lunghi ben assortita, Derrick Rose cerca conferme e rilancio in grande stile in un perimetro modesto con Reggie Jackson e Tim Frazier, l’obiettivo sarà solo che sviluppare Luke Kennard. Ai Chicago Bulls, di sicuro, peggio di un’annata da 22 vinte non può andare. C’è però da essere ottimisti, non ai livelli di Michael Jordan, suvvia, ma Zach Lavine e Lauri Markkanen sono le pietre angolari da cui ripartire in un roster molto interessante e ricco di potenziale che comprende il lungo mestierante Thaddeus Young, il ceco Tomas Satoransky, Kris Dunn e il rookie Coby White, ma le troppe incognite sono legate a esperienza scarsa e sviluppo giocatori. Chiudiamo con i Cleveland Cavaliers che compieranno 50 anni di nascita della franchigia, ma c’è ben poco da festeggiare: c’è curiosità sull’impatto di Darius Garland accanto a Colin Sexton negli esterni, ma il destino è legato alle trade per Tristan Thompson e Kevin Love verso altri lidi. Per il resto, sarà una stagione come la precedente di 19 vinte in quella scorsa, senza alcuna velleità di successo, nella più classica delle maratone verso il tanking.

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