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ESCLUSIVA | Matteo Da Ros: “Tendo a guardare giornalmente cosa posso fare per migliorare”

ESCLUSIVA | Matteo Da Ros: “Tendo a guardare giornalmente cosa posso fare per migliorare”

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La settimana scorsa siamo andati a Trieste dove abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con Matteo Da Ros, ala grande dell’Allianz Pallacanestro Trieste. Abbiamo spaziato su svariati argomenti, dal suo esordio in serie A e in Eurolega con la maglia della Virtus Bologna, all’attuale delicata stagione biancorossa.

Innanzitutto come stai?

Bene. Stiamo facendo un bel lavoro in questo periodo, in cui non dobbiamo essere performanti la domenica. Stiamo lavorando molto con il preparatore, per cercare di mettere insieme un po’ più di benzina nel motore.

Come ti sei avvicinato al basket e che cosa ti ha convinto a continuare con il professionismo?

I miei genitori (entrambi ex giocatori) hanno sempre avuto un’impronta molto forte nel gioco della pallacanestro. Sono stati loro a convincermi, lasciandomi la libertà di scegliere. Una volta capito che la mia passione sarebbe potuta diventare il mio lavoro, allora, hanno insistito.

Giochi da ala forte con coach Dalmasson. È un ruolo che ti si confà?

Il gioco che cerchiamo di proporre coincide con quelle che sono le mie caratteristiche, e il coach ha sempre lasciato molta libertà di espressione in campo. Quando ero ragazzino, alla Virtus Bologna provarono a mettere un imprinting da ala piccola, più da esterno, poi giocando in serie A2 e in serie A mi sono adattato.

Lo scorso anno dopo circa una decade sei ritornato a giocare in serie A. Emozioni? Hai trovato difficoltà ad inserirti dopo anni di A2?

Sono stati dieci anni in cui ho avuto tante diverse esperienze, nessuna meno importante delle altre, e tutte insegnano qualcosa: siamo noi che dobbiamo trarre il giusto significato. Lo scorso anno è stato un esordio diverso: a 29 anni giocavo per la prima volta in serie A con la squadra con la quale avevo vinto un campionato e mi ero conquistato la promozione. Questo è il più grande risultato, la più grande esperienza positiva che avessi potuto chiedere.

Per te ha qualche significato il numero 20 con cui giochi?

Quando ero ragazzino non ero in forma come adesso e la misura più grande delle divise era il 20, l’unica che poteva andarmi bene. Poi ebbi una prima esperienza in serie B2 alla Forti e Liberi Monza al termine dei campionati giovanili. C’era un giocatore italo argentino (Leandro Gros) di spessore umano oltre che cestistico che indossava il 20. Ho imparato tanto da lui anche se non abbiamo giocato molto insieme.

Oramai è qualche anno che sei a Trieste. Come ti trovi?

Sono a Trieste da 4 anni e spero di poter rimanere anche nel mio ultimo anno di contratto. Sono veramente contento di essere qua, anche quest’anno, nonostante sia un campionato e un’annata più difficile rispetto alle altre.

Come sta andando quest’anno?

E’ stata un’annata travagliata sia in campo che societariamente parlando. L’ingresso di Allianz ha apportato un po’ di serenità ad uno spogliatoio, che aveva bisogno di essere tranquillizzato in qualsiasi maniera. Stiamo lavorando giornalmente per cercare di portare risultati migliori in campo.

A dicembre si era vociferato di un colloquio tra il tuo agente e la società. Che cos’è successo?

Il mio agente dopo una partita (Reggio Emilia) in cui non sono entrato ha preso l’auto, è venuto a trovarmi, abbiamo parlato per tre ore, siamo stati insieme tutto il pomeriggio. Non c’è stato alcun incontro tra lui e qualsiasi parte della società.

Com’è il tuo rapporto con coach e staff? Con i nuovi arrivati?

Lavoro da diversi anni insieme al coach, ci conosciamo a menadito e lui conosce i pregi e difetti sia del giocatore che della persona. Il lavoro prosegue da diversi anni anche con lo stesso staff tecnico, nonostante quest’anno ci sia stato qualche cambiamento. Penso si stia lavorando nel più totale rispetto dei ruoli e della dimostrazione di appartenenza a questa società, tifoseria e squadra. I nuovi arrivati sono tre ragazzi che hanno vissuto esperienze diverse e rientrano da problemi fisici che hanno precluso loro la prima parte di stagione. In queste settimane di pausa stiamo cercando di integrarli al meglio nel nostro sistema di gioco, cosicché loro possano aiutare noi e noi si possa fare qualcosa di più per aiutare loro. Hickman è un giocatore straordinario, lo vedo molto impegnato dal punto di vista fisico in questi allenamenti. Sono abbastanza convinto che una volta raggiunto un suo standard fisico accettabile, sarà l’aiuto in più che cercavamo.

Prossimo anno? Obiettivi futuri?

Tendo a guardare giornalmente cosa posso fare per migliorare come persona e come giocatore in base al rapporto con i miei compagni. Ho ancora un anno di contratto con la società. Ho l’intenzione di rimanere, dando qualsiasi apporto mi verrà richiesto. L’obiettivo di tutti ora è la salvezza

Momento indimenticabile della tua carriera?

Quando abbiamo vinto il campionato di A2 a Casale Monferrato, con la mia famiglia sugli spalti, con i miei amici, venuti direttamente da Trieste, con i miei compagni con cui per 2 anni ci siamo spaccati le ginocchia ad allenarci sempre più degli altri. Altri momenti indimenticabili sono l’esordio in serie A a Bologna e quello in Eurolega. L’anno di Eurolega fu abbastanza travagliato dal punto di vista di squadra. Anni dopo ho capito quanto sia stata importante come esperienza professionale e di vita, per farmi crescere come ragazzo, allora avevo 17-18 anni. Siamo andati a giocare nei campi migliori d’Europa contro le squadre più forti. Nonostante le batoste che andavamo a prendere in giro, è stata un’annata ricca di emozioni.

Giocatore preferito? Segui NBA e Eurolega?

Larry Bird, mentre nel contesto europeo Matjaz Smodis. Di pallacanestro ne vedo già tanta in allenamento. Guardo NBA solo quando posso o c’è una partita di richiamo. Seguo più volentieri l’Eurolega, perché penso siano partite più tese da un punto di vista nervoso.