ESCLUSIVA intervista a Peppe Poeta – “Quando ho capito di essere giocatore? Mai!”

francesco-vitucci-giuseppe-poeta-torino-2016-10-19

Solare e disponibile. Proprio come lo si vede “in televisione”, quando rilascia interviste post partita, quando parla della sua pallacanestro. L’idolo di diversi tifosi, una delle immagini recenti italiane della nostra pallacanestro: Peppe Poeta è alla sua prima esperienza nel capoluogo piemontese, alla Fiat Torino, pronto a offrire il contributo non solo tecnico, ma quello che in tanti gli invidiano: quello umano.

Dopo quattro giornate è possibile fare un primo bilancio? Che idea ti sei fatto?

“Bilancio positivissimo, due vinte e due perse, abbiamo appena iniziato, va bene così. A Torino sto benissimo, sono rimasto piacevolmente sorpreso da questa città, perché me la immaginavo più grigia, più cupa, invece è bella, è piena di vita, è pulitissima, è a misura di uomo, mi piace”.

Fin dove può arrivare la squadra?

“Ho avuto una buona percezione perché abbiamo dimostrato subito di avere grande potenzialità, possiamo crescere e questo non può che essere positivo”.

Con chi hai legato di più in squadra?

“Ma direi con tutti, davvero, siamo un gruppo splendido, ci sono tanti americani, con Mazzola, Parente per esempio ci frequentiamo molto anche fuori dal campo; ma anche con gli americani è bello fare gruppo e anche con i “piccoli”, i “bambini” della squadra”

Insieme a White sei il capitano della squadra: come vi compensate?

“Intanto per me è un onere sì, ma soprattutto un onore, non mi pesa assolutamente, anzi. Con White mi trovo bene, lui conosce già la piazza, c’era già l’anno scorso, conosce meglio la realtà, io invece porto più che altro l’esperienza di dieci anni in serie A. Insomma, siamo un tandem perfetto!”

Ti possiamo definire l’uomo spogliatoio?

Ride… “Ci provo, a me piace vivere dentro e fuori la squadra, se sei gruppo lo sei naturalmente in campo, ma anche fuori e diciamo che io mi metto volentieri come anello di congiunzione; ritengo sia un aspetto importante socializzare in questo modo perché così sei poi più pronto ad affrontare le difficoltà. Per carità ho visto tante squadre vincere mandandosi a quel paese, ma io credo che invece il gruppo sia un valore aggiunto prezioso”

Di Torino avevi già avuto un assaggio, nel mese di luglio, con la maglia della nazionale…

“E’ uno dei fattori che mi ha fatto pendere verso questa squadra infatti: al di là del risultato ho percepito la compattezza di un paese intero, ed è stato bello. Rimane un peccato non aver raggiunto l’obiettivo, ce l’abbiamo messa tutta, abbiamo comunque la coscienza pulita, ce la siamo presa, forse anche fin troppo, abbiamo avuto una pressione tale che quasi ci ha mangiato”.

Parentesi spagnola: meglio Italia o Spagna? E ora al Baskonia c’è un tuo compagno di maglia azzurra…

“Difficile rispondere alla prima domanda, qua in Italia sei a casa tua, non si può fare una scelta. Sicuramente per Andrea (Andrea Bargnani, ndr) sono molto contento, ci siamo scambiati messaggi quando è stata data la notizia e ci sentiamo spesso: il Baskonia è club di prestigio e con una struttura societaria importante, l’organizzazione della lega è perfetta, sanno vendere molto bene quello che è il prodotto pallacanestro e poi il movimento è trainato da Real e Barcellona e non è poco”.

Come hai iniziato a giocare a pallacanestro?

“Era abbastanza una moda nella mia citta, Battipaglia, c’era la squadra di A2 e mio padre era appassionato e così mi sono avvicinato anche io; ho fatto anche calcio, nuoto, tennis e poi ho visto che ero più “bravino” a basket”.

E quando hai capito che il basket era la tua strada?

“Mai!, – ride – ho sempre vissuto alla giornata, davvero , non mi sono mai posto il problema, me la sono sempre goduta, quando ero giocatore di C1, poi di B1, ero sempre contento dove ero e davo il massimo, senza pensarci troppo; mi piaceva allora e mi piace adesso giocare a basket, questo è quello che conta”.

Hai qualche rito che tieni per te prima delle partite?

“Non direi rito scaramantico, più una routine, che cerco di rispettare; per esempio cerco di rispettare i momenti di sonno e riposo, tendo a bere caffè durante il giorno e non prima di andare a dormire, mi lavo sempre i denti prima di una partita… piccole cose che cerco di fare sempre perché mi fa stare bene, ma se a volte dimentico o non faccio qualcosa non è un dramma”.

Capitano, un pronostico: dove arrivate quest’anno?

“Vogliamo salvarci il primo possibile e vogliamo regalare qualcosa di bello ai tifosi per cancellare i brutti ricordi della stagione precedente”.

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