Home Editoriali Milano torna campione Italia: qualcosa di diverso si è respirato nell’aria

Milano torna campione Italia: qualcosa di diverso si è respirato nell’aria

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  L’Olimpia Milano dopo 18 anni d’attesa ed astinenza torna a vincere nuovamente lo scudetto, il ventiseiesimo della sua storia, e con così tanti scudetti in bacheca si può già capire benissimo come una così lunga astinenza da titoli sia stata vissuta con grande tensione, elettricità e polemiche nella città meneghina negli anni. Erano trascorsi ben 18 anni e passa da quel Maggio 1996, quando Milano capitanata da Nando Gentile batteva per 3-1 nella finale scudetto la Fortitudo Bologna, ora dopo quasi un quinto di secolo l’Olimpia con un altro Gentile capitano, il figlio Alessandro, torna a vincere il tricolore, quasi per uno strano scherzo del destino legato al nome della famiglia Gentile. Si, proprio, quel Alessandro, al quale quella fascia di capitano dell’Olimpia datagli ad inizio stagione a soli 21 anni aveva alimentato qualche perplessità e mugugno di una parte della critica, ma il titolo di Mvp dei play-off,  le gare 1 e 3 nella serie con Sassari, aggiungendo le ultime due della serie di finale contro Siena  dimostrano come la scelta di affidare il ruolo di leader carismatico ed emotivo del gruppo milanese sia stata centrale nella scalata tricolore. Quel qualcosa di differente rispetto al passato,  a prima vista quindi, è ritrovare l’Olimpia sul tetto d’Italia dopo 7 anni di dominio assoluto ed incontrastato della Mens Sana Siena. Il ritorno al successo della piazza milanese ha un nome ben preciso ed è quello di Giorgio Armani. Il signore della moda mondiale ha prelevato una società non in perfette condizioni di salute economica, e certamente non tra le prime in Italia in quel periodo dal punto di vista degli investimenti , sei anni fa ed in poco più di un lustro con il suo amore ed il suo mecenatismo per i colori biancorossi ha costruito la squadra più forte in Italia, e con possibilità come dimostrato nell’Eurolega di quest’anno di poter gareggiare ad armi pari con le corazzate del basket europeo. Grandi meriti per la vittoria tricolore vanno, poi, al tecnico Luca Banchi, entrato nella storia milanese per essere riuscito a vincere lo scudetto nella stagione del debutto sulla panca meneghina, cosa questa non riuscita a mostri sacri della storia milanese come Cesare Rubini o Dan Peterson. Per il tecnico livornese, si tratta dell’ottavo scudetto consecutivo (i primi sei da assistente di Pianigiani), il secondo da capo-allenatore, e probabilmente la grandissima esperienza accumulata con le vittorie nelle scorse stagioni è stata l’arma segreta a disposizione dell’ex coach senese. Esperienze passata servite a Banchi, non tanto dal punto di vista tecnico-tattico, ma dal punto di vista psicologico per gestire lo stress e la tensione derivanti dal non poter assolutamente sbagliare in questa stagione, dove Milano, oggettivamente, partiva come la favorita numero uno per la vittoria finale. Quell’incapacità di dover gestire il ruolo di favorita aveva gettato nella  paranoia ed in clamorose sconfitte i ragazzi di Banchi come nel quarto di finale di coppa Italia con Sassari o in gara 1 del baragge play-off di Eurolega al Forum contro il Maccabi, e tale incapacità sembrava aver attagliato ed aver fatto smarrire le proprie certezze a  Milano, anche,  nella finalissima scudetto. Quel qualcosa di differente ha aleggiato, anche, nella serie di finale, bellissima, emozionante, e per la prima volta risoltasi solamente alla bella di gara 7, dopo sei anni, dove al massimo si era assistito a gara 5, con larghe vittorie senesi per 4-0 o per 4-1. Una serie, nella quale Milano, attanagliata dalle proprie paure e contro una avversaria immensa come Siena, da padrona della serie in vantaggio per 2-0 si è trovata a meno di un passo dal baratro per due volte. La prima occasione quando sul 72-72 negli ultimi secondi in gara sei al PalaEstra ha visto girare ed uscire dal ferro la tripla di Janning, prima che l’uomo della provvidenza milanese Curis Jerrels realizzasse il suo arresto e tiro dai sei metri e mezzo sulla sirena; la seconda in gara 7, quando rimontata dal +12 di inizio ripresa si è ritrovata sul -8 ad inizio ultimo quarto. In questa  occasione gli uomini milanesi hanno avuto atteggiamento ed occhi diversi rispetto al passato non si sono piegati all’angoscia, ma  hanno aumentato la loro aggressività e determinazione trascinati da capitan Gentile e con ancora l’uomo della provvidenza Jerrels ad infilare la bomba del 62-62, che ha definitivamente scacciato i fantasmi di un’ennesima cocente dal Forum. Onore ai vincitori, ma se questa serie di finale è stata unica, emozionante ed indimenticabile il merito va dato ai giocatori della Mens Sana Siena ed al suo allenatore Marco Crespi. Quel qualcosa di differente (something different  che abbiamo fatto nostro dalle parole di Crespi) che si è respirato nell’aria in questi play-off ha avuto origine dal cuore, dalla volontà e dall’attaccamento ai colori senesi inculcati da coach Crespi nei suoi giocatori, dimostratisi prima grandi uomini e poi grandi professionisti nel gestire la scottante vicenda societaria nel corso dei mesi  in casa Mens Sana. Come detto qualche riga su i senesi hanno veramente visto la linea del traguardo tricolore vicinissima per poi vedersela sfumare per un non nulla, ma gli atleti biancoverdi non devono aver avuto alcun rimpianto perché sono riusciti a regalare un sogno non solo al loro allenatore, ma a tutti i tifosi senesi. Proprio a proposito dei tifosi, anche in questo caso si è visto qualcosa di differente. Sul fronte senese abbiamo visto in gara 6 la fiera appartenenza, le lacrime, dovute non alla sconfitta ma alla commozione per quello regalato sul campo dai propri giocatori fino alla fine; mentre sul fronte milanese abbiamo visto un Forum stracolmo di gioia e passione a dimostrazione come Milano sia una città desiderosa di vedere la sua squadra di basket ai vertici sia italiani ed europei. Come direbbe Eraclito: “Panta Rei”, con quel tutto scorre archiviamo lo spettacolo e le emozioni di questa finale scudetto, ed in generale di questa annata 2013/12, ma con l’augurio di poter nel più breve tempo possibile di tornare a vivere queste grandi emozioni , che solo il basket può regalare, e  con l’ulteriore augurio di poter tornare a vedere la Mens Sana Siena sui palcoscenici che merita per la sua storia e tradizione e per la sua gente innamorata dei propri colori e della pallacanestro.