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Felici per Trieste ma non perdiamo la bussola… siamo indietro!

È di oggi l’ufficialità dell’accordo di sponsorizzazione tra Allianz e la Pallacanestro Trieste. L’ingresso della compagnia di assicurazioni tedesca nel mondo della pallacanestro italiana è una gran bella notizia che fa sorridere i tifosi triestini e tutti gli appassionati della palla a spicchi nostrana.

D’altra parte l’accordo fra Allianz e Trieste non può che sollevare qualche considerazione. Ad oggi la Virtus Roma resta l’unica squadra della Serie A a non avere un main sponsor.  È un qualcosa che non può non far riflettere, sintomo di un movimento in difficoltà e che soffre una grave mancanza di visibilità. Un tema caldo sul quale, qualche giorno fa, si è espresso anche il presidente federale Gianni Petrucci.

C’è sicuramente del vero quanto il presidente Toti afferma che “Roma ha poca sensibilità imprenditoriale” e che “nelle città di provincia c’è uno spirito diverso, c’è più coesione: si stanno creando consorzi, si stanno facendo strategie per togliere il peso dalle spalle di un unico proprietario”.

È però altrettanto vero che alla Virtus dovrebbe bastare il nome che porta sulla maglia per trovare un Partner interessato a sostenerla e contribuire ad una storia che va avanti da 19 anni.

Invece non è così. Non lo è per una molteplicità di fattori, non riconducibili di certo alla Virtus Roma ma piuttosto ad un movimento che negli ultimi anni ha sempre meno da raccontare e soprattutto da mostrare alle nuove generazioni.

Partendo dai fallimenti sul campo dell’Italbasket, alle isteriche riforme dei campionati, passando all’incapacità della LBA di riportare la Serie A nelle mani della gente: il basket è ormai troppo lontano dal proprio pubblico. Basti da solo il dato di nemmeno 200mila abbonati al servizio Eurosport player. Ma la lezione non è servita, anzi. Il progetto è quello di restringere ancor di più la fetta di pubblico puntando su una WebTV proprietaria? Siam sicuri che sia stato fatto uno studio preliminare sulla tipologia di pubblico che guarda le partite della Serie A perché, a meno un’improbabile approdo sugli Store dei principali OS delle Smart Tv, non riusciamo ad immaginarlo un senior prendersi il suo bel computer e guardarsi la partita in streaming.

In occasione della presentazione del campionato di questa stagione il presidente della LBA Egidio Bianchi affermava: “Siamo sulla strada giusta. La stagione precedente ha evidenziato una crescita sia dal punto di vista del pubblico che dei nostri dati social”. Fermo restando sarebbe da capire la crescita del pubblico in che modo è distribuita sul territorio – e qual è l’impatto sui bilanci dei club -, e precisando che i numeri dei social sono da sempre delle Vanity metrics, parliamo di un campionato in cui nel 2020 ci sono squadre che ancora spariscono dalla sera alla mattina costringendo ad un ridicolo turno di riposo. Parliamo di un campionato “nazionale” in cui Lombardia (Brescia, Milano, Cremona, Varese e Cantù) ed Emilia Romagna (F. Bologna, V. Bologna e Reggio Emilia), hanno più del 50% delle squadre partecipanti e dove l’unica rappresentante del sud Italia è Brindisi.

Ad oggi siam felici per Trieste ma giusto per chiarire… se la strada è quella giusta allora fatichiamo a trovarla!

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