fbpx
Home Editoriali Do You Rembember? Joseph Blair: campione di simpatia ed umanità

Do You Rembember? Joseph Blair: campione di simpatia ed umanità

0

Il giocatore che questa settimana abbiamo scelto per la nostra abituale rubrica del Do You Rembember è stato un’atleta ed un professionista molto apprezzato dal pubblico italiano della palla a spicchi per le sue doti tecniche ed atletiche, ma soprattutto un uomo molto amato dagli appassionati per il modo di vivere la pallacanestro in maniera giovale e con comportamenti sempre sportivi e mai fuori posto sul campo di gioco e fuori. Signori e signore per voi: Joseph “Joe” Blair.

 

Nato ad Akron il 12 Giugno 1974 madre natura lo dota di un fisico imponente (210 cm X 120 kg) che non può altro che indirizzarlo al gioco del basket. Frequenta il college con gli Arizona Wildcats tra il 1992 ed il 1996. Nei quattro anni universitari per il pivot ci sono 11 punti di media e 6,5 rimbalzi, numeri che gli valgano le attenzioni degli scout Nba e la chiamata al draft del 1996. Joseph viene scelto al secondo giro con il numero 35 dai Seattle Supersonics, ma non debutterà mai tra i pro americani, e mai calcherà i campi dei professionisti americani in carriera. Infatti il giocatore si distinguerà e si farà conoscere dal grande pubblico con i suoi campionati nelle diverse leghe europee, nei quali diventerà un centro dominante sul palcoscenico europeo, e con la doppia esperienza agli Harlem Globetrotters. La carriera Europea del ventitreenne Blair incomincia dal campionato francese con il Pau-Orthez, poi l’esperienza l’anno successivo in pellegrinaggio con i Globetrotters, che segnerà la sua vita cestistica, e lo stile ed il suo modo di vivere il basket. Nell’estate del 1998 arriva in Italia alla Fila Biella per disputare il campionato di A2, ed insieme a Nate Erdmann saranno i primi americani della storia della franchigia piemontese. Amatissimo dal pubblico biellese per la sua capacità di giocare ad altezze siderali sopra al ferro, si distingue anche per le doti di buon passatore (cosa inusuale per un pivot di 210 cm ma retaggio ed eredità della sua esperienza ai Globettroters), ma ha come tallone di Achille la pessima percentuale e mano dalla lunetta. Quell’anno Biella, anche a causa dell’infortunio che lo terrà fuori dalla fase ad orologio, non riuscirà a raggiungere la promozione in massima serie sconfitta nella serie finale play-off dalla Viola Reggio Calabria di Manu Ginobili. L’anno successivo va a Pesaro, che è tornata in massima serie avendo acquistato il titolo di Gorizia, e contagia tutti pubblico amico e tifosi avversari per la sua simpatia e per l’allegria contagiosa che emana con i suoi modi ed atteggiamenti sempre gentili con tutti. L’avventura con Pesaro durerà solo un anno, ma sarà solo il primo capitolo della vita cestistica di Joseph con i biancorossi marchigiani, ma nel frattempo si apre il suo secondo capitolo agli Harlem Globetrotters. Infatti Joseph nei precedenti due anni italiani di Biella e Pesaro mai nasconde la sua nostalgia e la voglia di tornare a vivere il mondo bizzarro ed estroverso della squadra di basket più conosciuta nel mondo. Nel 2000 torna in Europa in Grecia con il Paok Salonicco, poi nel 2001/02 torna a Pesaro in una Scavolini dalle velleità diverse, molto più competitiva rispetto a quella di tre anni prima. Con la Scavo disputa l’Eurolega, e nella massima competizione per club si distingue con i suoi 15,6 punti a partita conquistando un posto nel secondo quintetto ideale della competizione. La grande Eurolega disputata gli vale il ricco ingaggio l’anno successivo con i turchi dell’Ulker Istanbul, dove riuscirà a vincere due coppe di Turchia nel 2003 e nel 2004, ma il successo più prestigioso e quello a livello personale con il premio di Mvp dell’Eurolega per la stagione 2002/03. Nell’estate 2004 torna in Italia a Milano, nella prima annata che i meneghini sono targati Armani, ed è sicuramente il colpo a maggiore effetto del mercato milanese. Una squadra operaia quell’Olimpia, affidata al giovane coach Lino Lardo, ma grazie all’impresa della vittoriosa gara 5 in semifinale al PalaVerde di Treviso centrerà la finale scudetto. La finalissima vedrà i i milanesi soccombere per 1-3 contro la Fortitudo Bologna , nella gara 4 resa celeberrima dal canestro vittoria dai 3 punti di Ruben Douglas, ma nel 65-67 finale peserà anche lo 0/6 dalla lunetta di Joseph. Il rapporto tra il ragazzone afro e la lunetta è stato sempre conflittuale, mentre il rapporto agonistico tra Blair Milano ed il campionato italiano si chiuderà nella primavera 2007. Proprio in quell’estate in prova con i Chicago Bulls proverà a strappare un ingaggio e la prima militanza in Nba, ma non ci riuscirà , e negli ultimi anni della sua carriera giocherà in Russia, addirittura da naturalizzato russo, ma chi lo conosce bene non si sorprende di tale cosa. Joseph rimane un mito tra i tifosi delle squadre italiane nelle quali ha giocato, basta fare un giro in particolare sui Forum dei tifosi biellesi, che lo ricordano ancora con affetto e devozione nonostante siano passati ben 14 anni dalla sua militanza in Piemonte. Oggi Joseph tra qualche comparizione in radio, si dedica alla sua fondazione benefica a dimostrazione dello spessore umano dell’uomo. La sua fondazione è nel sud dell’Arizona, la Blair Charity Group in aiuto delle persone meno fortunate, e nella quale non potevano mancare i campetti di basket, dove i bambini possono giocare gratuitamente, d’altronde uno come Joe potrebbe mai negare la gioia ed il divertimento della pallacanestro ai più giovani !!!.