C’era una volta la Coppa Italia… La Kinder Bologna, l’ultimo dream team italiano

ettore messina, cska

C’era una volta, le fiabe ce lo perdonino se rubiamo l’incipit, un tempo in cui il Campionato Italiano di Basket era senza alcun dubbio il top del top in Europa. Almeno due squadre qualificate sempre alle finali di Eurolega, i migliori giocatori americani che firmavano per i club italiani piu’ importanti, palazzetti sempre pieni, giocatori italiani leader nelle proprie squadre e allenatori di livello internazionale. Ancora prima dell’epopea Montepaschi dei tanti scudetti consecutivi, nei primi anni del nuovo millennio, una squadra italiana dominava in lungo e in largo la scena cestistica locale e internazionale. Stiamo parlando della Virtus Bologna allora sponsorizzata Kinder. Si, le stesse Vnere che ora annaspano nei bassi fondi della classifica di serie A1. Uno squadrone incredibile con un palmares da far impallidire qualche altra società dell’epoca. Ma, visto che siamo in fase di amarcord Coppa Italia, le nostre parole racconteranno, in quel magico biennio, i trionfi della Kinder nelle final eight del 2001 e del 2002.

Nel 2001 la formula della Coppa Italia prevedeva che le squadre qualificate al termine del girone d’andata fossero sette e l’ultima, l’ottava, fosse la prima della serie A2. Ecco, chi immagina delle batoste senza precedenti per quest’ultima si sbaglia di grosso. La Virtus Bologna, allenata da Coach Ettore Messina, la storia della pallacanestro italiana, ora Assistant Coach di Popovich agli Spurs, prima classificata in campionato, affronta la Fila Biella, appunto proveniente dal secondo campionato. Si gioca a Forlì, sono i quarti di finale. La squadra piemontese conduce per 40 minuti l’incontro, salvo poi cedere al supplementare. E’ la Biella di Granger, saranno 34 i punti per lui, di Corey Brewer, 21, dei giovani Soragna e Malaventura. Ecco, da qui, di fatto, la Coppa Italia si chiude. La Virtus è un dream team. Non vorrei farvi salire magoni ma mi tocca elencare questo squadrone. Il quintetto sembra essere quello degli Spurs, 5 paesi rappresentati, 4 continenti. Marko Jaric dalla Serbia(ed ancora meglio dai cugini fortitudini), Antoine Rigaudeau, detto “Le Roi” dalla Francia, Emmanuel Ginobili from Argentina, David Andersen dall’Australia, Rashard Griffith, gigante immenso d’ebano dagli USA. La panchina è un concentrato di esperienza e talento. Ci sono il bolognese Davide Bonora e Alessandro “Picchio Abbio”, mentre i cambi dei lunghi sono il solidissimo Ale Frosini e uno sloveno con un gran tiro da fuori che vincerà poi coppe e campionati a Mosca col Cska, David Smodis. La Virtus supera in semifinale la Roma di Coach Caja e di Espil per 83-72 con i 17 di Jaric e schianta completamente in finale la Scavolini Pesaro di Walter Magnifico e Demarco Jonhson, 83-58 il finale.

I bianconeri trionfano conquistando la final eight di Coppa Italia, Griffith viene eletto MVP, e la stagione finirà ovviamente con lo scudetto e la vittoria dell’Eurolega.

L’anno dopo si rigioca. Sono di nuovo Final Eight. La Virtus nonostante una campagna acquisti che vede il suo colpaccio, e sarà veramente un colpaccio in senso negativo visto quello che costerà poi alle V nere, Sani Becirovic, pagato 7 milioni di dollari per un quinquennale. Qualcosa scricchiola nell’ambiente, arrivano sconfitte pesanti, la Kinder ha confermato tutto il suo organico, favoloso, della precedente stagione, ma arriva alle Finali da terza classificata, dietro la Benetton Treviso e la Skipper Bologna. Si gioca nuovamente a Forlì, ma la Virtus non è favorita. Ma succede qualcosa. La squadra si ricorda di essere la piu’ forte d’Europa e anche questa volta distrugge Trieste ai quarti, supera largamente Pesaro in semifinale e in una finale bellissima contro la Montepaschi Siena, dopo essere stata sotto anche di 18 punti, rimonta e va al supplementare dove si impone per 79-77. Straordinario protagonista dell’incontro ed Mvp della Coppa Italia il giocatore piu’ forte visto in Europa negli ultimi 20 anni, da Bahia Blanca Argentina Manuel Ginobili.

Sarà il canto del cigno e soprattutto l’ultimo trofeo della Virtus Bologna. A distanza di 15 giorni, l’11 marzo addirittura viene esonerato Ettore Messina. Il pubblico si ribella e costringe la società a richiamare il coach ex nazionale. Purtroppo però qualcosa è cambiato, la Kinder arriva in finale di Eurolega ma perde in casa con il Panathinaikos. In campionato la corsa invece si ferma in semifinale sul campo della Benetton Treviso di Coach D’Antoni.

Andranno via tutti i giocatori, la Virtus proverà a rifondare ma arriverà il famoso lodo Becirovic, che di fatto sancirà la morte della società, con revoca dell’affiliazione.

Quando il basket italiano era il top d’Europa, la squadra che dominava si chiamava Virtus Bologna!

 

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