Torino, Pillastrini tuona: “Non mi sento più al centro del progetto”

PMS-FORLI - Pillastrini e stafL’ambiente in casa Torino non è sicuramente dei più tranquilli dopo il botta e risposta dei giorni scorsi tra proprietà e Stefano Pillastrini, capo allenatore dei piemontesi e fautore della promozione in Adecco Gold della scorsa stagione (leggi qui per approfondire). In un’intervista rilasciata quest’oggi a Tuttosport il coach della Manital Torino pronuncia parole forti dopo l’andamento delle ultime partite della sua squadra e alcune parole non dette: «Ero abituato a rapporti corretti in cui ci si dice le cose negli occhi. A lottare contro avversari esterni. Peraltro prima di lunedì avevo ricevuto complimenti per la qualità del lavoro. Solo dopo Najxjli Terzolo mi aveva detto una frase («Non mi diverto più»), ma ci eravamo poi chiariti nel suo ufficio. Avevo preferito Torino ad altri perché vedevo un progetto. Mi hanno messo al centro. Abbiamo ottenuto risultati e sono contento, salvo per l’attuale qualità del gioco. Oggi mi trovo completamente spaesato. Sono molto orgoglioso di quanto stiamo facendo, dell’entusiasmo del pubblico. Ma da lunedì non mi sento più responsabile di ciò che accadrà, dei risultati di Torino. Se sono qui è perché voglio provarci ancora, con orgoglio lotterò. Ma è tutto più difficile».

Poi gli viene chiesto dell’ultimo tiro contro Trento (69-70): «Abbiamo messo Sandri nelle condizioni ideali, con due metri sul difensore. Non è che il tiro è buono se entra e cattivo se esce. Non capisco, tutto è ancora possibile, perché volere dividere, delegittimare? I giocatori sono rimasti con me, ho ricevuto un sacco di messaggi. Ma ora come posso parlare con autorità ai ragazzi, fare scelte? Eppure io non devo dimostrare niente a nessuno. E non lo dico per il passato pur noto, ma per quanto già fatto a Torino. Vado avanti per rispetto del contratto, del lavoro, della gente con cui collaboro».

Pillastrini spende anche alcune parole sulla scelta di Terzolo e sulle strategie e scelte della società: «Io non ho idea e non voglio fare congetture. Terzolo ha parlato di me. E pensare che se mi avessero detto, a porte chiuse, che non andavo più bene, me ne sarei andato. Invece… Proprio lui ha costruito con Trovato questo club, perché dare un calcio? Ora vinco e me ne vado? La Dna Gold è dura. E io non sono più l’allenatore al centro di tutto. Dunque non dipende più da me. E se dico questo è per proteggere la squadra ancor prima che me stesso. Però sono curioso di valutare la mia reazione. Non mi ci ero mai trovato».

La squadra ha reagito e sembra essere dalla sua parte: «Con Trento avevo già visto che eravamo sulla strada giusta. Mancinelli però è fuori 10 giorni. Gergati ha mal di schiena e per Veroli sabato è più che in dubbio. Amoroso? Diciamo che è stanco, oltre ai guai al polso. Il problema tecnico è che abbiamo due giocatori interni molto forti e di personalità. Ma al completo volevo spostare un po’ il baricentro sugli esterni, per avere più soluzioni. Transizione difficile: alcuni devono adeguarsi a competenze cui non erano abituati e altri devono fare un passo in avanti. Ma eravamo vicini…»

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