Il Basket italiano in piena crisi: analisi di una situazione critica

La domanda, dopo le notizie degli ultimi mesi, sembra nascere spontanea: “Ma che fine sta facendo il basket in Italia?”. Purtroppo a tale domanda, la risposta è molto complessa e per il dispiacere ed il disappunto degli appassionati della palla spicchi non può essere per nulla confortante.

 

Da cosa vogliamo partire? Probabilmente lo specchio più semplice per evidenziare la fatica del movimento cestistico italiano è documentare sulle continue denunce che le massime società del campionato italiano di basket fanno per rendere pubbliche le loro difficoltà a portare a termine la stagione in corso. Il primo allarme è arrivato in ordine cronologico da Caserta nel mese di Novembre, quando il presidente Gervasio insieme al coach Sacripanti spiegarono a chiare lettere, che a causa delle limitate risorse economiche del club, la gestione societaria sarebbe arrivata a coprire le spese fino alla fine di Dicembre. Caserta a tutt’oggi va avanti grazie la passione ed i contributi economici dei suoi tifosi, ma il futuro rimane appeso ad un filo sottile per la gloriosa Juve. Mese di Dicembre ci spostiamo a qualche chilometro di distanza ad Avellino, ed il consiglio d’amministrazione della società irpina rassegna le dimissioni a causa dei tagli delle aziende pubbliche nelle sponsorizzazioni al club. Avellino va avanti, ma le notizie dei giocatori in agitazione per i mancati stipendi sono all’ordine del giorno. Mese di Gennaio, e tocca a Montegranaro rendere noti i propri problemi economici, che mettono a serio rischio il proseguo agonistico  per la prossima stagione del club marchigiano. Problemi ai quali la società marchigiana sta cercando di mettere rimedio, con la cessione di alcuni giocatori nell’ultimo mese. Inizia il mese di Febbraio ed il presidente di Teramo Pellecchia denuncia che ai teramani manca un milione d’euro per completare la stagione in corso. Prima conseguenza, il giocatore americano Goods lascia la squadra abruzzese per il mancato pagamento dello stipendio di Gennaio, e si teme che altri giocatori possano prendere la stessa drastica decisione. Il quadro, già letto in questa misura potrebbe essere più che sconfortante, ma diventa ancora più deprimente se si pensa che Benetton, dopo più di vent’anni, è all’ultimo anno di sponsorizzazione di Treviso, ed il presidente Toti di Roma, dopo tanti anno di cospicui investimenti, a fine stagione ha deciso di mollare anche lui. La crisi economica che attanaglia l’Italia, la stessa Europa più in generale, è sotto gli occhi di tutti, ma la pallacanestro italiana, tranne rare eccezioni (Milano, Siena, Cantù), dal punto di vista finanziario sembra essere entrata in una forma di coma irreversibile. Gli sponsor, ed gli imprenditori sono sempre meno interessati al basket italiano, la crisi economica è l’unica spiegazione? Ovviamente la crisi influisce e non poco, ma ciò che penalizza il basket italiano è il ruolo sempre più marginale che occupa sui media ed gli organi d’informazione. Per avallare questa tesi portiamo due semplici esempi delle ultime settimane. Primo esempio: le final-eight della Coppa Italia, che sono uno degli appuntamenti principali del basket italiano, dopo anni trasmesse con estrema professionalità e competenza da Sky, vengono sdoganate dalla tv a pagamento per renderle visibili in chiaro, ma vengono trasmesse da La7d. Con tutto il rispetto per l’ottimo lavoro svolto dall’emittente di La7, ma la Lega Basket non si sarebbe dovuta battere affinchè  la manifestazione fosse tramessa da Raisport, che a differenza di La7d sarebbe potuta essere visibile a tutti gli appassionati. Secondo esempio: Superbasket  l’unica rivista settimanale specializzata del basket italiano da oltre 35 anni probabilmente non uscirà più in edicola. Obbiettivo numero uno quindi dovrebbe essere da parte di tutti gli addetti ai lavori di promuovere il sistema basket, e quindi cercare di ottimizzare le poche risorse finanziarie per investirle sulla parte promozionale della materia cestistica sui media e sugli organi di informazione.  Perchè il non investire da questo punto di vista su media ed organi d’informazione renderebbe la pallacanestro uno sport di cortile con appassionati sempre più definiti in limitate zone geografiche, e per di più le nuove generazioni non sarebbero avvicinate, e ci sarebbe un evidente buco generazionale tra i tifosi della palla a spicchi.  Obbiettivo numero due, sarebbe quello di fare una riforma dei campionati, che invece di svilire gli investimenti degli imprenditori nel basket italiano li valorizzino. Quindi da queste colonne oltre a denunciare lo stato attuale economico pessimo del basket italiano, vogliamo denunciare anche con forza che la paventata riforma dei campionati dal 2013/14 potrebbe essere la panacea di nuovi mali. Una riforma che non convince, ma che dovrebbe essere rivista e studiata in modo diversa perché la pallacanestro italiana è ormai arrivata a un bivio: vivere o morire.