E(A7) Finale sia !

 

Dopo una serie a dir poco ricca di emozioni e una gara-4 emblematica, come insegna la storia, la squadra con più valori e più energie riesce a spuntarla anche sul gran cuore e orgoglio. Pesaro non ci sta a regalare a Milano la finale ma i Lombardi sono determinati e restano freddi quando il pallone pesa. L’Armani subisce l’aggressività difensiva della Scavo, ma quando riesce a dominare l’istinto ad una attacco veloce e lavora con pazienza, trova conclusioni più aperte e apre la possibilità di recuperare rimbalzi d’attaco.

Le VL sfruttano i giochi a due con Cusin e le fiammate di Hackett ma non trovano in Hickman l’ancora di salvezza che i aveva portati fino in semifinale, anche grazie al lavoro difensivo degli avversari che riescono a non farlo mai entrare pienamente nel match pur lasciandogli 13 punti alla fine. Ma più dei punti conta lo spezzare il ritmo e Milano in questo riesce bene a lavorare e ad alzando l’intensità difensiva toglie la sicurezza dalle triple dell’americano, che quando servono non entrano più. La classe operai meneghina lavora ai fianchi l’avversario, a volte anche subendolo, ma come per le migliori delle strategie, i frutti si raccolgono quando conta, e sul finale Pesaro non ne ha veramente più. L’Olimpia fatica, ma è decisamente più lucida e trova, un volta di più, tanto dai suoi giovani, Melli, Gentile e Radosevic, difesa, punti, personalità e tanta ambiziosa voglia di far bene. E’ sicuramente questa l’arma in più della Milano di quest’anno, ancor di più dei talenti e dei nomi che roteano nel suo roster. Il livello del primo quintetto di questa EA7 è sicuramente di grande valore ma ciò che più spezza le gambe agli avversari è il dover lottare anche contro una panchina che, se pur peccando di un po’ di talento ed esperienza rispetto ai compagni più titolati, mette in campo sempre grande energia, fisicità e voglia di dimostrare di meritare il proprio posto in una squadra di alto livello.

 

Arduo il compito di descrivere la cronaca di una partita così, perché chi vi scrive è in primis un grande appassionato di questo magnifico sport ma è anche un tifoso e ha seguito questa gara con una eccessiva produzione di adrenalina, che ha reso sicuramente meno lucida la possibilità di una analisi chiara e lineare. E’ forse proprio questo che meglio descrive questa gara4. Forti Emozioni.

Si comincia, e le due squadre utilizzano i primi dieci minuti per studiarsi, Milano gira subito bene e prende confidenza ma Pesaro tiene la scia e approfitta di qualsiasi errore dell’avversario per riprendere la leadership della gara. L’EA7 però non si scompone e riagguanta il vantaggio con cui chiude il quarto (20-21).

Stessa storia, diversi i protagonisti per lo meno in casa Armani, anche nella seconda frazione. La partita cambia padrone più volte ma anche qua Milano dimostra il suo più grande pregio e cioè riesce a non perdere la testa e con pazienza trova conclusioni aperte e nelle mani di chi vuole lei. E’ Fotsis infatti che con due triple genera l’allungo con cui i milanesi chiudono il primo tempo (38-41).

Pausa per tutti anche per noi che cerchiamo di recuperare energie emotive per affrontare la seconda metà.

Seconda metà che riparte subito forte, il solito Jones mette una delle sue solite triple e con Hickman Pesaro ritrova il vantaggio. Sono passati solo due minuti nel quarto però è ancora molto lunga. Milano infatti si rimette al lavoro e prima riconquista prepotentemente il vantaggio e poi allunga, anche grazie ad un Super-Melli che se pur segnando soli 5 punti, difensivamente rompe gli equilibri pesaresi. Gentile schiaccia il +9, il periodo si chiude con un libero di Cavaliero (54-62).

Ultimo quarto al cardiopalma, tachicardia costante per tutti i 10 minuti effettivi. Dopo i primi 3 minuti in cui l’Armani riesce a tenere gli avversari a distanza di sicurezza, Pesaro trova 5 punti consecutivi con Jones e Cusin che li riavvicinano a -4. MenoQattro o PiùQuattro che dir si voglia, non ci si muove da lì. I minuti sembrano ore ma il punteggio è sempre quello fino a 27” dalla fine con Hickman che arriva fino al ferro per il -2. Niente sudori freddi per i milanesi però, almeno per quelli in campo, che sono dove volevano essere, avanti e palla in mano. Liberi e ancora +4. Gli ultimi assalti pesaresi hanno poche gambe e meno testa e non fruttano punti, Milano invece in lunetta no sbaglia. Si chiude così, in un finale sfumato dai liberi una serie di semifinale con l’EA7 che conquista la terza finale in quattro anni (Finale 67-73).

Questa è forse la finale che si annunciava già da inizio stagione, brava Milano a non deludere tali aspettative ma soprattutto a centrare l’obbiettivo prefissato anche se con vari problemi durante la stagione. Quello che però nessuno si aspettava è una serie di semifinale così bella, combattuta ed emozionante. Pochi forse potevano pensare che una di queste protagoniste potesse essere Pesaro, una Pesaro meritevole e mai paga, colma di grande orgoglio e degna di ricevere un grande applauso oltre che dal suo calorosissimo pubblico anche da chi, da appassionato, ha potuto godersi uno spettacolo playoff di altissimo livello.

 

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