E’ una Scavolini da corsa: Cantù regge per tre quarti prima di cedere, serie riaperta

La Scavolini batte il primo colpo nella serie contro Cantù, vincendo 91-78 e portando la Bennet a gara 4. E’ stata una partita profondamente diversa dalle prime due, con i marchigiani trasformati al tiro, e capaci di imporre il proprio ritmo alla sfida, portando i biancoblu sul proprio territorio tecnico. Un Jumaine Jones superlativo, da 22pt. con 7/9 dal campo e 8 rimbalzi,

ed un James White da 21pt. con 9/13 e 7 rimbalzi, sotto la direzione di un ottimo Hickman (18pt con 3/4 da tre e 4 assist), hanno trascinato Pesaro, col contributo fattivo del cast di supporto, da un Hackett molto concreto ad un Flamini fattore difensivo, sia in aiuto che in pressione sulla palla.

Cantù ha mantenuto la presa sul match finché è stata supportata dalle percentuali, soprattutto dalla lunga distanza, anche se è apparsa subito meno puntuale in difesa ed ha pagato sul piano tattico l’uscita di Leunen per infortunio (distorsione alla caviglia destra) al 14’. Con la Bennet costretta ai 4 piccoli, Pesaro è stata brava a sfruttare i numerosi mismatch disponibili a proprio vantaggio, trovando sempre ossigeno in attacco e chiudendo l’area alle penetrazioni degli esterni avversari.

In cronaca. Inizio bollente da ambo le parti con i 3 USA di Pesaro subito a segno da oltre l’arco, imitati dal solito Mazzarino e da Leunen trovato due volte sul perimetro in pick’n’pop. Brunner è abile a muoversi nei pressi del ferro, Markoishvili si iscrive a propria volta al club dei tiratori, ma si intuisce che il ritmo partita non è quello congeniale alla squadra di Trinchieri. Jones e Hickman (19 pt in due nel primo quarto) fissano il punteggio sul 26-26 alla prima sirena.

In avvio di secondo quarto si vede Micov da 4, Dalmonte allora alza subito il quintetto con Flamini da ala piccola e Jones ad attaccare il serbo. Trinchieri si cautela rimandando dentro Leunen, giusto il tempo per la scavigliata, e da lì la partita cambia. Cantù tiene botta con le due triple di Mazzarino, va addirittura a +7, ma l’area biancoblu viene attaccata con profitto da Jones ed anche Lydeka e Cusin trovano facili appoggi. Il coach canturino rimanda dentro Leunen, ma è evidente che l’ex Oregon non riesce a stare in campo. White ne approfitta, attaccandolo due volte per i 5 punti che chiudono la prima metà gara sul 50-48 interno.

La Scavolini apre la ripresa a passo di carica: quando può, corre e segna in transizione, ma comunque trova buoni tiri, quasi sempre nei primi 10” dell’azione. La tripla di Hickman dà il +7 (57-50) a Pesaro, che trova discreti frutti in difesa con la zona match-up ordinata da Dalmonte. Cantù va piccolissima, con Basile per Micov, ovviamente ancora a corto di gambe, rimane attaccata con il tiro da tre (13/29 alla fine), ma di là si scatenano White e Jones, attaccando il ferro contro avversari giocoforza più piccoli, e Flamini, con la tripla sulla sirena, chiude la frazione sul 70-65.

Il quarto di coda vede sul campo gli stessi temi tattici. Pesaro alza il ritmo e continua a vedere una vasca da bagno al posto del canestro. Un break di 5 punti, firmato Daniel Hackett, dà ai locali il primo vantaggio in doppia cifra dell’incontro, 78-67 dopo 2’.

E’ Brunner, con tre canestri consecutivi nel pitturato, a riportare sotto Cantù, che però spreca due volte dal –5 e palla in mano. Pesaro non perde la calma, e dopo il gioco da tre di Cinciarini per l’ultimo sussulto canturino sull’80-76, chiude i conti grazie a un numero di Hickman (and one anche per lui) e all’ennesimo contropiede chiuso da White. E’ +9 con 3’ da giocare, ma Cantù non ha più la forza per rialzarsi.

Finisce 91-78, con Pesaro che tira il 61.8% (21/34) da due ed il 62.5% (10/16) da tre, dominando a rimbalzo e diluendo le 19 palle perse (a fronte di 14, ben capitalizzati, recuperi), all’interno del ritmo, a tratti, furioso, del proprio attacco. La serie va alla quarta partita, Cantù non fa drammi per una sconfitta in parte preventivabile, ma guarda con preoccupazione alla caviglia di Leunen in vista di giovedì, quando ci sarà bisogno di parlare un altro “linguaggio”, soprattutto in difesa.

 

Stefano Mocerino

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