Della Valle e l’arrivo a Milano: “Era il momento di mettermi alla prova. Nazionale? Vogliamo il Mondiale”

Amedeo Della Valle, Reggio Emilia

È il momento della verità per Amedeo Della Valle. Dopo l’addio a Reggio Emilia si apre una nuova parentesi all’Olimpia Milano. Un nuovo capitolo di una carriera che lo vede già, a 25 anni, uno dei pilastri del nuovo ciclo della Nazionale targata Meo Sacchetti. L’azzurro racconta questo particolare momento della sua carriera in una lunga intervista rilasciata al quotidiano Tuttosport.

Della Valle, parentesi azzurra sfortunata, come va?
«Bene ora, ma il et Sacchetti non poteva rischiale alla vigilia. Mi brucia non aver potuto riscattarmi dopo la brutta prova con la Croazia, però venivo da due mesi senza partite. E i miei compagni o erano nelle mie condizioni, oppure era esausti per i playoff».

Campanello d’allarme per l’Italia?
«Dobbiamo fare tesoro di queste partite, anche delle sconfitte, per crescere»

La sua stagione della consacrazione: miglior realizzatore azzurro, terzo assoluto delle qualificazioni in Europa, secondo in Eurocup.
«Sono contento, ho sfruttato spazio e occasioni, sono maturato anche nelle scelte. Ma è stata una stagione davvero dispendiosa a livello di energie. Ho giocato quasi 50 partite sempre con alto minutaggio. È giusto prendersi una pausa e prepararsi a una lunga stagione curando il corpo».

Ora è a Milano, riferimento d’Italia e in Eurolega.
«L’ho vissuto con molta carica, è stata una scelta facile dopo i colloqui con Livio Proli e Simone Pianigiani. Penso mi avessero sempre seguito, ma giustamente volevano sincerarsi che potessi reggere il livello di Eurocup, almeno. Per me ha fatto la differenza pure il fatto che avessi già giocato per Pianigiani, all’Europeo 2015 e che ci siano altri giovani progrediti in stagione all’Armarli. Penso ai lunghi Tarczewsld e Gudaitis. Anche Nedovic e Brooks sono in crescita, insomma, vedo margini e un progetto chiaro».

Ha considerato che molti italiani hanno giocato poco e hanno dovuto cercare altrove fortuna?
«Ho pensato a tutto. Credo che a Milano non sia facile reggere la pressione, giochi sotto altra attenzione. Ma ho già maturato esperienze e credo sia il momento giusto, la mia occasione. Ho 25 anni, quanto avrei dovuto aspettale per mettermi alla prova?».

Dovrà adeguarsi a un nuovo ruolo, non facile.
«È ovvio che sia diverso giocare 30′ e con grandi responsabilità, oppure entrare dalla panchina e provare a cambiare scenari nelle partite. Dovrò fare aggiustamenti. Ma sono prave da cui sono già passato, ad esempio a Ohio State e pure al mio arrivo a Reggio Emilia»

Sarà una stagione lunghissima. E la successiva ancora di più con il passaggio a 18 squadre in Eurolega e in A.
«Perciò è importante l’estate e già comincio a prepararmi a Milano».

Il 14 settembre riparte la qualificazione mondiale.
«È l’obiettivo di tutti noi. Possiamo non fare corsa sulla Lituania a punteggio pieno, ma allungale sulle inseguitaci, in particolare Polonia e Ungheria che dobbiamo affrontare. Ringrazio Meo per la fiducia che ha dato a me, che concede a tutti comunque. Ha portato freschezza»

Quali adattamenti sono necessari in Europa?
«L’Eurocup non è l’Eurolega, ma è dura, una competizione bellissima con un format interessante. Devi affrontare difese che fanno cambio sistematico sul pick and roll. E io incontro fisicità che non potrò mai pareggiare, mica sposto io. Ma ho imparato a sfruttare meglio le mie qualità che sono velocità, agilità, imprevedibilità».

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