Crisi societaria JuveCaserta: Gervasio risponde ai tifosi

Botta e risposta  tra un gruppo di tifosi della JuveCaserta ed il numero uno della società di Pezza delle Noci Francesco Gervasio. Con una lettera aperta inviata ad alcune testate giornalistiche, che di seguito riportiamo, visto le difficoltà economiche più volte ventilate nell’ultimo periodo dalla stesso presidente, un gruppo di tifosi richiede che l’attuale dirigenza rassegni le dimissioni e consegni nelle mani del Sindaco di Caserta la società.

Contenuto della lettera dei tifosi:

Giù le mani dalla JuveCaserta. In questo mondo trainato dal denaro, alcuni pensano di poter acquistare con esso qualsiasi cosa. Oggetti, immobili, società e valori. Ma questi ultimi, i valori, sono solo di chi li ha, di chi li sente, di chi li esprime. Non ci si può illudere di possedere qualcosa ed avere anche l’impertinenza di credere di poter possedere anche ciò che essa simboleggia perché i beni comuni, al di là della mera proprietà di fatto, sono di tutti. La JuveCaserta è il nostro valore, il bene comune della città di Caserta, al pari della Reggia vanvitelliana. I colori bianconeri rappresentano l’immagine di una città che non si arrende alle problematiche sociali e che reagisce attraverso lo sport cittadino. La Juve ha fatto innamorare almeno quattro diverse generazioni. E’ una famiglia cui tutti i casertani sentono di appartenere. E’ una maglia che rappresenta in Italia ed in Europa le eccellenze del nostro territorio. Non ci si può arrogare il diritto di avere nelle proprie mani il destino di un bene comune di questa rilevanza. Venuti a conoscenza delle gravi difficoltà economiche in cui versa la società casertana, è nostro dovere chiedere al Presidente ed ai soci di consegnare la Società nelle mani del Sindaco, figura imparziale, che avrà il compito di cercare il miglior acquirente possibile per il bene della JuveCaserta e della cittadinanza. L’impressione è che per questioni personali si stia facendo del male ad un bene comune, un bene troppo importante per cessare di vivere e che deve restare indissolubilmente legato alla città di Caserta.

La risposta del presidente Gervasio è stata secca con un’intervista su  Goldweb tv. Gervasio ha ribadito l’ottimo lavoro della società svolto  nell’ultima stagione, e che consegnare il titolo nelle mani del Sindaco non porterebbe alcun giovamento alla JuveCaserta.

Contenuto dell’intervista di Gervasio:

““Mi spiegassero cosa significa cedere la società al Sindaco”. E’ la risposta secca e chiara del patron della JuveCaserta Francesco Gervasio alla lettera inviata anche a noi da un gruppo di tifosi che abbiamo pubblicato. In effetti cedere la società al Sindaco cosa comporterebbe? Che il primo cittadino di un comune in dissesto (non lo dimentichiamo) poi dovrebbe amministrare il club? Che l’attuale dirigenza, una volta ceduta la società, sarebbe esente da qualsiasi responsabilità? Anche economica? Perchè se si cede una società in teoria poi dovrebbe essere così. Eh, si è ceduta la società. E poi francamente riteniamo che il lavoro svolto in questa stagione dalla società sia stato molto brillante. La crisi forse parte da più lontano. Ad esempio da quando la cartellonistica è calata al primo anno di Lega A rispetto alle stagioni con Marcelletti in panchina in Legadue.Ma è solo un esempio, ce ne sono tanti altri. Perchè negli anni, forse, non si è lavorato con la giusta efficacia per organizzare tante iniziative, poste in essere invece quest’anno che hanno fruttato un po’ di soldi e di visibilità. Iniziative che negli anni scorsi avevamo tanto richiesto (tra i mugugni di alcuni, perchè all’epoca guai a fare anche critiche costruttive) che non sono arrivate se non nel 2011-12, quando il ‘malato Juve’ dalla corsia era già passato in rianimazione. I tifosi giustamente sono preoccupati e hanno tutto il diritto di criticare intendiamoci, però anche loro sanno che queste persone, che oggi occupano le poltrone più importanti del club, stanno facendo il possibile e l’impossibile per dare ossigeno ad un ‘malato Juve’ che hanno iniziato a curare quando, forse, era troppo tardi.