Caso Julyan Stone: il giocatore tuona contro la Reyer su instagram, la società gli risponde con un comunicato

julyan stone reyer venezia 2017-03-05

Continua il caso Julyan Stone. Il giocatore attraverso Instagram ha attaccato la società Reyer Venezia.

“Prima e prima di tutto mio padre non è “solamente” ammalato, lui non ha freddo, lui non starnutisce, lui non tossisce. Mio padre è in CCU per un polmone collassato, un cuore fallito che sta pompando al 10%. I suoi reni non funzionano. Tutti e tre i medici ci hanno detto che avrà bisogno di trapianti. Non riesce a respirare da solo, e ha avuto tracheotomia, ed è in dialisi. Mio padre sta combattendo per vivere e come suo figlio io ritengo che non sia solo la sua lotta, ma anche la mia. La mia famiglia e io stiamo pregando per mio padre e per l’opportunità di aiutarlo. Durante questo periodo si è presentata un’occasione che mi aiuterà a fornire a mio padre la sua assistenza sanitaria. Come essere abbastanza vicino da stare con lui. Questa opportunità da solo permetterà a mio padre di avere la giusta assicurazione che gli darà la migliore opportunità di continuare a combattere per la sua vita.
Dopo aver immediatamente contattato Venezia riguardo la situazione che io e la mia famiglia ora ci troviamo, loro hanno cominciato a non solo ignorare le mie chiamate, le email e gli appunti. Avevano anche ignorato quelle del mio agente, di mia madre e dell’ospedale. Quello che mi dà fastidio è la mancanza di rispetto e di dignità che hanno mostrato verso la mia famiglia e io. Hanno minimizzato la gravità della salute di mio padre e hanno fatto di più verso il basket. Ho inviato numerose proposte alla squadra per fornire una risoluzione che possa beneficiare tutti. L’amore per la città e i fan lo rende difficile. L’ultima cosa che voglio sono i tifosi che non abbino una squadra vincente. Ho aiutato a costruire una cultura vincente e ha dato all’organizzazione tutto quello che avevo. Ho fatto in modo di giocare per la gente della città e giocare con tanto passione e fuoco che i tifosi hanno mostrato. E’ diventato oltre la pallacanestro per me a Venezia che è diventata di famiglia per le strette relazioni che ho costruito lì. I tifosi e le persone mi hanno abbracciato come un secondo figlio e mi sono permesso di crescere quando la città e l’organizzazione crescevano. Sono stato felice di aver sentito di trovare una famiglia estesa all’interno delle persone e dell’organizzazione. Ma ho trovato che la lealtà dell’organizzazione non era ciò che sembrava essere. È veramente sconvolgente per me che hanno utilizzato i mezzi di comunicazione per salvare la faccia e convincere la gente a credere alla falsa verità.”

Non si è fatta attendere la risposta della società oro-granata che ha così pubblicato quanto segue:

A proposito della questione in corso con il tesserato Julyan Stone e in risposta alle sue affermazioni presenti sull’account personale Instagram (in calce al comunicato) è doverosa una premessa: da quando il papà di Julyan è stato colpito da un brutto e improvviso male, la società è sempre stata vicina e partecipe al dolore e alla situazione del giocatore. Da sempre l’Umana Reyer è sensibile ed attenta agli aspetti umani che riguardano non solo gli atleti ma tutti coloro che collaborano con la società.
All’atto della firma del contratto con cui l’atleta Julyan Stone si è legato alla società SSP Reyer Venezia Mestre srl entrambe le parti erano già consapevoli della brutta situazione sanitaria in cui versava il papà di Julyan.
L’Umana Reyer afferma con fermezza di aver comunicato da subito a Julyan Stone la volontà di dare a lui e alla famiglia assistenza economica, sanitaria ed assicurativa e soprattutto la disponibilità per poter non far mancare la sua presenza al fianco del papà in un momento così difficile.
Altrettanto fermamente la società dichiara di aver comunicato continuativamente con l’atleta Julyan Stone e i suoi agenti rappresentanti per trovare la migliore soluzione possibile.
La società non vuole altresì pensare che il non voler più essere legato all’Umana Reyer da parte di Julyan Stone sia condizionato dalla proposta che l’atleta ha ricevuto da una franchigia NBA (che a noi informalmente risulta avere sede all’incirca a 650 km dalla clinica dove è ricoverato il padre) poiché la disputa di un campionato di 82 partite logorante ed impegnativo, per le lunghe trasferte, non potrebbe in ogni caso garantire la vicinanza concreta e costante al padre.
Inoltre, la società Umana Reyer non ha mai utilizzato alcun organo di informazione, diretto ed indiretto, per rendere pubblica tale vicenda, come invece sostenuto da Julyan Stone.
Infine, l’Umana Reyer esprime il suo dispiacere per come si è evoluta questa vicenda, che coinvolge un atleta, e la sua famiglia, con cui da sempre c’è stato un rapporto di reciproca stima, rispetto e fiducia.