Cantù e il futuro, Arrigoni: «Priorità al Campionato»

Sfumati gli ultimi echi della passata stagione, Bruno Arrigoni fa il punto della situazione in casa canturina, impegnata nel definire le proprie strategie per il prossimo anno. Il ds biancoblu, nell’intervista rilasciata al quotidiano La Provincia di Como, parte dall’analisi degli errori commessi nella costruzione del roster dello scorso anno:

«Per comprendere le nostre azioni future è indispensabile ricorrere a quelle passate. Mi spiego. L’ansia di costruire una squadra attrezzata per l’Eurolega ha condizionato negativamente la stagione scorsa.  Le idee potevano anche essere originali, ma alla prova dei fatti si sono rivelate controproducenti. Non nascondo che gli infortuni, a ripetizione, hanno rimescolato le carte, ma la verità è che siamo partiti con il piede sbagliato.  E poi, in nome dell’Eurolega, abbiamo bruciato prima Lighty e poi Ortner.»

Nonostante le buone cose mostrate nella massima manifestazione continentale, Arrigoni chiarisce le priorità per la stagione 2012/13: « Per il prossimo anno la priorità sarà data al campionato. Ci dobbiamo attrezzare per far bene in proiezione Italia Punto. Non per far bene l’Eurolega. Che onoreremmo comunque dovessero darci la wild card, ma che non dovrà più rappresentare il primo dei nostri pensieri. Ci dobbiamo attrezzare per far bene in proiezione Italia. Punto primo: il budget per il mercato prevede una riduzione del 20% rispetto all’anno scorso. Il punto secondo è legato al primo: con la riduzione del 20%, il nostro budget copre giusto i dieci contratti attualmente in essere. Che sono quelli di Tabu, Cinciarini, Mazzarino, Basile, Markoishvili, Micov, Diviach, Maspero, Leunen e Scekic. Ciò detto, dobbiamo assolutamente ingaggiare almeno un altro paio di giocatori per arrivare probabilmente a tre o quattro».

Mercato aperto soprattutto in uscita dunque, dove si attende la decisione di Micov, conosciuta la quale si potrà dare il via al valzer degli esterni, dove nessuno appare sicuro della riconferma: «Noi potremmo eventualmente esercitare clausole d’uscita nei confronti di Diviach e Tabu pagando un buyout, mentre la situazione opposta riguarda Markoishvili, Micov e Basile. Inoltre, Mazzarino ha la promessa che se dovesse trovare condizioni economiche migliori, la società si impegna a non trattenerlo qualora non dovesse pareggiare quell’offerta. Dipende molto da ciò che intenderà fare Micov, che ha già espresso la possibilità di cambiare aria. Perché, soprattutto sul perimetro, che lui ci sia o non ci sia cambia parecchio».

La confusione e le successive modifiche delle norme sul tesseramento non aiutano le strategie di lungo periodo della società: «Le regole di quest’anno prevedevano la presenza di sei giocatori stranieri accanto a sei italiani a referto – spiega Arrigoni – con la prospettiva che si sarebbe poi passati rispettivamente a cinque e a sette. E noi ci eravamo mossi anche in anticipo legandoci con contratti pluriennali a diversi atleti italiani. Successivamente, invece, la convenzione ha previsto dalla prossima stagione la formula dei sette stranieri con i cinque italiani e questo ha fatto saltare il banco, sparigliando tutto quanto».

A questo proposito, il Gm chiarisce che il prossimo play sarà certamente targato Usa, mentre il centro titolare, comunque straniero, sarà individuato in base al gioco dei passaporti. Cantù pensa, inoltre, di riservare l’11° e 12° spot del roster a Maspero e Abbass, prodotti del vivaio, per capire se saranno in grado di competere realmente a partire dal 2013/14. In chiusura il Barba brianzolo chiarisce i risvolti dell’affare-Shermadini: «Giorgi, quantomeno per la prossima annata, ci avevo garantito che non cercava la soluzione migliore sotto l’aspetto economico, bensì era disponibile a restare a Cantù sia perché l’offerta che gli avevamo rivolto era stata gradita sia perché intendeva ancora lavorare e crescere con coach Trinchieri. Insomma, ci aveva detto sì. Forte della nostra offerta, il suo agente georgiano è andato a offrirlo qua e là trovando terreno fertile al Maccabi. Eticamente è un comportamento discutibile, ma in fondo accettabile perché fanno ormai un po’ tutti così. Ciò che ci ha indispettito è stata piuttosto la circostanza che lo stesso agente ci ha sempre negato di avere spuntato più soldi altrove. Perché, avendolo saputo, avremmo anche potuto provare a pareggiare. Ha negato sino all’evidenza».

E sui nomi accostati recentemente a Cantù (Polonara, Datome, il francese Causeur, ndr), lo stratega canturino non si sbilancia, ma chiosa con una battuta: «In effetti, a me le minestre riscaldate sono sempre piaciute poco. Prediligo, infatti, dare delle belle riverniciate andando alla ricerca di cose nuove. Dovesse accadere, tranquilli: sono pronto».

 

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