Valerio Bianchini: “La scomparsa della Virtus Roma sarebbe la morte di tutto il basket italiano”

Il campo sta dando risultati confortanti: la vittoria contro la Benetton, seppur arrivata dopo discutibili decisioni arbitrali, ha ridato fiducio all’ambiente giallorosso circa le possibilità di agguantare l’ottava piazza, l’ultima in grado di assicurare la post-season. Come però è noto i problemi maggiori per la Virtus attengono a ciò che sta avvenendo fuori dal terreno di gioco.

Lo scorso inverno Toti ha annunciato l’addio a fine stagione e finora nessuno sembra essersi interessato all’acquisto della società. Diverse opzioni si prospettano per i tifosi capitolini: la vendita in extremis del pacchetto di maggioranza ad un nuovo proprietario, la cessione del titolo sportivo ad un altro imprenditore che sposterebbe il club in un’altra città oppure, ipotesi estrema, nessuno va in soccorso di Toti e la Virtus chiude i battenti. E’ evidente che le ultime due ipotesi sono quelle che i tifosi vorrebbero evitare in tutti i modi in quanto significherebbero la scomparsa del basket, quantomeno quello di alto livello, a Roma.

Proprio su questa situazione, dalle colonne del “Corriere dello Sport”, è intervenuto Valerio Bianchini, l’allenatore che negli anni ’80 condusse l’allora Banco Roma alla conquista di uno Scudetto (1983), una Coppa Campioni (1984) e una Coppa Intercontinentale (1985). Insomma, il “Vate” è stato colui che più di tutti ha scritto pagine importanti nella storia della Virtus.

Ecco quanto raccolto da Basketitaly.it:

“I successi del Bancoroma negli anni 80 avevano alzato l’asticella delle aspettative: tutti quelli che sono arrivati dopo hanno dovuto fare i conti con quelle vittorie. C’è stato il grande tentativo del Messaggero con una risposta straordinaria del pubblico, poi è arrivato il periodo di Corbelli, che nonostante le poche risorse è stato bravo a mantenere l’interesse ingaggiando personaggi come Sconochini e il povero Ancilotto, capaci di scaldare il cuore dei tifosi romani. La globalizzazione infine ha messo in crisi la possibilità di identificarsi con i giocatori, come era accaduto con il Banco e con i romani Polesello, Gilardi, Sbarra, Castellano.”

Il coach poi analizza il motivo della presunta disaffezione del pubblico romano verso la squadra: “La gestione di Toti è stata di tipo aziendale: la società non ha avuto rapporti con l’esterno, con gli altri club romani, si è chiusa nel suo progetto che si è consumato anno dopo anno. C’è stata una chiusura anche nei confronti dei media, comunicando poco: Toti si è lamentato troppo degli arbitri senza avere un filo conduttore. Il pubblico aveva ancora bisogno di qualcuno in cui identificarsi. E’ arrivato Bodiroga, ma i suoi successi li aveva ottenuti prima di sbarcare nella Capitale. Insomma, alle scelte si è data un’impronta aziendale non riconoscendo la specificità dello sport e la necessità di affidarsi a gente cresciuta nel basket in grado di leggere certe situazioni e di dare una filosofia ad una squadra che cambiava continuamente allenatore. E un allenatore non può rimanere solo: ha bisogno del supporto del club. Inoltre c’è stato un “usa e getta” spaventoso” di grandi nomi, come Anthony Parker e Carlton Myers. La Virtus rappresenta la storia della città, la stratificazione di generazione di tifosi. Non si può dire “faccio tutto io e in maniera diversa”.”

Bianchini inoltre auspica un lieto fine per le vicende societarie: “La Virtus deve essere salvata dai romani, da quelli che l’hanno sempre vissuta ed amata. Io credo che questa squadra sia un “bocconcino prelibato”. Perchè Roma ha una potenzialità di comunicazione spaventosa. Dopo il calcio c’è il basket. Al quartiere dell’Eur c’è una popolazione di amanti della pallacanestro che va risvegliata“.

Infine il “Vate” spiega cosa significherebbe la scomparsa della Virtus e, di conseguenza, del basket di alto livello a Roma: “Sarebbe drammatico per tutto il movimento, che ha già visto sparire grandi città come Torino e Napoli: in A rimarrebbero le provinciali e l’Armani Milano. Se il basket dovesse perdere Roma, sarebbe la morte del basket italiano.

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