NBA – A pochi giorni dal Draft l’analisi delle nuove promesse secondo BasketItaly.it

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Mandata in archivio la notte del Barclays Center di Brooklyn, è già tempo delle prime considerazioni sull’edizione 2017 del Draft NBA.

Ad aggiungere ulteriore pepe al galà delle matricole è stata l’ufficializzazione, a pochi minuti dalla prima chiamata effettuata dal commissioner Adam Silver, dello scambio che ha portato Jimmy Butler a Minneapolis, sancendo così ufficialmente l’inizio della rifondazione di Chicago: ai Bulls, in cambio della loro stella, che si ricongiunge così al mentore Thibodeau, vanno Zach LaVine, Kriss Dunn e la scelta numero 7 del tabellone.

Passa così quasi in secondo piano l’annunciata prima chiamata di Markelle Fultz, che, ad un anno di distanza da Ben Simmons, va ad aggiungersi agli emergenti Philadelphia 76ers, i quali avevano ottenuto i diritti sulla numero 1 dai Celtics in cambio della numero 3 e di una prima scelta protetta nel 2018 o 2019. Bryan Colangelo mette così a disposizione di coach Brett Brown e del “process” guidato da Joel Embiid, il miglior talento del Draft 2017, un giocatore fisicamente pronto in grado di segnare con la palla in mano, oppure giocando lontano da essa, quando i compiti di regia saranno affidati al rientrante Simmons.

Alla chiamata numero 2, invece, i Lakers non resistono al fascino di Lonzo Ball, nativo della città degli angeli e prodotto di UCLA. Magic Johnson affida così le chiavi della squadra e le speranze dei tifosi giallo-viola ad un ragazzo di cui ultimamente si è parlato più per le eccentriche uscite del padre-procuratore, che per l’indubbio talento: Ball è infatti un eccellente atleta e grande passatore, specialmente in situazioni di transizione, tanto da ricordare a molti esperti Jason Kidd. A Los Angeles sperano che possa ripetere quanto già fatto al college, dove in un solo anno ha riportato la storica alma mater al torneo NCAA, dopo anni di deludenti prestazioni.

Se le prime due chiamate non hanno riservato grosse sorprese, destava invece grande curiosità la scelta dei Celtics alla terza posizione. Boston ha selezionato Jayson Tatum, ala da Duke, preferendolo al forse più quotato Josh Jackson, per motivi tecnici e non solo: l’ala da Kansas aveva infatti rifiutato di sostenere il work-out con i bianco-verdi, spingendo Danny Ainge ad ignorare il suo nome in sede di Draft room.

Tatum è giocatore completo, elegante realizzatore, ottimo giocatore di 1 contro ed allo stesso tempo difensore dai grandi istinti: Brad Stevens sembra già impazzire per lui, anche se resta da battere la concorrenza di un settore esterni piuttosto fornito.

Ignorato dai Celtics, Jackson è così scalato alla numero 4 e va a completare il settore esterni dei Phoenix Suns, al fianco di Bledsoe e Devin Booker. L’ex Kansas porta in dote in Arizona la sua ecletticità ed il suo atletismo, in aggiunta a braccia lunghe e buone doti difensive; per contro, si dovrà lavorare molto sul tiro da fuori e, in generale, in attacco , dove Jackson appare ancora un diamante grezzo.

Con la scelta numero 5 i Kings hanno iniziato il loro shopping al primo giro, che li ha visti selezionare ben tre promesse. La prima risponde al nome di DeAroon Fox, velocissimo playmaker da Kentucky, tra i migliori a creare con il pallone in mano: Fox, oltre ad essere uno spettacolare difensore sulla palla, ha tutte le caratteristiche del generale in campo e avrà senza dubbio le chiavi del giovane e talentuoso attacco di Sacarmento.

Una trade con Portland ha poi garantito ai Kings le scelte 15 e 20, in cambio della numero 10: in California approdano così anche le ali Justin Jackson ed Harry Giles. Il primo è stato assoluto protagonista in maglia North Carolina ed è tra i candidati più papabili al “titolo” di steal del draft per il suo gioco completo e versatile, mentre il secondo è una vera e propria scommessa, dopo un anno di sostanziale inattività a Duke, che gli ha fatto perdere posizioni nei mock draft, nei quali era consideratissimo prima dei gravi problemi al ginocchio.

Parziale sorpresa al sesto turno, grazie al quale Orlando si è aggiudicata Jonathan Isaac, esuberante ala da Florida State: Isaac si fa apprezzare per braccia spropositate ed un atletismo di prim’ordine, che ne fanno potenzialmente uno dei migliori difensori e rimbalzisti del draft. Molti più interrogativi desta invece la fase offensiva, tutta da modellare, a dispetto della mano morbida.

Con la settima chiamata arriva a Chicago, come detto via Minnesota, il giovane e lunghissimo finlandese Lauri Markaanen, ala grande con stupefacenti mezzi fisici, capace di mettere palla per terra e risultare mortifero dal pick and pop. Il range di tiro ed il potenziale arsenale offensivo fanno sperare i Bulls di avere per le mani il prossimo Kristaps Porzingis, ma solo il tempo stabilirà chi ha tratto il maggior vantaggio dalla trade con Minnesota.

Phil Jackson ed i Knicks, chiacchieratissimi in merito a possibili scambi che avrebbero coinvolto Porzingis, hanno come al solito stupito (ed in parte deluso) i numerosi fan presenti a Brooklyn, selezionando ancora una volta un giocatore europeo. La scelta è caduta su Frank Ntilikina, poliedrico playmaker francese ex Starsburgo: il giovane garantisce ampissimi margini di miglioramento, ottime letture con la palla in mano e buoni istinti difensivi, favoriti anche dalla taglia fisica notevole per una point guard, ma aggiunge un’ulteriore incognita ad una situazione “bollente” come quella dei Knickerbockers.

I Mavericks si sono invece assicurati, con la nona chiamata, Dennis Smth Jr., da molti paragonato a grandi point-guard del passato come Steve Francis o Baron Davis. Ciò che è sicuro è il potenziale offensivo del ragazzo, davvero tra i migliori dell’intero panorama dei rookies; quello che invece desta preoccupazione, oltre allo scarso feeling di Carlisle coi giovani, è il caratterino di Smith, unito alla tenuta delle sue ginocchia, già causa di problemi fisici in passato.

Alla decima scelta i Blazers hanno ottenuto, via Sacramento, Zach Collins, protagonista di una delle più belle storie dell’annata collegiale. Collins ha infatti guidato la cavalcata di Gonzaga, non facendo rimpiangere affatto la partenza di un idolo dei tifosi come Sabonis; si tratta di un lungo molto solido, seppure dal potenziale ancora inesplorato della cui versatilità ed energia Portland beneficerà fin da subito.

Troviamo a questo punto forse il grande deluso del primo giro del draft 2017: Malik Monk. La guardia da Kentucky, uno dei giocatori offensivamente più pronti tra le prossime matricole è infatti scalato alla posizione numero 11, accasandosi agli Hornets di Michael Jordan. Tiratore mortifero sia sulla ricezione che dal palleggio, Monk aggiunge versatilità e talento ad un back-court troppo pesante per le sole spalle di Kemba Walker.

Il susseguirsi delle chiamate ha poi visto andare un altro tiratore puro come Luke Kennard, guardia da Duke, ai Pistons, mentre gli Heat hanno puntellato il settore lunghi con il super atleta Edrice “Bam”Adebayo, prodotto di John Calipari a Kentucky. I Jazz hanno invece spedito un altro ex wildcat come Trey Lyles a Denver, insieme alla scelta numero 24 (Tyler Lydon, ala forte da Syracuse), in cambio di Donovan Mitchell, combo-guard svezzata da Rick Pitino a Louisville, in grado di fornire un buon apporto nelle due metà campo.

Le restanti scelte del primo giro sono state dominate dai big men, dai centri Justin Patton (Creighton, finito ai T’wolves nell’affare Butler) e Jarret Allen (prima scelta dei Nets), alle power forward T.J. Leaf (UCLA, chiamato da Indiana), John Collins (Wake Forrest, ad Atlanta), Caleb Swanigan (Purdue, a Portland)  e D.J. Wilson (Michigan), ennesima intrigante scommessa dei Bucks.

In chiusura, degne di nota la scelta di Toronto, che ha selezionato un atro grande deluso del draft come O.G Anunoby da Indiana, il quale potrebbe rivelarsi un asset per i candesi, in virtù delle doti difensive. Infine San Antonio e Lakers hanno puntellato il back-court con ex star del college basket come, rispettivamente, Derrick White (possibile sorpresa?) da Colorado e Josh Hart da Villanova.

Il secondo giro ha anch’esso riservato interessanti colpi di scena: i campioni in carica di Golden State hanno pescato il lungo (ma non troppo) Jordan Bell, super atleta da Oregon, che sembra perfetto per la small-ball di Kerr.

Infine, i Clippers hanno selezionato Jawun Evans, playmaker “vecchio stampo”, sulla falsa riga di Chris Paul, mentre i Pacers si sono aggiudicati Ike Anigbogu (forse il giocatore sceso di più rispetto alle previsioni dei mock), lungo da UCLA dal fisico e dall’esplosività notevoli.