Nba Finals 2012: il Nuovo che avanza…

E’ il nuovo corso Nba quello che si affaccia a queste Finals 2012. Miami e Oklahoma City incarnano, ciascuna a modo loro, la moderna interpretazione del gioco, che mette in primo piano forza fisica e atletismo, rappresentati in proporzioni differenti dai due giocatori-simbolo, Kevin Durant e Lebron James. Ad una prima occhiata, il roster dei Thunder appare meglio bilanciato, potendo contare, oltre al talento immaginifico di KD, Westbrook e Harden, su un reparto lunghi brutto, sporco e cattivo, guidato da Kendrick Perkins, con Ibaka e Collison pronti a fornire, all’occorrenza, punti, intensità e intelligenza cestistica.

Miami non sembra altrettanto solida sotto, con Haslem sempre generoso, ma strutturalmente undersized, e Joel Anthony, quasi sparito nella seconda parte della serie con i Celtics, come unica alternativa nello spot di centro puro. Il rientro di Chris Bosh, versatile sui due lati del campo, diventa un ingrediente potenzialmente decisivo per gli Heat, per imporre quintetti piccoli e veloci, con Lebron, esterno solo sulla carta, che difensivamente può cambiare su ogni pick’n’roll, come già visto nella finale Est contro Garnett, con relative scintille.

Sarà interessante osservare la gestione del ritmo partita, con due squadre che, nel turno precedente, hanno mostrato tutto il loro interesse ad alzare il numero dei possessi, contro avversari meno fisici e con molti più chilometri di carriera alle spalle. Se ne facciamo una questione di organizzazione di gioco, sono ancora i Thunder – che hanno per modello proprio gli Spurs recentemente battuti – a farsi preferire, posto che tengano sotto controllo l’irruenza di Westbrook e non si facciano coinvolgere nell’ok corral che non può che favorire gli avversari.

La capacità di attaccare l’area e scaricare, con i tiratori pronti negli angoli, paradossalmente può fare la differenza su entrambi i fronti: per i Thunder, con Derek Fisher – basta il nome – e Thabo Sefolosha e per gli Heat con Shane Battier – fresco protagonista della gara 7 contro Boston, proprio con questo tipo di tiri – e Mario Chalmers, pericoloso quando entra in striscia.

Ma per i media – non solo americani, ma di tutto il mondo – sarà Lebron contro Durant, la potenza a quattro ruote motrici del Re contro l’insostenibile leggerezza del basket, incarnata dal prodotto di Texas, in uno scontro dai risvolti psicologici decisamente sfavorevoli al nativo di Akron, Ohio. Sarà, infatti, il Prescelto ad essere messo di fronte – non per la prima volta nella sua carriera – al consueto bivio tra l’essere un vincente, nell’accezione americana del termine (leggi ‘anelli al dito’), e l’etichetta di eterno perdente, che, sinceramente, vorremmo vedergli scrollata di dosso, per apprezzarne le immense potenzialità una volta liberatosi da questo fardello mentale.

L’appuntamento con il primo episodio di questa intrigante serie – che nei pronostici di molti addetti ai lavori può arrivare a gara 7 – è per martedì sera (le 3 della notte ora italiana, diretta SkySport2) alla Chesapeake Energy Arena di Oklahoma City, uno dei campi più caldi nella storia recente della Lega. Anche noi di Basketitaly saremo pronti per la prima, imperdibile palla a due.

Stefano Mocerino

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