Nba, finale Western Conference: Harden dirige, Durant chiude, i Thunder cambiano l’inerzia della serie

Torna in equilibrio la serie di finale della Western Conference tra Spurs e Thunder, dopo il quarto, combattuto capitolo alla Chesapeake Energy Arena di Oklahoma City. I padroni di casa si impongono 109-103, in un match quasi sempre condotto, ma senza i margini astronomici di gara 3. Gli Spurs ambivano al colpo del KO, sono scesi  in campo con tutt’altre facce, rispetto a quelle scariche di gara 3, ma nulla hanno potuto contro un Kevin Durant dominante (MVP di questa Lega, checché ne dicano all’Olympic Tower) che ha mandato a referto 34 punti, con 6 rimbalzi e 8 assist, segnando 16 degli ultimi 23 punti di OKC,

quelli decisivi per impattare la serie. Ma il fattore che ha spaccato in due la partita è stato lo strapotere dei lunghi di casa, Perkins (15p, 7/9FG, 9r) e soprattutto un Serge Ibaka in versione 5 stelle extra-lusso, da 26 punti, con 11/11 (si, avete letto bene, non ha sbagliato un tiro!) dal campo e 9 rimbalzi. Thunder dominanti a rimbalzo (41-31 il dettaglio statistico) e nel pitturato, nonostante un Duncan da 21p e 8r ed un Kawhi Leonard da 17, con 3/4 dall’arco e 8 rimbalzi. La novità per Oklahoma è stata il ruolo dimesso di Westbrook (7p, 2/10 dal campo, 5a), molto più disciplinato nelle decisioni e, per questo, molto più efficace, nonostante le percentuali infelici. La costante, invece, è la centralità di James Harden (11p, 7r, 7a) vero fulcro del gioco dei Thunder, che ha decisamente vinto lo scontro di cervelli con Tony Parker (12p, ma 5/15 al tiro e solo, considerati i suoi standard, 4 assist), apparso lontano, mentalmente soprattutto, dal giocatore visto nelle due gare di San Antonio. Se ci mettete un Ginobili, discreto, ma senza gli acuti abituali nei momenti chiave, ecco spiegata la vittoria dei biancoblu locali.

In cronaca. Primo quarto con i fuochi d’artificio per Perkins, che segna due volte dalla media, prima di cominciare a farsi largo nel pitturato, mentre Durant inizia a mettersi al lavoro in 1vs1. L’attacco Spurs si accende, non è una novità, quando entra Ginobili, con il primo quarto che si chiude in parità, a quota 26.

Secondo quarto che vede scatenarsi Ibaka (frazione da 14 per lui): il congolese segna dalla media, affonda un paio di schiacciate, si guadagna tiri liberi, e grazie al contributo di Sefolosha e Collison, con il ‘maestro’ barbuto a dirigere il coro, OKC vola sul 53-43 all’intervallo lungo. Per gli Spurs Duncan, Jackson (13 alla fine con 2/3 da tre) e un Diaw principesco in attacco (ma sovrastato, e non poco, fisicamente in difesa) evitano il collasso.

San Antonio si aggrappa alla partita anche ad inizio ripresa, mentre Ibaka e Perkins continuano a fare il bello e il cattivo tempo per i Thunder. Il vantaggio interno cresce fino al 70-57 con meno di 5’ nella frazione, quando Ginobili e ancora Jackson dai 7.25 lanciano la rimonta texana, fino al -4, 75-71 di fine periodo.

San Antonio crede nella rimonta, ma avrebbe bisogno del miglior Parker, Leonard e Captain Jack provano a sotenere un Duncan provato ed un Ginobili generoso nel trovare i compagni, ma limitato nelle proprie scorribande dalla difesa  biancoblu. Nel frattempo, di là, Harden e ancora Ibaka, scaldano l’arena per lo show finale di KD#35, che scrive un quarto di coda da 16 punti, prima di lasciare al Barba l’onore di piantare l’ultimo chiodo nella bara neroargento con la tripla del 105-96 con un minuto scarso sul cronometro della partita.

Appuntamento a Lunedì, nella notte italiana per la decisiva gara 5 sul campo degli Spurs, che hanno perso la maniglia della serie, sovrastati atleticamente dalla forza fisica di Oklahoma. Vedremo se le alchimie tattiche di coach Popovich saranno sufficienti per restituire ai neroargento il controllo sulla finale dell’Ovest.

 

Stefano Mocerino

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